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Gran Tour della Namibia Glamping

Durata 17 giorni, 14 notti
Viaggi con Tour Leader
QUOTE A PARTIRE DA: 6250
  • Il Diamante
  • QExperience
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  • Viaggi Tour Leader

Esclusiva il Diamante

Descrizione del tour

Uno dei viaggi più completi della nostra programmazione per poter scoprire la Namibia più bella, dall'immenso Fish River Canyon al sorprendente Parco Etosha. La presenza di un accompagnatore esperto arricchisce ancor di più questo esclusivo viaggio. Siamo orgogliosi di poter offrire, in esclusiva per il mercato italiano, due nuovi GLAMPING CAMP. Il termine "Glamping" nasce dalla fusione di due parole anglosassoni, "Glamorous" e "Camping", ed indica un nuovo modo di viaggiare, molto di tendenza nei giorni nostri, chic ma al tempo stesso rispettoso dell'ambiente e che ridefinisce il senso del lusso rivedendo così completamente il vecchio modo di fare viaggi avventura. Questi campi sorgono in due delle zone più affascinanti della Namibia, nel cuore del Damaraland e nell'antico deserto del Namib. L'itinerario si avvale poi di tanti altri “plus” a partire dal veicolo 4x4 appositamente modificato per raggiungere gli angoli più belli del paese. Nell'area dell'Etosha, la vasta Riserva Privata di Etosha Heights, ai confini del Parco, senza alcuna barriera a sancire confini, offre una presenza di animali addirittura superiore rispetto al parco stesso. Qui cercheremo i rari rinoceronti neri, una delle specie a più rischio d'estinzione. Nel Damaraland siamo lontani da qualsiasi altro insediamento e vicinissimi ai fiumi dove poter ammirare i rari elefanti del deserto. Un viaggio intenso che siamo certi rimarrà tra i Vostri ricordi più preziosi.

Luoghi visitati

Windhoek, Deserto del Kalahari, Fish River Canyon, Luderitz, Namib Desert, Swakopmund, Twyfelfontein, Safarihoek - Etosha Heights

Paesi visitati



Itinerario Giornaliero

1

Italia / Windhoek

Partenza dall'aeroporto prescelto con voli di linea via scalo internazionale con pasti e pernottamento a bordo. L'incontro con il nostro accompagnatore esperto è previsto presso l'aeroporto di Milano o Roma oppure presso il Gate dello scalo internazionale. Pasti e pernottamento a bordo.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


2

Windhoek - Deserto del Kalahari (310 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Kalahari Anib Lodge Pensione completa

All'arrivo disbrigo delle formalità d'ingresso ed incontro con la guida locale di lingua inglese. Partenza con i nostri esclusivi veicoli overland 4x4 alla volta della regione del deserto del Kalahari. Tempo permettendo si effettua un safari per ammirare questo bellissimo e fragile eco-sistema. Cena e pernottamento. Kalahari Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa che si estende per circa 520.000 km², è situato sull’immenso altopiano che copre l’Africa australe e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica ed è il quarto deserto al mondo per estensione. Il deserto del Kalahari si trova all’interno di un bacino che porta lo stesso nome e misura oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati arrivando a coprire ben nove paesi africani. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana e significa "la grande sete”. Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa, in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C, mentre in inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che può essere sotto lo zero. Le uniche riserve d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dai pan, laghi salati effimeri che si riempiono durante la stagione delle piogge. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono iene, leoni, suricati, antilopi e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo. San I Boscimani o San come preferiscono farsi chiamare, sono gli abitanti più antichi dell’Africa Australe. Sembra accertato dalla scienza ufficiale che i San costituiscano uno dei più antichi rami dell'evoluzione dell'uomo moderno. I San vivevano perlopiù in gruppi nomadi composti di 25-35 persone. Ciascun gruppo si componeva di diverse famiglie. Questa etnia applicava un sistema di divisione delle terre in base al quale ogni gruppo aveva un suo territorio definito, che poteva misurare anche 1000 Kmq. Non vi era una gerarchia politica e non esistevano capi: le decisioni erano prese collettivamente dall’intero gruppo, all’interno del quale avevano diritto di parola tanto gli uomini quanto le donne. Ma non tutti i San vivevano solo di caccia e di raccolta. All’inizio del XIX secolo i San gestivano, infatti, una delle più vaste reti commerciali dell’era pre coloniale, estesa in tutto il Kalahari. L'arrivo delle popolazioni bantu, portò al declino di questo popolo che si aggravò ulteriormente con l’arrivo dei Boeri. Il conflitto con i bianchi è stato particolarmente cruento: i Boscimani erano accusati di attaccare indiscriminatamente il bestiame e di cacciare in zone che ora appartenevano ai coloni, di conseguenza furono perseguitati e addirittura cacciati dai coloni alla stregua di animali feroci. Oggi i San vivono principalmente in Botswana, nel deserto del Kalahari e in Namibia e sono considerati al livello più basso della scala sociale africana perché, non avendo più terra, hanno dovuto abbandonare il proprio stile di vita e di conseguenza la loro cultura. In Namibia vivono nella parte nord-orientale del paese e si suddividono in quattro gruppi: i Naro nella zona di Gobabis, gli !Xukwe e gli Hei//Kom nel Bushmanland occidentale, nel Kavango e nel Caprivi e gli Ju/hoansi (o !kung) nel Bushmanland orientale, numerosi soprattutto nella zona intorno alla città di Tsumkwe. In passato la grande flessibilità della loro società ha aiutato i San a sottrarsi alle conquiste e alle dominazioni di altri popoli, ma al tempo stesso ha impedito loro di organizzarsi per formare gruppi di pressione e quindi rivendicare e difendere i loro diritti.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa dell'Africa meridionale, che si estende per circa 520.000 km². È il quarto deserto al mondo per estensione. È parte di un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica. Includendo, oltre al deserto vero e proprio, anche il bacino semi-arido che lo comprende si ottiene un'area di oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire "la grande sete". Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C. In inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che in media può essere sotto lo zero, e di notte sono frequenti le gelate. Le uniche riserve permanenti d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dalle saline, tra cui le più grandi sono quelle di Makgadikgadi in Botswana e di Etosha in Namibia. Il Kalahari ha una serie di riserve naturali, la Central Kalahari Game Reserve (Riserva di caccia del Kalahari Centrale) la seconda area protetta più grande del mondo, la Khutse Game Reserve (Riserva di caccia di Khutse) e il Parco transfrontaliero Kgalagadi. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono le iene, i leoni, i suricati, diverse specie di antilopi (incluso l'orice), e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel, e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo, che si trova a Orapa nel regione del Makgadikgadi, nel nord-est del deserto.


