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Cieli & Terre di Namibia

Durata 10 giorni, 7 notti
QUOTE A PARTIRE DA: Su richiesta
  • Il Diamante
  • QFeel

Descrizione del tour

Uno dei viaggi più belli ed esclusivi della nostra programmazione in Namibia. Gli spostamenti in volo permettono di ammirare dall'alto dei panorami strepitosi. Il trattamento all-inclusive per ben 6 notti offre un pacchetto ricco di attività e safari per apprezzare ancor di più la bellezza di questo incredibile paese.

Luoghi visitati

Kulala Wilderness Reserve, Windhoek, Doro !Nawas Conservancy, Torra Conservancy, Ongava Game Reserve

Note informative

Note Operative
Per i voli interni in Namibia la franchigia bagaglio deve essere limitata a Kg 20 per persona con obbligo d’utilizzo di borse morbide (incluso bagaglio a mano) senza alcuna struttura rigida. La non osservanza di questa regola potrebbe causare il mancato trasporto del bagaglio a bordo degli aerei da turismo.

Le attività menzionate prevedono sempre una condivisione con altri ospiti della riserva. Su richiesta è possibile, previo pagamento e soggetto a disponibilità, fare richiesta per attività su base esclusiva/privata.

Paesi visitati



Itinerario Giornaliero

1

Italia / Windhoek

Partenza dalla città prescelta con voli di linea via scalo internazionale con pasti e pernottamento a bordo.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


2

Windhoek / Namib Desert

Arrivo a Windhoek, Capitale della Namibia, in mattinata. Disbrigo delle formalità d’ingresso. Incontro in aeroporto con il nostro personale incaricato e proseguimento in volo da turismo (tipo Cessna o similare) per il Deserto della Namibia. Il volo, diretto, richiede circa un’ora e sorvola parte dell’altopiano centrale. La pista è situata proprio all'interno dell'esclusiva Kulala Wilderness Reserve ai bordi delle alte dune del Namib. Trasferimento nel lodge della categoria prescelta. Tempo permettendo nel pomeriggio si effettua una prima attività, accompagnati da esperte guide locali, di lingua inglese, alla scoperta di questa immensa riserva (37.000 ettari) che soprattutto al tramonto si tinge di mille sfumature. Talvolta è possibile scorgere splendidi esemplari di orici, qui chiamati anche “gemsbok”, antilopi saltanti o “spingbok” ma anche sciacalli e tante altre specie naturali. Anche per questo il Namib è conosciuto con il nome del “deserto che vive”. Il trattamento per le prossime due notti è di allinclusive con pensione completa e bevande della casa incluse.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


3

Sossusvlei & Dead Vlei (100 km)

Sveglia prevista alle prime luci del giorno per una bellissima escursione alle famose dune di Sossusvlei. Gli ospiti Wilderness possono contare su un accesso privato al “Namib Naukluft Park”. Questo offre grandi vantaggi. Innanzi tutto si evitano lunghe code al mattino presto presso il cancello di Sesriem ma soprattutto si percorre un tratto di strada assolutamente interdetto ai tanti visitatori del parco per godere così di uno scenario incontaminato quando i primi raggi del sole disegnano sulle rosse dune una demarcazione netta tra luce e ombra. Il momento magico più ricercato dagli esperti fotografi. Si giunge così nell’area di Sossusvlei con tempo a disposizione per visitare il suggestivo “Dead Vlei”. Al termine rientro al lodge. Pranzo. Nel pomeriggio si prende parte ad un “nature drive” all’interno della riserva di Kulala. Pernottamento

