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Namibia


Storia


I primi abitanti della Namibia furono i Boshimani. Questo ceppo tribale (appartenente alla  radice antropologica mongoloide) era diviso in 2 gruppi tribali: i San ed i Khoi Khoi.
Insieme diedero vita ad un terzo gruppo misto chiamato Khoisan.
Le pitture rupestri trovate nel Damaraland ne testimoniano la loro presenza in epoche remote, oltre 20.000 anni fa.
Circa 2000/2200 anni fa numerosi gruppi del ceppo Bantù si stabilirono negli attuali confini della Namibia e del Botswana. La loro ascesa segno il momento del declino e della fuga per i Boshimani che dovettero trasferirsi nelle zone desertiche del Kalahari e nelle zone paludose ai confini con il Delta dell’Okavango, piegandosi al volere di altri popoli più organizzati e strutturati.
Nel 1300 i Nama ed i Damara arrivarono dal nord obbligando i San a spostarsi verso nuove terre e verso l’attuale Sudafrica e, soprattutto, verso il Kalahari.
Verso il 1400 una nuova tribù si stabilì in queste zone, gli Owambo, che conquistarono il nord della Namibia fino al delta dell’Okawango.
Nel 1500 arrivarono anche gli Herero attestandosi nella zone dell’Etosha e verso Windhoek diventando il popolo dominante.
I primi europei ad incrociare l’orizzonte namibiano fu un equipaggio portoghese, nel 1946, capitanato da Diego Cao e, poco tempo dopo, venne avvistato anche da il più famoso Bartolomeo Diaz.
In rapida successione arrivarono mercenari, mercanti e cacciatori che occuparono lo scenario namibiano per oltre 100 anni. La loro presenza, però, non fu così invasiva come quella dei missionari.
Fu però nella seconda metà del 1800 che molti sudafricani arrivarono in Namibia attestandosi a Walvis Bay, per testimoniare la loro presenza nei confronti di francesi ed inglesi.
Fra il 1850 ed il 1884 risale l’inizio della migrazione tedesca. In questo periodo il generale Adolf Luderitz dichiarò che il paese era protettorato tedesco, dandole il nome di Africa Tedesca del Sudovest.
L’era coloniale era nel pieno della sua espansione: l’Olanda aveva il Sudafrica, l’Inghilterra gestiva il Bechuanaland (attuale Botswana), il Portogallo l’Angola e la Germania dominava le terre namibiane.
Proprio in questo periodo iniziarono i primi scontri con le popolazioni locali. I tedeschi iniziarono la costruzione di fortificazioni che ancora oggi si possono vedere ed ammirare (Fort Namutoni Etosha, Alte Feste Windhoek, Sesfontein Kaokoland, ecc.).  
Nel 1907 le lotte intestine portarono ad una vera decimazione delle popolazioni locali e all’introduzione di leggi razziali. Questo fu il periodo in cui iniziò lo sfruttamento delle miniere di diamanti.  
Durante il primo conflitto mondiale il Sudafrica invase la Namibia, nel 1915, ma fu nel 1920 che la Repubblica del Sudafrica ottenne il mandato di amministrare la Namibia cambiandole nuovamente il nome: South West Africa. Nel 1948 il Sudafrica dichiarò che la Namibia era la quinta provincia dell’Unione Sudafricana e vennero inserite le leggi razziali con la creazione dei bantustans, ghetti regionali per le popolazioni locali che portavano il nome della popolazione stessa.
Due anni dopo, nel 1950, nacque il gruppo SWAPO (South West People’s Organisation – Organizzazione del popolo dell’Africa del Sud-Ovest) supportato dalla Russia e da Cuba. Fu in questo periodo che l’attenzione mediatica mondiale fece molta pressione sul Sudafrica per liberare la Namibia ed interrompere la repressione militare.
Ovviamente l’interesse sudafricano era rivolto alle numerose e ricchissime miniere di diamanti a cielo aperto che, a differenza delle miniere del Sudafrica, non necessitavano di trivelle a perforazione: i diamanti in Namibia si potevano trovare sulle coste ed era sufficiente un’idrovora per raccoglierli.
Nel 1966 il gruppo SWAPO creò il suo esercito in opposizione al Ministero della Difesa che era di fatto sudafricano, nello stesso periodo le Nazioni Unite si opposero alla politica dell’Apartheid del Sudafrica.
Nel 1989, la risoluzione dell’Onu n° 435 e l’arrivo dei berretti blu a Windhoek costrinsero i soldati cubani a spostarsi in Angola e quelli Sudafricani a lasciare la Namibia.
La Namibia era finalmente libera dal giogo sudafricano, nonostante la cittadina costiera di Walvis Bay rimase nelle mani del governo di Pretoria.
Il 9 febbraio del 1990 Sam Nujoma, il leader attivo del partito, venne eletto presidente ed il 21 marzo del 1990 la Namibia divenne uno stato libero e meraviglioso.
Solo nel 1994 Walvis Bay venne annessa al governo namibiano, era l’ultimo baluardo sudafricano in Namibia.
Oggi Sudafrica e Namibia collaborano attivamente praticamente su ogni questione economica. Le due monete hanno lo stesso valore ed i Rand sudafricani possono essere usati anche in Namibia. Nell’agosto del 2008 il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il suo omologo Hifikepunye Pohamba, in un incontro svoltosi per verificare la cooperazione tra i due paesi, hanno deciso di firmare un accordo su agricoltura, trasporti, ambiente e turismo. Tra i progetti approvati più importanti vi è anche l’accodo per la realizzazione di piccole centrali idroelettriche ecocompatibili sul fiume Orange.
L’esempio di Sudafrica e Namibia dovrebbe essere seguito da molti paesi che confinano e che hanno lottato per interessi e ideali comuni.