3

Deserto del Kalahari / Fish River Canyon (390 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Canyon Village o similare Pensione completa

Dopo la prima colazione proseguiamo il nostro viaggio verso l'estremo meridione della Namibia, terra selvaggia e remota. Arrivo dopo quasi 400 Km nell'area del Fish River Canyon, il secondo al mondo in ordine di grandezza dopo il Grand Canyon in Arizona. Lungo 160 Km e largo 27 nel suo punto più ampia, riserva diversi punti di osservazione. FISH RIVER CANYON Il Fish River Canyon si trova nella Namibia meridionale. È secondo per dimensioni solo al Grand Canyon in Nordamerica, e rappresenta una delle maggiori attrazioni turistiche del paese. Si estende per circe 160 km, con una larghezza che arriva fino a 27 km e una profondità che in alcuni punti supera i 500 m. Circa 90 km della lunghezza complessiva del canyon si trovano in terreni di proprietà privata oggi adibiti a riserve naturali. Il canyon ebbe origine da un movimento tellurico, e nell'arco di 650 milioni di anni fu ulteriormente modellato da fenomeni erosivi. Principale responsabile di questi fenomeni è il fiume Fish River, che un tempo portava abbondanti volumi d'acqua; oggi, il fiume è secco per gran parte dell'anno. Nella parte alta del suo corso, il Fish River scorre attraverso strati dolomitici orizzontali. A valle la dolomite viene sostituita da complessi granitici caratterizzati da forme insolite. In questa zona si trovano sorgenti di acqua calda sulfuree. Il clima del canyon è semidesertico; durante l'estate (ottobre-marzo) le temperature diurne possono raggiungere i 48 °C e quelle notturne i 30 °C. Il livello di piogge annuale è intorno ai 100 mm. D'inverno, le temperature possono scendere sotto zero durante la notte, mentre di giorno si attestano in genere fra i 20 e i 28 °C. Nel Fish River Canyon si trovano molti esemplari di Aloe dichotoma o albero faretra, la pianta nazionale della Namibia, che fiorisce in inverno, da maggio a luglio. Alcuni di questi alberi hanno oltre 300 anni. Altre specie vegetali presenti in abbondanza nel canyon includono diversi tipi di succulente, come il velenosissimo melkbos. Tutta la vegetazione della zona è notevolmente adattata all'ambiente desertico e può sopravvivere a periodi di siccità prolungata. Nel canyon vivono numerose specie di mammiferi, inclusi kudu, saltarupi (klipspinger), raficeri (steenbok), springbok, zebre di Hartman, leopardi, babbuini, iraci del Capo, e numerose specie di roditori, tra cui i ratti delle rocce. Gli uccelli sono relativamente abbondanti, soprattutto nei periodi in cui è presente acqua; si possono avvistare per esempio aquile nere, aquile pescatrici, diverse specie di martin pescatore, pellicani, aironi e struzzi. I rettili includono diverse specie di lucertole e gechi, cobra del Capo, cobra neri sputatori, vipere soffianti e vipere cornute. Nelle pozze naturali formate dal Fish River si trovano alcune specie di pesci, come i pesci gatto. Fra gli insetti sono particolarmente abbondanti locuste, farfalle e falene.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il Fish River Canyon si trova nella Namibia meridionale. È secondo per dimensioni solo al Grand Canyon in Nordamerica, e rappresenta una delle maggiori attrazioni turistiche del paese. Si estende per circe 160 km, con una larghezza che arriva fino a 27 km e una profondità che in alcuni punti supera i 500 m. Circa 90 km della lunghezza complessiva del canyon si trovano in terreni di proprietà privata oggi adibiti a riserve naturali. Il canyon ebbe origine da un movimento tellurico, e nell'arco di 650 milioni di anni fu ulteriormente modellato da fenomeni erosivi. Principale responsabile di questi fenomeni è il fiume Fish River, che un tempo portava abbondanti volumi d'acqua; oggi, il fiume è secco per gran parte dell'anno. Nella parte alta del suo corso, il Fish River scorre attraverso strati dolomitici orizzontali. A valle la dolomite viene sostituita da complessi granitici caratterizzati da forme insolite. In questa zona si trovano sorgenti di acqua calda sulfuree. Il clima del canyon è semidesertico; durante l'estate (ottobre-marzo) le temperature diurne possono raggiungere i 48 °C e quelle notturne i 30 °C. Il livello di piogge annuale è intorno ai 100 mm. D'inverno, le temperature possono scendere sotto zero durante la notte, mentre di giorno si attestano in genere fra i 20 e i 28 °C. Nel Fish River Canyon si trovano molti esemplari di Aloe dichotoma o albero faretra, la pianta nazionale della Namibia, che fiorisce in inverno, da maggio a luglio. Alcuni di questi alberi hanno oltre 300 anni. Altre specie vegetali presenti in abbondanza nel canyon includono diversi tipi di succulente, come il velenosissimo melkbos. Tutta la vegetazione della zona è notevolmente adattata all'ambiente desertico e può sopravvivere a periodi di siccità prolungata. Nel canyon vivono numerose specie di mammiferi, inclusi kudu, saltarupi (klipspinger), raficeri (steenbok), springbok, zebre di Hartman, leopardi, babbuini, iraci del Capo, e numerose specie di roditori, tra cui i ratti delle rocce. Gli uccelli sono relativamente abbondanti, soprattutto nei periodi in cui è presente acqua; si possono avvistare per esempio aquile nere, aquile pescatrici, diverse specie di martin pescatore, pellicani, aironi e struzzi. I rettili includono diverse specie di lucertole e gechi, cobra del Capo, cobra neri sputatori, vipere soffianti e vipere cornute. Nelle pozze naturali formate dal Fish River si trovano alcune specie di pesci, come i pesci gatto. Fra gli insetti sono particolarmente abbondanti locuste, farfalle e falene.


4

Fish River Canyon / Kolmaskop / Luderitz (410 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore The Nest Hotel Pensione completa