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il nome Sossusvlei (o Sossus Vlei), in senso proprio, si riferisce a una pozza d'acqua effimera circondata da alte dune, situata nel deserto del Namib meridionale, in Namibia. Il nome viene usato normalmente in senso esteso per indicare tutta l'area circostante, che rappresenta la più celebre località del Namib-Naukluft National Park ed è la principale meta turistica della Namibia. L'area di Sossusvlei è la parte più accessibile di una vasta area sabbiosa del Namib meridionale con caratteristiche simili, che si estende fra i fiumi Koichab e Kuiseb su un'estensione complessiva di 32.000 km². Il paesaggio della zona di Sossusvlei è caratterizzato da dune di sabbia dai colori intensi, compresi fra il rosa e l'arancione. Tale colorazione è dovuta alla composizione ferrosa della sabbia e alla sua ossidazione; le dune più antiche sono quelle dal colore rosso più intenso. Diverse dune dell'area di Sossusvlei superano i 200 m di altezza rispetto al suolo circostante, e si classificano fra le più alte del mondo (la più alta è la "Big Daddy", circa 380 m). Le dune più grandi e più stabili sono parzialmente coperte da vegetazione arbustiva o erbosa. Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua effimeri, che in alcuni punti formano pozze d'acqua anch'esse effimere; tali pozze prendono il nome generale afrikaans di vlei ("pantano", "acquitrino"). Il fondo di queste pozze, asciutto per gran parte dell'anno (e talvolta per interi anni) assume a causa della composizione salina un caratteristico colore bianco. La fauna di quest'area del Namib comprende numerosi artropodi, rettili, mammiferi di piccola taglia (per esempio roditori) ma anche alcune antilopi (soprattutto orici e springbok), struzzi e, nei rari periodi di alluvione, numerose altre specie di uccelli. Come nel resto del Namib, la fauna è in gran parte endemica, e costituita da specie che hanno sviluppato particolari forme di adattamento al clima arido. In particolare, molti di essi sono in grado di ricavare il proprio fabbisogno di acqua dal vapore acqueo portato dalle nebbie oceaniche (un esempio fra tutti sono i tenebrionidi come l'Onymacris unguicularis, che mantengono il corpo inclinato in avanti in modo che la condensa che si forma sull'addome scivoli alla bocca). A Sossusvlei si accede attraverso Sesriem, un piccolo centro dove si trovano gli uffici che rilasciano i biglietti d'ingresso al Namib-Naukluft National Park. In effetti, quello di Sesriem è uno dei pochi cancelli del parco, che per la grande parte del territorio è direttamente accessibile (o addirittura attraversato) dalle strade statali. A Sesriem si trova un distributore e un piccolo emporio che vende generi di prima necessità. La strada che conduce a Sesriem è sterrata; passati i cancelli, invece, si procede su strada asfaltata per 60 km, fino alla zona di Sossusvlei. La Duna di Elim si trova a 5 km da Sesriem; vi si arriva da una deviazione che parte dalla strada principale che congiunge Sesriem a Sossusvlei. "Elim" era il nome di una fattoria che si trovava un tempo in questa zona, prima che il terreno venisse annesso al parco nazionale. La Duna 45 è stata chiamata così perché si trova al 45º km della strada che conduce da Sesriem a Sossusvlei. Informalmente, la 45 viene definita "la duna più fotografata del mondo"; si tratta infatti di una duna dalla forma particolarmente semplice ed elegante, e situata presso la strada principale per Sossusvlei, e quindi costituisce una tappa obbligata degli itinerari turistici nella zona. La duna è alta 80 m (rispetto all'altopiano circostante), e dato il profilo relativamente poco ripido può essere scalata. Big Daddy è la più alta duna dell'area di Sossusvlei e del mondo; è alta circa 390 m (l'altezza esatta, trattandosi di una duna di sabbia, è variabile). Viene chiamata anche Duna 7 perché è la settima che si incontra dopo aver attraversato il fiume Tsauchab (non va comunque confusa con la Duna 7 nei pressi di Walvis Bay, molto più a nord). La Big Daddy si trova all'estremità del percorso che conduce da Sossusvlei a Deadvlei; si trova di fronte a un'altra duna imponente, denominata Big Mama. Nell'area di Sossusvlei si trovano diverse altre dune di altezza superiore ai 300 m; la Duna 9, per esempio, è alta circa 350 m. Il luogo da cui l'intera area di Sossusvlei prende il nome si trova circa 60 km all'interno dopo i cancelli di Sesriem. 6 km prima di Sossusvlei la strada asfaltata termina nel "2x4 Parking"; è il limite oltre il quale le automobili a trazione a non integrale (2x4) non possono procedere, perché il fondo stradale lascia il posto alla sabbia. Sossusvlei dista dal parcheggio altri 6 km; negli orari di apertura del parco è attivo un servizio di navette. Sossusvlei è un pianoro di forma grosso modo ellittica, coperto da una crosta di sabbia salina indurita e screpolata. Il pianoro è il fondo di un lago quasi sempre asciutto, ed è stato modellato attraverso i millenni dalle acque del fiume Tsauchab. Lo Tsauchab, secco per la gran parte dell'anno, si riempie d'acqua solo in occasione di piogge particolarmente intense; in queste occasioni, può accadere che la piana di Sossusvlei venga alluvionata. (Il fenomeno non ha luogo tutti gli anni. Una delle ultime alluvioni di Sossusvlei avvenne nel 1997.) Il nome del luogo descrive questo fenomeno periodico: vlei è il termine afrikaans che indica il pantano, mentre sossus, in lingua nama, significa "senza ritorno" o "fiume cieco", con riferimento al fatto che qui le acque dello Tsauchab si perdono nel Namib. Intorno al vlei si innalzano in ogni direzione alte dune arancioni, che ospitano una vegetazione di cespugli, erba, e qualche albero (di Acacia erioloba e altre specie). Deadvlei (o Dead Vlei) è una depressione caratterizzata da un suolo di sabbia bianca, simile a Sossusvlei; si trova a circa 2 km di strada da Sossusvlei. Il percorso fra le due aree si può fare solo a piedi, camminando sulle dune. In passato Deadvlei era un'oasi di acacie; in seguito, il fiume che alimentava l'oasi mutò il proprio corso in seguito al movimento delle dune. A questa storia si deve l'elemento più caratteristico di Deadvlei (letteralmente, il "vlei morto"), ovvero un grande numero di alberi morti di acacia, che hanno assunto col tempo un colore molto scuro che contrasta col bianco del suolo e l'arancione delle dune. Sebbene meno frequentato di Sossusvlei in quanto meno facilmente raggiungibile, Deadvlei è un altro luogo molto fotografato. Hiddenvlei (o Hidden Vlei, letteralmente "vlei nascosto") è il terzo vlei più famoso dell'area. Si trova a 4 km dal 2x4 parking, ed è la meta meno frequentata dai turisti. Le "dune pietrificate" o "dune fossili" (Petrified Dunes) si trovano al di fuori del parco, circa 60 km prima dell'ingresso di Sesriem, sulla strada che congiunge Sesriem e la vicina località di Solitaire. Come dice il nome, si tratta di un sistema di dune molto antiche, la cui sabbia si è pietrificata nell'arco di milioni di anni. Rappresentano il punto di arrivo del ciclo evolutivo delle dune di Sossusvlei. Per facilitare l'accesso a questa parte del parco del Namib-Naukluft, la strada fra Sesriem e Sossusvlei è stata asfaltata nei primi anni 2000. L'area di Sossusvlei è ricca di strutture ricettive, in genere di alto livello; se ne trovano in diversi punti nei pressi fra Sesriem e Solitaire (la località più vicina), e recentemente è stata aperta anche la prima struttura all'interno dell'area protetta (ovvero oltre i cancelli di Sesriem). Escursioni a Sossusvlei sono organizzate da praticamente tutti gli operatori turistici della Namibia centro-meridionale, inclusi ovviamente quelli di Windhoek. Da Swakopmund e Walvis Bay è possibile fare voli panoramici su Sossusvlei con piccoli aerei da turismo, e da Sesriem partono escursioni in mongolfiera. A causa dell'eleganza e della varietà dei suoi paesaggi e dei suoi contrasti di colore, l'area di Sossusvlei è una delle icone della Namibia e uno dei luoghi più fotografati dell'Africa australe. È stato ripreso per innumerevoli spot pubblicitari e film, spesso come ambientazione per sequenze di tipo fantastico (un esempio in questo senso è il film di fantascienza The Cell del 2000).