Dopo la prima colazione il viaggio prosegue verso la cittadina di Luderitz. Lungo il tragitto non si potrà escludere di scorgere branchi di cavalli selvaggi che ancor oggi vivono in questa remota regione del paese. Poco prima di giungere a destinazione, visitiamo la città fantasma di Kolmanskop. Sistemazione in hotel. Pernottamento. LUDERITZ Luderitz è una città dall’atmosfera surreale stretta contro la costa spoglia e ventosa del Namib. Qui si potranno vedere la raccolta delle alghe e della ruppia, che vanno a rifornire soprattutto il mercato giapponese, e l’allevamento sperimentale di ostriche (anche 3 volte più grandi di quelle normali), cozze e gamberi. Il 9 aprile 1883 Heinrich Vogelsang stipulò per conto di un mercante di Brema di nome Adolf Luderitz un contratto con il capo Nama Joseph Fredericks. L’accordo attribuiva a Vogelsang la proprietà di tutte le terre nel raggio di 8 km da Angra Pequena in cambio di 100 sterline e 60 fucili, ma per altre 500 sterline ed altri 60 fucili egli acquistò anche una fascia costiera larga 32 km che andava dal fiume Orange al 26° parallelo. Qualche mese dopo Adolf Luderitz fece la sua comparsa in zona. Dietro suo consiglio il 24 aprile 1884 il cancelliere tedesco Otto von Bismarck dichiarò l’Africa Sud-Occidentale un protettorato dell’impero tedesco. Nel 1886 Luderitz si spinse a sud, verso l’Orange, in cerca di affari per risollevarsi dalla drammatica situazione economica in cui era precipitato, ma sulla via del ritorno scomparve in mare. Nel 1904 Luderitz venne utilizzata come campo di prigionia e due anni più tardi fu completata la ferrovia per Keetmanshoop. In seguito alla scoperta dei diamanti iniziò un periodo di crescita e di prosperità per questo avamposto, che il 1 novembre 1909 ottenne lo status ufficiale di città. KOLMANSKOP Quel che resta della città di Kolmanskop si trova nei pressi di Luderitz. Grazie al ritrovamento di ingenti giacimenti di diamanti, questa città divenne un centro molto vivace, con tutte le strutture che si potevano trovare in una città europea dell’epoca.Tutto ebbe inizio quando un lavoratore della linea ferroviaria Luderitz-Aus scoprì accidentalmente un diamante nel 1908. Grandi ed eleganti case vennero costruite per i dirigenti della miniera oltre ad un grandioso complesso con un teatro ed orchestra che suonava durante le feste. L’ospedale aveva strutture moderne e la città aveva una centrale elettrica, tecnologia molto avanzata a quei tempi. Nel giro di 40 anni, però, Kolmanskop vide la sua fine. Entro il 1950 tutte le attività minerarie erano state interrotte, in quanto più a sud erano stati scoperti depositi più ricchi. Visitare le vestigia di questa città è un vero esercizio per il cuore: le case, inghiottite dalla sabbia, ricordano le città dei film western, desolate ed abbandonate. La sabbia ha ricoperto tutto ma è ancora possibile vedere le case al loro interno.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

KOLMANSKOP Quel che resta della città di Kolmanskop si trova nei pressi di Luderitz. Grazie al ritrovamento di ingenti giacimenti di diamanti, questa città divenne un centro molto vivace, con tutte le strutture che si potevano trovare in una città europea dell’epoca. Tutto ebbe inizio quando un lavoratore della linea ferroviaria Luderitz-Aus scoprì accidentalmente un diamante nel 1908. Grandi ed eleganti case vennero costruite per i dirigenti della miniera oltre ad un grandioso complesso con un teatro ed orchestra che suonava durante le feste. L’ospedale aveva strutture moderne e la città aveva una centrale elettrica, tecnologia molto avanzata a quei tempi. Nel giro di 40 anni, però, Kolmanskop vide la sua fine. Entro il 1950 tutte le attività minerarie erano state interrotte, in quanto più a sud erano stati scoperti depositi più ricchi. Visitare le vestigia di questa città è un vero esercizio per il cuore: le case, inghiottite dalla sabbia, ricordano le città dei film western, desolate ed abbandonate. La sabbia ha ricoperto tutto ma è ancora possibile vedere le case al loro interno.


5

Luderitz - Pomona & Bogenfels (zona Diamantifera Proibita)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore The Nest Hotel Pensione completa

Un'esclusiva ed interessantissima giornata dedicata alla visita della Sperrgebiet, la zona diamantifera proibita. Sino a pochi anni fa questa regione era assolutamente interdetta ai visitatori. Solo recentemente sono stati dati dei permessi speciali ad un operatore locale per la visita della cittadina mineraria, abbandonata, di Pomona e per la visita di Bogenfels, un arco roccioso sulla costa oceanica. Pranzo al sacco durante l'escursione.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Più o meno a un terzo della Forbidden Coast tra Luderitz e Oranjemund si trova un arco naturale di 55m chiamato Bogenfels (roccia ad arco) e aperto solo di recente al pubblico. Le escursioni che hanno come meta l’arco portano a visitare anche la vecchia città mineraria di Pomona, la valle di Maerchental e la città fantasma di Bogenfels.


6

Luderitz / Helmeringhausen / Deserto del Namib (460 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Desert View Glamping Camp Pensione completa

Un lungo ma suggestivo trasferimento ci conduce oggi nel Deserto del Namib, uno dei più antichi del nostro Pianeta. Oggi si comprenderà a pieno perchè la Namibia viene spesso definita "La Terra Assetata". Arrivo in serata nel nostro esclusivo Glamping Camp in posizione privilegiata per ammirare un indimenticabile tramonto. Pernottamento in tenda di lusso.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


7

Sossusvlei, Dead Vlei & Sesriem Canyon (250 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Desert View Glamping Camp Pensione completa

Sveglia mattutina per godere della migliore luce durante l’escursione alle rinomate dune di Sossusvlei. Tempo a disposizione per visitare Sossusvlei, l’emozionante Deadvlei, e il vicino canyon di Sesriem la cui conformazione geologica svela molti misteri sulla formazione e l’evoluzione del nostro Pianeta Terra. Il pomeriggio è a disposizione per relax. Pernottamento. Sossusvlei Questa valle dove il fiume Tsauchab scompare tra l’argilla bianca alla base di alcune tra le dune più alte del mondo, è una delle attrazioni turistiche più spettacolari della Namibia. Le dune si stendono a perdita d’occhio e le loro ricche colorazioni variano dall’albicocca al rosso e all’arancio vivo. Tre dei punti più belli nella zona di Sossusvlei sono: Hiddenvlei, a breve distanza dal parcheggio 2x4, Deadvlei, così nominata a causa degli scheletrici tronchi di antiche acacie che si trovano al centro della secca piana e Sossusvlei stessa. Se le piogge sono abbondanti, il fiume Tsauchab riesce a scorrere fino alla valle creando un paradiso per gli uccelli acquatici. Anche durante la stagione secca spesso è possibile vedere orici, antilopi saltanti e struzzi che si nutrono della sparsa vegetazione lungo i corsi d’acqua. Il Nara!, un frutto simile allo Tsamma, melone che si trova in questa zona, viene mangiato per il suo contenuto d’elementi nutritivi e di liquido. Le Dune Del Namib Le dune del Namib si estendono a sud, dall’Orange al Kuiseb River, (nella zona nota come dune sea o “mare di dune”) e a nord, da Torra Bay nel parco della Skeleton Coast fino al fiume Cuoca in Angola. Sono composte da variopinte sabbie di quarzo ed hanno sfumature che vanno dal color crema all’arancio, al rosso e al viola. A differenza delle antiche dune del Kalahari, quelle del Namib sono dinamiche perché si spostano e assumono forme particolari per effetto del vento. La parte superiore della duna, rivolta in direzione dello spostamento, si chiama pendio di scorrimento ed è qui che la sabbia, cadendo dalla cresta, scivola verso il basso. In questo punto si accumulano le particelle vegetali e i detriti animali che costituiscono la magra fonte alimentare degli abitanti di quest’ambiente e proprio per questo motivo vi si concentrano quasi tutte le forme di vita esistenti sulle dune. Dune Paraboliche Nella parte orientale del mare di dune e nella zona di Sossusvlei le dune sono classificate come paraboliche o multi cicliche e sono il risultato delle condizioni variabili del vento. Sono le dune più stabili del Namib e come tali, anche le più ricche di vegetazione. Dune Trasversali Nei pressi della costa a sud di Walvis Bay si trovano invece le dune trasversali, ossia lunghe formazioni lineari perpendicolari ai venti che soffiano da sud-ovest, quindi orientate verso nord e nord-ovest. Dune Seif All’interno del Parco del Namib, la zona di Homeb è caratterizzata dalle imponenti dune lineari seif, enormi increspature di sabbia orientate da nord-ovest a sud-est. Raggiungono i 100 metri d’altezza e distano all’incirca un chilometro l’una dall’altra, come risulta evidente anche dalle fotografie scattate dai satelliti. Sono formate dai venti stagionali: in estate, quando prevalgono i venti meridionali, la parte superiore rivolta in direzione dello spostamento si trova sul versante nord-orientale, mentre in inverno, quando i venti soffiano nel senso contrario, essa si sposta sul versante sud-occidentale. Dune A Stella Nelle aree esposte ai venti provenienti da tutte le direzioni si formano le cosiddette dune a stella, chiamate così perché hanno crinali multipli che, se osservati dall’alto, ricordano la forma delle stelle. Barcane Nella parte meridionale dello Skeleton Coast Park e nella zona a sud di Luderitz prevalgono le dune chiamate barcane: create da venti unidirezionali, sono le dune più mobili in assoluto e, quando si muovono, assumono la forma di una mezzaluna con le punte rivolte in direzione dello spostamento. Sono queste le dune che stanno lentamente divorando la città fantasma di Kolmanskop, vicino a Luderitz, e sempre di questo tipo sono le famose “dune ruggenti” della Skeleton Coast settentrionale, chiamate così per via del suono provocato dall’aria espulsa dagli interstizi presenti tra i granelli di sabbia. Il suono è udibile soprattutto nelle calde ore del pomeriggio. Dune A Collinetta Notevolmente più piccole delle altre, queste dune si trovano radunate in gruppi sulle distese pianeggianti vicino alle fonti d’acqua. La sabbia si raccoglie intorno alla vegetazione – in genere è sufficiente un ciuffo d’erba – ed è tenuta ferma dalle radici della pianta in modo da formare un cespuglio sabbioso. In genere queste dune non superano i 2-3 metri d’altezza. Le Comunità Delle Dune Nonostante il loro aspetto spoglio, le dune del Namib ospitano un ecosistema complesso in grado di vivere grazie all’umidità portata dalle frequenti nebbie. Queste sono causate dalla condensazione quando i freddi e umidi venti marini, influenzati soprattutto dalla corrente del Benguela dell’Atlantico meridionale, incontrano il caldo secco che sale dalle sabbie del deserto. Questo fenomeno occorre di notte e origina spesso nebbie mattutine che in genere si dissolvono con il caldo del pomeriggio. Sott’acqua la corrente del Benguela, ricca di azoto, favorisce la presenza di colonie di plancton che attirano numerosi pesci che, a loro volta, fanno da cibo per gli uccelli e i mammiferi marini della costa. In nessun altro luogo della terra la vita riesce ad affermarsi in condizioni tanto ostili: questa sorta di miracolo è possibile grazie soprattutto ai semi e alle particelle di piante depositati dal vento e all’umidità portata dalla nebbia. Nelle pianure ghiaiose vivono struzzi, zebre, orici (gemsbok), antilopi saltanti (springbok), manguste, scoiattoli di terra e altri animali come lo sciacallo, il caracal e la iena bruna. Se le piogge sono abbondanti i semi germogliano e la ghiaia arida si trasforma in un prato di erba alta anche un metro pullulante di animali. Nella sabbia vivono molte piccole creature e basta anche una breve passeggiata per riuscire a scorgere le tracce di questa comunità adattatasi così bene all’ambiente. Di giorno le temperature in superficie possono raggiungere i 70ºC, ma nella parte sottostante i granelli di sabbia sono separati da ampi spazi nei quali l’aria circola liberamente e molti di questi piccoli animali trovano qui fresco rifugio. Quando poi arriva il freddo della notte, essi approfittano del fatto che la sabbia trattiene parte del calore assorbito di giorno per crearsi un caldo riparo. I luoghi migliori per osservare la vita nel deserto sono Sossusvlei e le dune del sud di Homeb, sul Kuiseb River. Il mattino presto provate a cercare i segni di quanto è accaduto durante la notte: riuscirete a distinguere con facilità le tracce di scarafaggi, lucertole, serpenti, ragni e scorpioni. Nelle dune vivono un numero impressionante di coleotteri, ghiotti del materiale vegetale che trovano in quest’ambiente. Sesriem Canyon Molti anni fa il fiume Tsauchab, che sorge nelle montagne Naukluft e Zaris intagliò un canyon in questa zona apparentemente desolata. Il Sesriem Canyon in realtà ospita uccelli, animali e piante perché le sue ripide pareti impediscono l’evaporazione dell’acqua e proiettano fresche ombre sul canyon. Oggi il fiume Tsauchab scorre solo dopo abbondanti piogge. Pare che il nome “Sesriem” derivi dal fatto che i primi visitatori dell’area raccogliessero l’acqua dal fiume unendo sei cinghie per i buoi (“riems” in Afrikaans) per fare in modo che un secchio raggiungesse l’acqua dalla cima del canyon. La parte ovest di questo canyon profondo 30 metri diventa gradualmente più bassa e a un certo punto il fiume si espande e forma una valle lungo il suo corso per Sossusvlei.