4

Sossusvlei / Damaraland

Preparatevi con la vostra attrezzatura fotografica perchè il volo odierno riserverà grandi emozioni. La prima parte avverrà proprio sopra le dune di Sossusvlei per poi procedere verso l’Oceano Atlantico e in prossimità della costa il paesaggio diviene altrettanto intrigante quando si potranno ammirare le alte dune sabbiose gettarsi direttamente nel mare. Si atterra a Swakopmund dopo un’ora di volo circa per rifornimento e per poi proseguire in volo verso la regione del Damaraland. Il volo inizialmente sorvola in parallelo la costa atlantica per poi spostarsi all’interno regalando forse gli scenari più sorprendenti di questo viaggio. Sistemazione nel lodge della categoria prescelta. Nel pomeriggio effettuiamo un primo safari in 4x4 apprezzando immensi scenari. Pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Situato nell’entroterra, a poca distanza dall’aspra regione della Skeleton Coast, la concessione di Doro !Nawas sorge in una delle zone più aride e desolate dell’Africa. In quest’area brulla l’incessante attività umana è incentrata sullo sfruttamento delle rare risorse acquifere nella maniera meno dispendiosa possibile. La capacità di adattamento al clima desertico è la chiave della sorprendente varietà di fauna e flora che popola la zona. Il paesaggio è variegato, presenta piane alluvionali cosparse di sassi, canyon ed alvei secchi, curiose formazioni rocciose circondate da dune di sabbia. Le formazioni geologiche della Namibia sono fra le più antiche del mondo: la foresta pietrificata (Petrified Forest) ospita alcuni tronchi d’albero datati 280 milioni di anni; la montagna bruciata (Burnt Mountain) e le canne d’organo (Organ Pipes) ospitano invece una serie di colonne perpendicolari in dolerite (una qualità di basalto), antiche quanto i fusti d’albero di cui sopra. La principale fonte idrica della concessione di Doro Nawas è la celeberrima nebbia mattutina namibiana, generata dalla collisione fra le gelide acque dell’Oceano Atlantico e l’aria calda della Skeleton Coast. Questo procedimento si ripete quotidianamente, con l’umidità che viene trasportata verso l’entroterra per via aerea lungo le depressioni ed i canyon formati dagli antichi corsi d’acqua. Quando la rugiada si deposita, viene avidamente assorbita da piante, animali ed insetti per poi evaporare quando il sole sale alto in cielo. Ovviamente questo paesaggio stepposo non può ospitare grandi branchi di animali selvatici, tuttavia vanta una sorprendente varietà di specie che si sono adattate alla vita nel deserto. La concessione Doro Nawas ospita una nutrita popolazione di elefanti africani, fiore all’occhiello della fauna della zona. Altre esemplari in cui ci si può imbattere in questa zona sono orici gazzella, kudu, springbok, raficeri campestri e raramente rinoceronti neri del deserto. Fra i predatori presenti le iene brune, la volpe dalle orecchie di pipistrello e lo sciacallo dalla gualdrappa. L’avifauna è molto florida al Doro Nawas Camp. I rapaci comprendono il serpentario, l’aquila minore eurasiatica, il biancone pettonero, l’aquila marziale, l’avvoltoio orecchiuto e l’atore cantante orientale. Il benguelensis di Certhilauda è una specie endemica caratterizzata da un fischio lamentoso ed è comune sui versanti rocciosi. Fra gli altri endemici sono degni di nota l’otarda di Rüpell, il bucero di Monteiro e l’averla bok-makirì. Durante la stagione delle piogge si vedono grandi numeri di quelea becco rosso a Twyfelfontein “Dam” e si trovano sempre degli strambi esemplari di astore gabar in cerca di cibo. Il Doro Nawas Camp, campo presente all'interno della concessione, nasce dalla collaborazione fra Wilderness Safaris e la comunità locale, una "joint venture" considerata un fulgido esempio di moderna comunità basata sul turismo eco-sostenibile. Questa collaborazione sperimenta progetti che supportano gli obiettivi previsti per il 2030, stabiliti per assicurare lo sfruttamento efficace delle risorse umane e naturali del paese e con una posizione critica rispetto allo sviluppo economico selvaggio. L’enorme concessione di Doro Nawas si estende su 407.300 ettari e raccoglie nella sua comunità 450 membri. Oltre ad operare come padroni di casa nella concessione, i membri della comunità detengono circa il 40% del Doro Camp. Tutti i camp provengono dalla comunità e vengono gestiti da Wilderness Safaris. Il reddito va direttamente nelle casse della concessione e quindi dei membri della comunità stessa.