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il nome Sossusvlei (o Sossus Vlei), in senso proprio, si riferisce a una pozza d'acqua effimera circondata da alte dune, situata nel deserto del Namib meridionale, in Namibia. Il nome viene usato normalmente in senso esteso per indicare tutta l'area circostante, che rappresenta la più celebre località del Namib-Naukluft National Park ed è la principale meta turistica della Namibia. L'area di Sossusvlei è la parte più accessibile di una vasta area sabbiosa del Namib meridionale con caratteristiche simili, che si estende fra i fiumi Koichab e Kuiseb su un'estensione complessiva di 32.000 km². Il paesaggio della zona di Sossusvlei è caratterizzato da dune di sabbia dai colori intensi, compresi fra il rosa e l'arancione. Tale colorazione è dovuta alla composizione ferrosa della sabbia e alla sua ossidazione; le dune più antiche sono quelle dal colore rosso più intenso. Diverse dune dell'area di Sossusvlei superano i 200 m di altezza rispetto al suolo circostante, e si classificano fra le più alte del mondo (la più alta è la "Big Daddy", circa 380 m). Le dune più grandi e più stabili sono parzialmente coperte da vegetazione arbustiva o erbosa. Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua effimeri, che in alcuni punti formano pozze d'acqua anch'esse effimere; tali pozze prendono il nome generale afrikaans di vlei ("pantano", "acquitrino"). Il fondo di queste pozze, asciutto per gran parte dell'anno (e talvolta per interi anni) assume a causa della composizione salina un caratteristico colore bianco. La fauna di quest'area del Namib comprende numerosi artropodi, rettili, mammiferi di piccola taglia (per esempio roditori) ma anche alcune antilopi (soprattutto orici e springbok), struzzi e, nei rari periodi di alluvione, numerose altre specie di uccelli. Come nel resto del Namib, la fauna è in gran parte endemica, e costituita da specie che hanno sviluppato particolari forme di adattamento al clima arido. In particolare, molti di essi sono in grado di ricavare il proprio fabbisogno di acqua dal vapore acqueo portato dalle nebbie oceaniche (un esempio fra tutti sono i tenebrionidi come l'Onymacris unguicularis, che mantengono il corpo inclinato in avanti in modo che la condensa che si forma sull'addome scivoli alla bocca). A Sossusvlei si accede attraverso Sesriem, un piccolo centro dove si trovano gli uffici che rilasciano i biglietti d'ingresso al Namib-Naukluft National Park. In effetti, quello di Sesriem è uno dei pochi cancelli del parco, che per la grande parte del territorio è direttamente accessibile (o addirittura attraversato) dalle strade statali. A Sesriem si trova un distributore e un piccolo emporio che vende generi di prima necessità. La strada che conduce a Sesriem è sterrata; passati i cancelli, invece, si procede su strada asfaltata per 60 km, fino alla zona di Sossusvlei. La Duna di Elim si trova a 5 km da Sesriem; vi si arriva da una deviazione che parte dalla strada principale che congiunge Sesriem a Sossusvlei. "Elim" era il nome di una fattoria che si trovava un tempo in questa zona, prima che il terreno venisse annesso al parco nazionale. La Duna 45 è stata chiamata così perché si trova al 45º km della strada che conduce da Sesriem a Sossusvlei. Informalmente, la 45 viene definita "la duna più fotografata del mondo"; si tratta infatti di una duna dalla forma particolarmente semplice ed elegante, e situata presso la strada principale per Sossusvlei, e quindi costituisce una tappa obbligata degli itinerari turistici nella zona. La duna è alta 80 m (rispetto all'altopiano circostante), e dato il profilo relativamente poco ripido può essere scalata. Big Daddy è la più alta duna dell'area di Sossusvlei e del mondo; è alta circa 390 m (l'altezza esatta, trattandosi di una duna di sabbia, è variabile). Viene chiamata anche Duna 7 perché è la settima che si incontra dopo aver attraversato il fiume Tsauchab (non va comunque confusa con la Duna 7 nei pressi di Walvis Bay, molto più a nord). La Big Daddy si trova all'estremità del percorso che conduce da Sossusvlei a Deadvlei; si trova di fronte a un'altra duna imponente, denominata Big Mama. Nell'area di Sossusvlei si trovano diverse altre dune di altezza superiore ai 300 m; la Duna 9, per esempio, è alta circa 350 m. Il luogo da cui l'intera area di Sossusvlei prende il nome si trova circa 60 km all'interno dopo i cancelli di Sesriem. 6 km prima di Sossusvlei la strada asfaltata termina nel "2x4 Parking"; è il limite oltre il quale le automobili a trazione a non integrale (2x4) non possono procedere, perché il fondo stradale lascia il posto alla sabbia. Sossusvlei dista dal parcheggio altri 6 km; negli orari di apertura del parco è attivo un servizio di navette. Sossusvlei è un pianoro di forma grosso modo ellittica, coperto da una crosta di sabbia salina indurita e screpolata. Il pianoro è il fondo di un lago quasi sempre asciutto, ed è stato modellato attraverso i millenni dalle acque del fiume Tsauchab. Lo Tsauchab, secco per la gran parte dell'anno, si riempie d'acqua solo in occasione di piogge particolarmente intense; in queste occasioni, può accadere che la piana di Sossusvlei venga alluvionata. (Il fenomeno non ha luogo tutti gli anni. Una delle ultime alluvioni di Sossusvlei avvenne nel 1997.) Il nome del luogo descrive questo fenomeno periodico: vlei è il termine afrikaans che indica il pantano, mentre sossus, in lingua nama, significa "senza ritorno" o "fiume cieco", con riferimento al fatto che qui le acque dello Tsauchab si perdono nel Namib. Intorno al vlei si innalzano in ogni direzione alte dune arancioni, che ospitano una vegetazione di cespugli, erba, e qualche albero (di Acacia erioloba e altre specie). Deadvlei (o Dead Vlei) è una depressione caratterizzata da un suolo di sabbia bianca, simile a Sossusvlei; si trova a circa 2 km di strada da Sossusvlei. Il percorso fra le due aree si può fare solo a piedi, camminando sulle dune. In passato Deadvlei era un'oasi di acacie; in seguito, il fiume che alimentava l'oasi mutò il proprio corso in seguito al movimento delle dune. A questa storia si deve l'elemento più caratteristico di Deadvlei (letteralmente, il "vlei morto"), ovvero un grande numero di alberi morti di acacia, che hanno assunto col tempo un colore molto scuro che contrasta col bianco del suolo e l'arancione delle dune. Sebbene meno frequentato di Sossusvlei in quanto meno facilmente raggiungibile, Deadvlei è un altro luogo molto fotografato. Hiddenvlei (o Hidden Vlei, letteralmente "vlei nascosto") è il terzo vlei più famoso dell'area. Si trova a 4 km dal 2x4 parking, ed è la meta meno frequentata dai turisti. Le "dune pietrificate" o "dune fossili" (Petrified Dunes) si trovano al di fuori del parco, circa 60 km prima dell'ingresso di Sesriem, sulla strada che congiunge Sesriem e la vicina località di Solitaire. Come dice il nome, si tratta di un sistema di dune molto antiche, la cui sabbia si è pietrificata nell'arco di milioni di anni. Rappresentano il punto di arrivo del ciclo evolutivo delle dune di Sossusvlei. Per facilitare l'accesso a questa parte del parco del Namib-Naukluft, la strada fra Sesriem e Sossusvlei è stata asfaltata nei primi anni 2000. L'area di Sossusvlei è ricca di strutture ricettive, in genere di alto livello; se ne trovano in diversi punti nei pressi fra Sesriem e Solitaire (la località più vicina), e recentemente è stata aperta anche la prima struttura all'interno dell'area protetta (ovvero oltre i cancelli di Sesriem). Escursioni a Sossusvlei sono organizzate da praticamente tutti gli operatori turistici della Namibia centro-meridionale, inclusi ovviamente quelli di Windhoek. Da Swakopmund e Walvis Bay è possibile fare voli panoramici su Sossusvlei con piccoli aerei da turismo, e da Sesriem partono escursioni in mongolfiera. A causa dell'eleganza e della varietà dei suoi paesaggi e dei suoi contrasti di colore, l'area di Sossusvlei è una delle icone della Namibia e uno dei luoghi più fotografati dell'Africa australe. È stato ripreso per innumerevoli spot pubblicitari e film, spesso come ambientazione per sequenze di tipo fantastico (un esempio in questo senso è il film di fantascienza The Cell del 2000).