5

Damaraland

Giornata dedicata all’esplorazione di questa che è considerata una delle regioni più belle della Namibia. Siamo nel cuore di un deserto roccioso i cui paesaggi sono stati cesellati dalla chiara evidenza di erosioni glaciali che hanno interessato il nostro Pianeta. Esploreremo il territorio con veicoli 4x4 apprezzando anche gli aspetti culturali di questa terra grazie allo straordinario sito, Patrimonio dell’Unesco, di Twyfelfontein. È in questa regione del paese che è più facile scorgere, soprattutto in prossimità dei letti dei fiumi stagionali, i rari elefanti del deserto e rinoceronti. Incontri che sanno sempre suscitare grandi emozioni.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Una delle attività da non mancare durante una visita della regione del Damaraland, è un safari alla ricerca dei rari elefanti del deserto che si sono saputi adattare magistralmente ad un clima a dir poco ostile.


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Damaraland / Ongava Game Reserve (Etosha Area)

Al mattino avremo ancora del tempo a disposizione per un’ultima attività di safari prima di procedere in volo verso il rinomato Parco di Etosha. Atterriamo sulla pista privata dell’esclusiva Riserva di Ongava, ai bordi meridionali del parco. Sistemazione presso l’Ongava Lodge e nel pomeriggio primo safari in 4x4 (aperti) accompagnati da esperti ranger di lingua inglese. Ad Ongava non è raro vedere rinoceronti ma anche predatori importanti quali leoni. Il safari si effettua sin oltre il tramonto, cena e pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

La riserva è stata costituita nel 1991, quando gli azionisti di Ongava convertirono quattro allevamenti di bovini infruttuosi in una riserva privata di 30.000 ettari molto produttiva, oggi rifugio di grandi numeri di selvatici. Le specie più comuni sono state reintrodotte nella proprietà, inclusi antilopi saltanti, orici gazzella, gnu striati, zebre di Burchell, zebre di Hartmann, antilopi d’acqua, alcefali rossi, giraffe sudafricane, eland, dik dik, raficeri campestri, saltarupi nonché la più numerosa popolazione di impala dalla faccia nera (annoverato fra gli esemplari in via di estinzione da IUCN) al di fuori del Parco Nazionale di Etosha. La riserva Ongava presenta anche una nutrita popolazione di predatori quali leoni, leopardi, iene brune, sciacalli dalla gualdrappa, gatti selvatici africani, lupi di terra e caracal. Il progetto di ripopolazione che ha avuto il maggior successo nella riserva Ongava è quello che ha riguardato il rinoceronte bianco e quello nero, per cui Ongava detiene una fra le più importanti posizioni per la mansione di custode nella classifica del governo della Namibia. Questi ruoli vengono affidati a rifugi sicuri nella speranza di favorire la riproduzione dei rinoceronti, per riportare la loro popolazione a numeri consistenti e reintrodurli poi in aree dove precedentemente prosperavano. La riserva Ongava è uno dei pochi posti dell’Africa del sud dove si può avere la possibilità di incontrare entrambe queste sorprendenti creature.


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Parco Etosha

Giornata dedicata ai safari sia all’interno del Parco Etosha che nella Riserva di Ongava alla ricerca dei grandi mammiferi africani. In lingua Ovambo Etosha significa “il luogo dell’acqua asciutta”. Il Parco ha un’estensione di 22.270 Kmq, uno dei più importanti d’Africa al cui interno si trovano piccoli e grandi bacini d’acqua. I primi visitatori europei della zona furono gli inglesi Sir Francis Galton e Charles Andersson che lo attraversarono nel 1851, riportando racconti fantastici. Nel 1907 il Governatore dell’Africa del Sud Ovest, Von Lindequist, dichiarò la zona di Etosha area protetta dalla caccia, all’epoca la superficie della riserva sfiorava i 100.000 Kmq, più del quadruplo del parco dei nostri giorni. Oggi, con più di 100 anni, è uno dei parchi naturali africani più interessanti e visitati. Al suo interno si trova l’Etosha Pan, distesa desertica ricoperta da uno strato di potassio e argilla lasciato da un antico lago (alimentato dal fiume Kunene) risalente a 12 milioni di anni fa. Quando in seguito a movimenti tettonici, il fiume cambiò corso il lago si prosciugò lasciando un’immensa pianura totalmente desolata. Nel parco si contano più di 340 specie d’uccelli e circa 120 specie di mammiferi con oltre 400 leoni e 2400 elefanti, innumerevoli springbok (curiose antilopi saltanti chiamate così perchè specialmente quando sono spaventate, iniziano a saltare come molle), impala dalla faccia nera, giraffe, kudu, gnu, rinoceronti, giraffe e zebre. Pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