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Deserto del Namib / Moon Valley / Swakopmund (350 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Swakopmund Plaza Hotel o similare Prima colazione e pranzo

Dopo la prima colazione attraverseremo il settore settentrionale del Namib Naukluft Valley in un susseguirsi di ampie vallate ed imponenti canyon. Prevediamo una sosta all'altezza del Tropico del Capricorno e alla "Moon Valley" così chiamata proprio per il suo aspetto lunare (Moon in inglese significa Luna). Arriveremo nella cittadina di Swakopmund nel tardo pomeriggio. Cena libera e pernottamento. SWAKOPMUND Swakopmund ha un carattere particolare probabilmente dovuto alla sua storia coloniale e al fatto che non ha ospitato industrie di rilievo a parte quella turistica per la maggior parte del secolo scorso. Alte palme bordano le strade e i giardini ben tenuti contribuiscono a creare un’atmosfera da oasi. Le caffetterie all’aperto, i bar e le pasticcerie fanno furore in una cittadina costellata d’interessanti edifici di un’altra epoca. Qui vivono numerosi artisti e, passeggiando per la città, è possibile scoprire le sue gallerie d’arte e i negozi che espongono le opere di pittori e artisti locali. Vi sono anche boutique, negozi di souvenir, negozi di pietre semipreziose, gioiellerie, supermercati, negozi di antiquariato e di tessuti, una conceria e molto altro. Swakopmund è diventato un luogo di attrazione per chi è alla ricerca di emozioni. Molti arrivano fin qui per avventurarsi sulle dune con le quad bikes, per sciare con i sand board, per fare del tandem skydiving, per volare sul deserto. Anche se Swakopmund si trova alle porte del deserto e lungo una delle coste più desolate del mondo, questi due fattori si combinano e danno a questa città unica un clima sorprendentemente temperato. Le temperature estive non raggiungono mai gli estremi del deserto, a pochi chilometri all’interno, ed anche gli inverni sono miti, caratterizzati occasionalmente dal caldo vento dell’est. La città prende il nome dalla sua posizione alla foce del fiume Swakop, che raramente presenta acque di superficie, ma che invece fornisce acqua sotterranea per un certo numero d’interessanti fenomeni naturali, come la Valle della Luna, la Piana delle Welwitschie e l’Oasi Goanikontes. All’estremità meridionale della città si trova una fascia di dune costiere mobili che raggiunge Walvis Bay, a trentadue chilometri. A nord di Swakopmund si trova la famosa Skeleton Coast, che, malgrado ancora evitata dalla gente di mare, rappresenta oggi un eldorado per i pescatori.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il deserto del Namib è una regione desertica della Namibia, con un breve tratto anche in Angola. Arido da oltre 50 milioni di anni, si ritiene che sia uno dei deserti più antichi del mondo. Rappresenta una ecoregione di grandissimo interesse per geologi e biologi, con una fauna e una flora costituita in gran parte di specie endemiche altamente adattate a questo ambiente particolarmente ostile. Il territorio del Namib è in gran parte incluso in aree naturali protette, la più importante della quale è il Namib-Naukluft National Park, il parco nazionale più esteso dell'Africa. Il nome "Namib" (da cui "Namibia") deriva dalla lingua del popolo Nama che abita la regione, e significa "luogo vasto". Il deserto del Namib occupa la parte costiera della Namibia occidentale, affacciata sull'Oceano Atlantico. Si estende dal fiume Uniab a nord fino alla città di Luderitz a sud, e dall'Oceano a ovest fino ai piedi della Scarpata del Namib a est. Da nord a sud l'estensione complessiva è di circa 1300 km; da est a ovest varia fra 80 e 200 km. La superficie complessiva si aggira intorno ai 55.000 km². A nord, il deserto del Namib sbocca nel Kaokoveld; la linea di demarcazione fra le due regioni si colloca grosso modo all'altezza della città portuale di Walvis Bay, ed è costituita da una striscia di terra (circa 50 km di larghezza) in cui si raggiunge la massima aridità dell'Africa meridionale. A sud, il Namib si congiunge all'estremità nordoccidentale del Karoo sudafricano. Il Namib meridionale (fra Luderitz e il fiume Kuiseb) è costituito da una cintura di dune fra le più alte e spettacolari al mondo, spesso caratterizzate da colori molto intensi, di tonalità comprese fra il rosa e l'arancione. Particolarmente nota è la destinazione turistica di Sossusvlei, presso cui si trovano la Duna 45 (spesso definita "la più fotografata del mondo") e la Big Daddy, la più alta del mondo (305 m). Procedendo da sud verso nord, la sabbia cede il posto al deserto sassoso e roccioso, che caratterizza quasi tutta l'area di altopiano compresa fra Sossusvlei e il fiume Swakop, situata a cavallo del Tropico del Capricorno. Il terreno in quest'area è in gran parte pianeggiante, ma non mancano formazioni montuose e canyon anche importanti, come il complesso sistema della Moon Valley. Sebbene il suolo sia in gran parte sassoso, le dune riappaiono in diversi luoghi, e sono particolarmente note quelle che si affacciano sull'oceano fra Walvis Bay e Swakopmund. Soprattutto nella parte settentrionale del deserto, l'interazione fra gli umidi e freddi venti oceanici, legati alla corrente del Benguela, e l'aria più calda e secca proveniente dal deserto provoca nebbie intense. Tali nebbie sono state in passato responsabili di molti naufragi; la parte nord del deserto viene chiamata skeleton coast ("costa degli scheletri") proprio a causa dei numerosi relitti di navi insabbiatesi qui. Alcuni di tali relitti si trovano oggi a decine di metri dalla costa, a testimonianza del fatto che il deserto (e quindi la costa) sta lentamente espandendosi verso ovest avanzando verso il mare. Il suolo arido di Sossusvlei Dal punto di vista climatico, la caratteristica predominante del Namib è la scarsità di precipitazioni, oltretutto caratterizzate da un andamento stagionale poco predicibile. Nella parte occidentale, la media annuale è inferiore ai 5 mm, mentre nella fascia più orientale arriva al massimo a 85 mm. Questa aridità si deve a diversi fattori. I venti provenienti dall'Oceano Indiano perdono gran parte della loro umidità nel passaggio sopra i monti Drakensberg, e arrivano alla Scarpata del Namib asciutti, scendendo sul deserto. I venti provenienti dall'Atlantico, raffreddati dalla Corrente del Benguela, si trovano schiacciati dall'aria più calda e leggera proveniente da est. Di conseguenza, l'umidità non riesce a salire in quota e formare nuvole; tuttavia, per lo stesso motivo, la nebbia è un fenomeno frequente, soprattutto nelle zone costiere. La scarsità delle precipitazioni si riflette nella quasi totale assenza di acqua superficiale. I pochi corsi d'acqua sono quasi sempre secchi, e anche quando raccolgono acqua il loro corso è bloccato dalle dune. Solo lo Swakop e l'Omaruru riescono, occasionalmente, a raggiungere l'Oceano. Nonostante l'estrema aridità, il deserto del Namib ospita numerose specie vegetali e animali. La principale fonte di acqua per tutte queste specie è costituita dalla nebbia che sporadicamente si spinge dall'Oceano Atlantico verso l'entroterra. Fra le specie vegetali più insolite si deve citare la Welwitschia mirabilis, dotata solo di due foglie, che possono arrivare a diversi metri di lunghezza, perché crescono durante tutta la vita della pianta, che in alcuni esemplari si ritiene possa superare i 2000 anni. A causa delle loro caratteristiche uniche, le Welwitschia furono citate da Charles Darwin come "l'ornitorinco del regno vegetale". Una zona particolarmente ricca di esemplari di questa specie è la Moon Valley, un complesso di formazioni rocciose modellate dal corso del fiume Swakop. La fauna è costituita principalmente da artropodi, piccoli mammiferi e rettili, ma comprende anche uccelli (per esempio lo struzzo) e alcuni mammiferi di grossa taglia come gli orici e persino (in alcune aree) gli elefanti. Molte di queste specie sono endemiche, e presentano caratteristiche uniche di adattamento all'ambiente. I coleotteri tenebrionidi come l'Onymacris unguicularis, per esempio, hanno sviluppato arti posteriori estremamente lunghi; l'inclinazione in avanti del corpo, infatti, fa si che le gocce di nebbia che si formano sull'addome possano scivolare in avanti verso la bocca. Un altro coleottero, il Lepidochora discoidalis, utilizza frammenti di vegetazione per costruire reti in cui l'umidità viene "catturata". Anche mammiferi di taglia più grande hanno sviluppato tecniche specifiche per sopravvivere in questo ambiente; gli sciacalli dalla gualdrappa, per esempio, leccano l'umidità dalle pietre. Gli orici hanno un sistema di termoregolazione che consente loro di innalzare la propria temperatura corporea oltre i 40 °C, per resistere meglio nelle ore più calde del giorno. Il deserto è in gran parte disabitato, ma vi sono alcuni insediamenti umani specialmente nella zona di Sesriem, nei pressi della famosa valle di Sossusvlei (per esempio Swakopmund, Luderitz e Walvis Bay). Gli insediamenti umani nella zona sono alimentati in parte dal turismo (Sossusvlei è una destinazione turistica molto apprezzata) e in parte dal commercio di materie prime estratte nella zona, soprattutto diamanti, tungsteno e sale.