In lingua Ovambo significa “il luogo dell’acqua asciutta”, l'Etosha National Park ha un'estensione di 22.270 Kmq ed è uno dei parchi più grandi dell'Africa e di tutto il mondo. I primi visitatori europei della zona furono gli inglesi Sir Francis Galton e Charles Andersson che lo attraversarono nel 1851. Rilevarono annotazioni riportando racconti fantastici. Nel 1907 il Governatore dell'Africa del Sud Ovest, Von Lindequist, dichiarò la zona di Etosha riserva, in quanto giudicava con preoccupazione la diminuzione di animali selvaggi nella regione, decimati da una caccia incontrollata e spietata, all’epoca la superficie della riserva sfiorava i 100.000 Kmq, più del quadruplo del parco dei nostri giorni. Nel 1958 fu dichiarato parco nazionale col nome di Etosha National Park. Il Parco comprende al suo interno l'Etosha Pan (6200 kmq), distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago (alimentato dal fiume Kunene) risalente a circa 12 milioni di anni fa. Quando, in seguito a movimenti tettonici che hanno interessato tutta l'area geografica dell'Africa sud occidentale, il fiume ha cambiato corso, il lago si è prosciugato. Il fondo dell'Etosha Pan è ricoperto per la maggior parte dell'anno da una crosta calcarea salata (fluoriti e salgemma), ma durante la stagione delle piogge (da novembre ad aprile) il bacino si riempie di uno strato d'acqua molto basso ed esteso (circa 830 kmq) e si formano numerosi laghetti che richiamano stormi di fenicotteri e numerosi animali all'abbeverata. Nel Parco Etosha si contano più di 300 specie d'uccelli e circa 120 specie di mammiferi di varie dimensioni. Una recinzione di circa 800 km è stata eretta nel 1973 per dare al parco un'area ben definita e far sì che gli animali non scappassero e danneggiassero i vicini insediamenti. Non solo, il recinto risultò indispensabile per la buona riuscita della vasta operazione di ripopolamento di animali che ha portato all’introduzione, fra gli altri, di 250 impala, 74 antilopi Roane e 52 rinoceronti neri. Per consentire agli animali di superare i momenti di massima siccità, sono state attivate 58 pozze d'acqua artificiali che vengono messe in funzione durante la stagione secca, dove è possibile osservare animali in quantità straordinarie. Ora il parco contiene più di 400 leoni e 2.400 elefanti, ma si contano innumerevoli antilopi saltanti e zembre. Inoltre ci sono 50 specie di serpenti (velenosi e non) e 340 specie di uccelli di cui 35 rapaci. All’interno del parco ci sono 3 rest camp statali Okaukejo, Halali e Namutoni. Questo rest camp è realizzato all’interno ed intorno ad un fortino costruito dai Tedeschi nel 1901 e distrutto tre anni dopo, durante una cruenta battaglia fra i Tedeschi ed i guerrieri Ovambo. Il fortino è stato ricostruito e restaurato nel 1957, prima dell'apertura del parco: la sosta è molto suggestiva alle luci dell'alba o del tramonto, con le mura bianche che si tingono di rosa, al suono della tromba della sveglia o della ritirata. Recentemente è stato costruito il primo camp di lusso all’interno del parco “l’onkoshi” camp, situato nella zona adiacente al forte di Namutoni. Il parco nazionale di Etosha, oltre che per la sua flora e la sua fauna, è anche una “meraviglia geologica”. Il parco occupa una pianura, situata a circa 1200 m s.l.m. e morfologicamente appartenente al bacino dell’Ovambo, mentre la parte più bassa di questo piatto bacino è occupata dalla salina dell’Etosha. La parte occidentale del parco, invece, situata intorno alla zona di Otjivasandu è caratterizzata da un paesaggio collinoso e, geologicamente, risale al periodo del Precambriano. La formazione dell’attuale salina comincia con l’era glaciale di Gondwana. Dove ora c’è il deserto, una volta si trovavano enormi ghiacciai. A causa del loro peso e del loro movimento questi ghiacciai hanno profondamente segnato la regione, tanto da poterne riscontrare gli effetti ai giorni nostri. Quando il clima cambiò e i ghiacci cominciarono a sciogliersi e lasciarono il posto alle sabbie, che, solidificandosi, diventarono la distesa di arenaria di Etjo, presente in loco a soli 200m sotto il livello attuale della zona. Con la frammentazione di Gondwana ed il successivo innalzamento di parti della crosta, l’aspetto “a bacino” si accentuò. In contemporanea, l’accresciuto gradiente tra le terre più alte ed il bacino dell’Ovambo causò un’accentuazione del fenomeno dell’erosione, dovuta a rivi provenienti principalmente dalle montagne circostanti e dagli altopiani dell’Angola meridionale. I detriti fluviali provenienti da queste zone si depositarono principalmente sulle sommità del deserto sabbioso che copriva la zona all’epoca. Al centro del bacino, invece si formò un grande lago. Quest’enorme quantità d’acqua venne drenata da fiumi quali l’Hoanib e trasportata a occidente verso l’Atlantico. Soprattutto nell’alto corso del fiume troviamo profondi canyon, la cui origine risulta difficilmente spiegabile se non attraverso l’ipotesi presentata in precedenza, cioè quella dell’esistenza di massicce presenze fluviali. La diminuzione degli affluenti del lago e l’innalzamento climatico provocò, in seguito, la saturazione salina delle acque. I sali, dunque, iniziarono a formare una crosta salina sul fondo di questo lago, la “grande distesa bianca”. Al giorno d’oggi, tale distesa è molto più piccola di una volta, all’incirca 120 Km per 72 Km, ma quando piove abbondantemente il lago “torna a vivere” grazie agli animali selvaggi che qui vengono ad abbeverarsi. Anche al giorno d’oggi è possibile ammirare i processi geologici che interessano l’area. La deflazione, l’azione erosiva dovuta al vento, soffia fuori dal bacino le polveri ivi presenti e crea, tutt’intorno, dune a mezzaluna, a testimonianza dell’attualità di questo fenomeno. Presso il bordo meridionale della zona, invece troviamo numerose sorgenti acquifere di contatto. Avendo parlato dell’estrema siccità della zona, com’è possibile tutto questo? La spiegazione, ancora una volta, risiede nella natura del terreno. L’acqua presente nelle zone circostanti, come la zona montagnosa dell’Otavi e la catena montuosa dell’Outjo, scorre lentamente al di sotto della salina sino ai suoi bordi più meridionali. A questo punto, trasportata da queste falde acquifere, incontra una zona di maggiore impermeabilità, situata, appunto, ai bordi meridionali della distesa e ne viene “spinta fuori”, salendo in superficie e dando origine alla sorgente. Queste “particolari” sorgenti, tuttavia, non sono le uniche. All’incirca a 2 km a sud di Namutoni, infatti troviamo la fontana di Klein Namutoni. Nonostante la conseguenza sia pressoché la stessa che nel caso precedente, cioè l’affioramento di acque sotterranee, in questo caso il meccanismo è sensibilmente differente. Qui, infatti, dobbiamo immaginare che l’acqua sia compressa tra due strati impermeabili. In idrologia, questa situazione è definita falda acquifera artesiana confinata. In questi casi, l’acqua risulta sottoposta ad altissima pressione, per cui, appena questa trova un “punto debole”, viene spinta verso la superficie, e, nel nostro caso, dà vita alla pozza di Klein Namutoni, vivificata dalle specie che qui si recano a bere. Altra affascinate, probabilmente unica, sorgente acquifera della zona si trova presso Kalkheuvel. La zona è ricoperta di frammenti di crostoni calcarei che una volta coprivano vaste aree intorno alla salina di Etosha. Geologicamente, queste distese rocciose risalgono alla sequenza del Kalahari e prendono il nome di hammada, parola che deriva dall’arabo hāmid, che significa “morte, senza vita”. La zona, tuttavia è tutto tranne che senza vita, poiché qui è possibile ammirare un continuo via vai di animali che vengono ad abbeverarsi, offrendo uno spettacolo unico nel suo genere. Altro luogo d’interesse della zona, infine, è rappresentato dalla pozza di Moringa, presso il rest camp di Halali. Qui, infatti, è possibile osservare la selvaggina che và ad abbeverarsi comodamente seduti su rocce risalenti al periodo di Damara, 750 milioni di anni fa. Queste rocce, dette stromatoliti, sono la preservazione del metabolismo di antichi organismi, come alghe e batteri, che testimoniano in che modo la vita come oggi la conosciamo, ricca d’ossigeno, sia stata resa possibile dagli organismi di allora. La pianta più diffusa nell’Etosha è il Mopane, che circonda il Pan e costituisce circa l’80% dell’intera vegetazione. Nel parco crescono anche acacie eriolobe, Tamboti e altri alberi. A seconda della stagione, nel parco si vedono elefanti, giraffe, zebre, springbok, alcelafi, gnu, orici, antilopi alcine, kudu, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, leopardi e ghepardi. Tra le specie in pericolo di estinzione ci sono l’impala dal muso nero ed il rinoceronte nero. La densità degli animali dipende dalla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e poco piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere enormi otarde di Kori, che raggiungono anche i 30 Kg. Il parco Etosha prende il nome dalla depressione salina che si trova al suo interno. Nei secoli mutamenti della crosta terrestre e del clima hanno portato al prosciugamento di questo lago. Il fiume Kunene un tempo riversava le sue acque in questo lago ma, come possiamo vedere oggi, il suo corso è cambiato e prosegue lungo il confine con l’Angola fino a “morire” nell’oceano Atlantico. Vi è una leggenda molto particolare ed anche un pò triste sulla formazione del lago. La leggenda narra che molto tempo fa la terra del popolo San venne invasa da popolazione straniere che rubarono la terra ai nativi. Stufi delle angherie subite i San seguirono le impronte di un gruppo di invasori e li uccisero con le loro frecce. La leggenda prosegue dicendo che i San uccisero gli uomini ed i bambini ma non le donne che, a causa del dolore per la perdita dei loro cari, piansero così tanto da inondare la zona. Quando poi il sole sorse prosciugò il neonato lago ma il sale contenuto nelle lacrime rimase a testimonianza della sofferenza delle donne che lì persero i loro mariti e figli. Nonostante il parco Kruger sia uno dei più famosi e sicuramente il più “vecchio” parco d’Africa, il parco nazionale Etosha ha compiuto i suoi primi 100 anni nel 2007. I festeggiamenti per il suo primo centenario sono stati inebrianti sia per il piacere che questo evento ha regalato ai namibiani sia per la consapevolezza che l’Etosha è uno dei parchi africani meglio gestiti ed amministrati. I parchi namibiani generano quasi 2 miliardi di dollari namibiani l’anno ed il Parco Etosha da solo ne sviluppa il 50% circa. Il parco ha assistito al raggiungimento di risultati davvero importanti nella preservazione di specie a rischio d’estinzione tanto che oggi può anche fornire fauna ad altri parchi che ne sono sprovvisti o che ne hanno un numero molto basso. Nel 2006 sono stati translocati un numero importante di animali dall’Etosha per essere reintrodotti nell’area del Kunene, area in cui in tempo erano numerosi. Sono stati anche donati 10 esemplari di rinoceronte nero alla Zambia, paese che sta vivendo una difficile situazione legata al dilagare del bracconaggio. Gli studi del Ministero dell’Ambiente e del Turismo hanno sottolineato l’importanza che il turismo ha nel PIL del paese. I responsabili hanno quindi decretato un investimento importante per migliorare la qualità dei safari e dei servizi offerti creando i presupposto per uno sviluppo turistico importante ma sostenibile della destinazione. I futuri investimenti prevedono l’apertura di nuovi gate d’entrata al parco, l’apertura al pubblico della zona ovest del parco (prima ristretta solo agli operatori specializzati) e la costruzione in quest’area di eco-lodges. Verranno realizzati degli hides (luoghi dove avvistare gli animali da vicino nascosti dal contesto naturale) nelle pozze di Kalheuwel, Homob e Nuamses. I turisti potranno parcheggiare le auto e raggiungere gli hides attraverso un percorso protetto. Nella zona da Okerfontein fino a Leeunes e la penisola di Stinkwater verranno organizzati dei percorsi a piedi guidati. Grande novità sarà quella dell’apertura di rotte e piste per soli mezzi 4x4 con guide accreditate, per offrire fotosafari più esclusivi. Si organizzeranno moon walk sull’Etosha Pan durante le notti di luna piena e sono già attivi i safari notturni. È anche la vaglio la possibilità di allungare le ore di permanenza nel parco estendendo l’apertura di 2 ore: una prima dell’alba ed una dopo il tramonto. Insomma questo parco sta davvero facendo passi da gigante e sono fermamente convinto che i progetti per il miglioramento del parco e dei livelli turistici porteranno a grandi successi.