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Swakopmund - Intera giornata Sandwich Harbour (100 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Swakopmund Plaza Hotel o similare Prima colazione e pranzo

Un’altra giornata di incredibile interesse naturalistico. Ci si spinge infatti sino a Sandwich Harbour dove le alte dune sabbiose si gettano nell’Oceano e piscine naturali salmastre, che si vengono a creare dai moti delle maree, costituiscono un richiamo incredibile per tantissimi uccellih. Pranzo in corso d’escursione. Al termine rientro in hotel. Resto della serata a disposizione. Pernottamento. Sandwich Harbour La laguna di Sandwich Harbour è situata a 48 chilometri a sud di Walvis Bay, ai piedi di maestose dune color avorio ed è una spettacolare destinazione, specialmente per gli appassionati di fotografia. Molto conosciuta dai pescatori, dagli ornitologi e dagli amanti della natura, la laguna un tempo era una baia aperta, chiamata nei vecchi testi Sandfisch Haven, che con il passare degli anni è stata chiusa dalla sabbia. La zona di Sandwich ha un fascino mistico, arricchito dalla leggenda che narra che sotterrato da qualche parte nelle dune al di sopra del livello dell’alta marea, vi fosse una nave con un carico d’avorio, oro e pietre preziose. Questo tesoro è stato cercato da tanti, ma sino ad oggi nessuno ha avuto la fortuna di scoprirlo. La laguna riceve acqua dolce dalle falde acquifere interne ed è un santuario per un gran numero d’uccelli di ripa. E’ anche un’importante zona riproduttiva per una grande varietà di pesci. La zona è accessibile solo mediante veicoli 4x4 e con un apposito permesso.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

La laguna di Sandwich Harbour è situata a 48 Km a Sud di Walvis Bay. Conosciuta e rinomata dai pescatori, dagli ornitologi e dagli amanti della natura, un tempo era una baia aperta, chiamata nei vecchi testi Sandfisch Haven, che con il passare degli anni è stata coperta dalla sabbia. Sandwich Harbour, oltre all'indubbio fascino paesaggistico nasconde un mistero arricchito da una legenda: si narra che sotterrata, da qualche parte nelle dune, vi sia una nave con un carico d'avorio, oro e pietre preziose. Questo tesoro è stata cercato per tanto tanto e da molte persone ma solo a Febbraio del 2008 qualcosa è stato scoperto: infatti sulle coste della Namibia, non lontano da Sandwich Harbour, ma ben più a sud, è stato trovato un galeone con molte casse d'oro e qualche tonnellata d'avorio, pietre preziose e alcune armature dell'epoca delle conquiste spagnole e portoghese. La laguna riceve acqua dolce dalle falde acquifere interne ed è un santuario per un gran numero d'uccelli costieri e d'acqua dolce. La zona merita senza dubbio una vista ed è accessibile solo con veicoli 4x4 e con un apposito permesso. Per gli amanti del 4x4 consigliamo di prenotare escursioni in fuoristrada organizzate dalla compagnia "Mola Mola" che solitamente combinano l'uscita in baia in barca al mattino e dopo il pranzo si sbarca per proseguire in jeep verso questa è che una delle zone costiere più belle. Sulla via del ritorno verso Walvis Bay è anche possibile ammirare le saline le cui acque rosa sono un'altra delle attrazioni della zona.


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Swakopmund / Cape Cross / Damaraland (400 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Damaraland Glamping Camp Pensione completa