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Etosha / Windhoek (45 km)

Si effettua un'ultimo safari all'interno della riserva di Ongava prima del rientro in volo a Windhoek. Trasferimento in città e sistemazione in hotel. Resto del pomeriggio a disposizione per relax. Pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Windhoek è la capitale della Namibia. Importante centro per il commercio delle pelli di pecora, Windhoek era in origine residenza di un capo Nama che sconfisse gli abitanti Herero della regione nel XIX secolo. La Germania occupò la regione nel 1885, e la città divenne sede del governo coloniale nel 1892, come capitale della colonia dell'Africa Tedesca del Sud-Ovest. Durante la I guerra mondiale Windhoek venne occupata dalle truppe sudafricane. Storia La città di Windhoek è tradizionalmente conosciuta con due nomi: Ai-Gams per i Nama (il nome fa riferimento alle sorgenti calde che un tempo facevano parte della città) e Otjomuise (che significa "posto del vapore") per gli Herero. I primi insediamenti a Windhoek si devono all'acqua delle sue sorgenti calde. A metà dell'800 il Capitano Jan Jonker Afrikaner si insediò vicino a una delle principali sorgenti calde, situata nell'odierna Klein-Windhoek, un sobborgo ricco della città. Ci sono diverse teorie su come Ai-Gams/Otjomuise ottenne il suo nome attuale. La maggioranza ritiene che Windhoek derivi dal termine Afrikaans Wind-Hoek, che significa "angolo ventoso". Si pensa anche che gli Afrikaner diedero il nome alla città ispirandosi alle Montagne Winterhoek, a Tulbagh in Sudafrica, da dove provenivano i primi coloni Afrikaner. In quei giorni Windhoek era il punto di contatto tra i Nama guidati da Jan Jonker Afrikaner e gli Herero. A Windhoek, gli Afrikaner costruirono una chiesa in pietra da 500 posti, che venne usata anche come scuola. Due missionari renani, Hugo Hahn e Heinrich Kleinschmidt, iniziarono a lavorarvi negli anni 1840. Vennero creati dei giardini e per un certo periodo Windhoek prosperò, ma la guerra tra Nama ed Herero alla fine portò alla distruzione della città. Dopo una lunga assenza, Hahn visitò nuovamente Windhoek nel 1873 e rimase sgomento nel vedere che niente restava dell'antica prosperità della città. Nel giugno 1885, un botanico svizzero vi trovò solo sciacalli e faraone affamate tra alberi da frutto trascurati. Nel 1878, i britannici si annessero la Baia di Walvis e la incorporarono nel Capo di Buona Speranza nel 1884, ma il Regno Unito non era interessato a estendere la sua influenza all'interno dell'Africa. Una richiesta dei mercanti di Luderitzbucht risultò nella dichiarazione di un protettorato tedesco sull'Africa Tedesca del Sudovest nel 1884. La colonia tedesca venne posta in essere con la determinazione dei suoi confini nel 1890 e la Germania inviò un corpo di protezione, chiamato Schutztruppe, agli ordini del Maggiore Curt von François, per mantenervi l'ordine. Von François posizionò la sua guarnigione a Windhoek, situata strategicamente come cuscinetto tra Nama ed Herero, mentre le dodici sorgenti fornivano acqua per le coltivazioni. L'odierna Windhoek venne fondata il 18 ottobre 1890, quando Von François posò la prima pietra del forte che viene oggi chiamato Alte Feste (Vecchia Fortezza). Nei quattordici anni seguenti Windhoek si sviluppò lentamente, e vennero eretti solo gli edifici governativi e privati ritenuti essenziali. A Klein-Windhoek, degli appezzamenti vennero allocati ai coloni, che iniziarono coltivazioni in piccola scala di frutta e tabacco e l'allevamento di bovini. Dopo il 1907, lo sviluppo accelerò grazie a immigranti dal resto del paese e anche dal di fuori. Ci fu anche un grosso afflusso di coloni occidentali provenienti da Germania e Sudafrica. Aree commerciali vennero erette lungo la Kaiser Strasse, l'odierna Independence Avenue, e lungo la catena montuosa che domina la città con i suoi tre attraenti castelli. Mainstreet in Windhoek L'era coloniale tedesca giunse alla fine durante la I guerra mondiale, quando le truppe sudafricane, nel maggio 1915, occuparono Windhoek per conto dei britannici. Nei cinque anni seguenti un governo militare amministrò la Namibia. Lo sviluppo di Windhoek e del paese in generale giunse ad un punto d'arresto. Dopo la II guerra mondiale lo sviluppo di Windhoek riprese velocità, mentre sempre più denaro diventava disponibile per migliorare il clima economico. Dopo il 1955 vennero intrapresi grandi progetti pubblici, come la costruzione di nuove scuole e ospedali, l'asfaltatura delle strade cittadine (iniziata nel 1928), e la costruzione di dighe e condutture per stabilizzare finalmente l'approvvigionamento di acqua. Con l'indipendenza della Namibia dal vecchio regime coloniale sudafricano dell'apartheid, nel 1990, la città sperimentò un nuovo vento di cambiamenti che portò ad una crescita e sviluppo accelerati. Windhoek divenne sede del primo governo democraticamente eletto della Repubblica di Namibia, guidato dal presidente Sam Nujoma. Windhoek è gemellata con Trossingen (Germania).


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Windhoek / Italia

Prima colazione. Trasferimento in aeroporto da dove proseguiamo per l'Italia via scalo internazionale con pasti e pernottamento a bordo. Arrivo in Italia nella giornata del 10° giorno.

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