Dopo la prima colazione proseguiamo il nostro viaggio verso la regione del Damaraland percorrendo inizialmente la costa atlantica dove visitiamo la colonia di otarie di Cape Cross e il sito dove Diego Cao sbarco nel 1486. Rientriamo poi verso l'interno e per molti chilometri ci farà compagnia, all'orizzonte, il possente Brandeberg, il secondo monolite più grande al mondo. Questa regione è una delle più affascinanti per la presenza di molti minerali. Arrivo nel pomeriggio nel nostro esclusivo Glamping Camp nel cuore della regione del Damaraland. Cape Cross Seal Reserve Cape Cross è famoso soprattutto per la riserva popolata da migliaia di otarie del capo. Nel 1486 l’esploratore portoghese Diego Cao, primo europeo a mettere piede in Namibia, giunse a Cape Cross e piantò una croce (Padrao) alta 2 m e pesante 360 kg in onore di Giovanni II, re di Portogallo. La croce rimase al suo posto fino al 1893, quando fu rimossa e portata in Germania dalla nave Falke. L’anno seguente il kaiser Guglielmo II ordinò che ne fosse realizzata una copia recante l’iscrizione originale in latino e portoghese, con l’aggiunta di una dicitura commemorativa in tedesco. Nel punto in cui Cao in origine piantò la sua croce ora, ce n’è una seconda realizzata in dolerite ed eretta nel 1980. Sul luogo si trova anche una composizione di blocchi in cemento di forma circolare, disposti in modo da riprodurre la Croce del Sud, costellazione che il navigatore portoghese seguì durante la sua spedizione. Le otarie del capo possiedono l’orecchio esterno. Sotto il grezzo pelo superficiale, le otarie hanno uno spesso strato di pelliccia che non si bagna e trattiene l’aria garantendo l’assoluto isolamento termico (il che permette loro di mantenere costante la temperatura corporea a trentasette gradi e di trascorrere lunghi periodi immersi in acque fredde).Gli esemplari maschi pesano in media 200 kg e le femmine attorno ai settantacinque, nel periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre partoriscono un solo cucciolo. Le madri riconoscono i loro piccoli grazie alle percezioni olfattive e ai richiami. I principali predatori sono la iena bruna e lo sciacallo della gualdrappa. Solitamente i cuccioli rimangono con la madre fino a un anno d’età. Le otarie del capo mangiano ogni giorno una quantità di cibo pari all’8% del loro peso corporeo. Ogni anno viene eseguito un abbattimento controllato delle otarie. Le pelli sono lavorate per poi rifornire il mercato europeo, la carne è spedita a Taiwan, i genitali sono esportati in oriente e il resto è utilizzato per ricavare una poltiglia proteica usata per nutrire i bovini. Swakopmund Swakopmund ha un carattere particolare probabilmente dovuto alla sua storia coloniale e al fatto che non ha ospitato industrie di rilievo a parte quella turistica per la maggior parte del secolo scorso. Alte palme bordano le strade e i giardini ben tenuti contribuiscono a creare un’atmosfera da oasi. Le caffetterie all’aperto, i bar e le pasticcerie fanno furore in una cittadina costellata d’interessanti edifici di un’altra epoca. Qui vivono numerosi artisti e, passeggiando per la città, è possibile scoprire le sue gallerie d’arte e i negozi che espongono le opere di pittori e artisti locali. Vi sono anche boutique, negozi di souvenir, negozi di pietre semipreziose, gioiellerie, supermercati, negozi di antiquariato e di tessuti, una conceria e molto altro. Swakopmund è diventato un luogo di attrazione per chi è alla ricerca di emozioni. Molti arrivano fin qui per avventurarsi sulle dune con le quad bikes, per sciare con i sand board, per fare del tandem skydiving, per volare sul deserto. Anche se Swakopmund si trova alle porte del deserto e lungo una delle coste più desolate del mondo, questi due fattori si combinano e danno a questa città unica un clima sorprendentemente temperato. Le temperature estive non raggiungono mai gli estremi del deserto, a pochi chilometri all’interno, ed anche gli inverni sono miti, caratterizzati occasionalmente dal caldo vento dell’est. La città prende il nome dalla sua posizione alla foce del fiume Swakop, che raramente presenta acque di superficie, ma che invece fornisce acqua sotterranea per un certo numero d’interessanti fenomeni naturali, come la Valle della Luna, la Piana delle Welwitschie e l’Oasi Goanikontes. All’estremità meridionale della città si trova una fascia di dune costiere mobili che raggiunge Walvis Bay, a trentadue chilometri. A nord di Swakopmund si trova la famosa Skeleton Coast, che, malgrado ancora evitata dalla gente di mare, rappresenta oggi un eldorado per i pescatori.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Famoso per la numerosissima riserva di otarie del capo, è stato il luogo dove nel 1486 l’esploratore portoghese Diego Cao, primo europeo a mettere piede in Namibia, giunse dal Portogallo ed eresse un Padrao alto 2m e pesante svariate tonnellate. Come riportato sulle incisioni a terra fu in onore di Giovanni II, re di Portogallo, che la croce venne eretta e Diego, cavaliere della sua corte, ne fu il fautore. La croce rimase a testimoniare il passaggio di Diego Cao sino al 1893, quando venne rimossa e portata in Germania dalla nave Falke. Un anno dopo, nel 1894, Guglielmo II kaiser di Germania, ne fece realizzare una copia che riportava l’iscrizione originale in latino e portoghese, con l’aggiunta di quella in tedesco. Nel punto in cui Cao piantò il suo Padrao ora ne sorge una seconda realizzata in dolerite. Nello stesso posto si trova anche un gruppo di rocce a forma di Croce del Sud. Tornando a parlare delle otarie dobbiamo ricordare che i simpatici animali hanno l’orecchio esterno e, a differenza della altre foche, riescono letteralmente a camminare sulle pinne anteriori e posteriori con un movimento ritmato buffo ma efficace. Il manto è costituito da 2 strati: uno superficiale più lungo ed uno più corto e folto che non si bagna e soprattutto crea un’intercapedine di aria calda che trattiene l’aria e garantisce l’assoluto isolamento termico. Grazie a questo sistema le otarie mantengono una temperatura costante di 37 gradi centigradi Gli esemplari maschi possono pesare anche 300kg e le femmine 140 kg. Nel periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre partoriscono un solo cucciolo. Le madri riconoscono i piccoli attraverso l’olfatto e soprattutto attraverso versi e richiami. Spesso si vedono nella zona sciacalli dalla gualdrappa e iene brune che attentano alla vita dei cuccioli. Lo svezzamento dura circa 11 mesi, dopo di che le otarie hanno una dieta basata sul pesce e ne consumano una quantità pari al 10% del loro peso. Ogni anno viene eseguito un abbattimento controllato delle Otarie (culling) per mantenerne un numero accettabile, accettabile soprattutto da parte dei pescatori delle coste che nelle otarie vedono una costante minaccia. Le pelli sono lavorate per poi rifornire il mercato europeo, l’olio viene esportato in tutto il mondo, la carne viene spedita a Taiwan, i genitali sono esportati verso i mercati asiatici e il resto è utilizzato per ricavare una poltiglia proteica usata per nutrire gli animali da allevamento.


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Damaraland - Twyfelfontein & Elefanti (150 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Eco Glamper Camp Pensione completa

Bella giornata tra natura e cultura alla scoperta di questa regione rinomata non solo per il suo straordinario sito Patrimonio dell’Unesco di Twyfelfontein ove antiche incisioni rupestri, risalenti al Paleolitico, hanno dato vita ad uno dei Musei all’aperto di maggior interesse al mondo ma anche per i rari elefanti e rinoceronti del deserto. Il fotosafari è davvero piacevole ed emozionante e si svolge prettamente lungo i letti secchi dei fiumi effimeri della regione. Oltre alla bellezza dei pachidermi, che si sono adattati a condizioni veramente estreme, si potrà godere dei panorami unici di una delle zone più belle ed affascinanti della Namibia. Damaraland Nel Namib settentrionale, le sporadiche sorgenti e i fiumi effimeri creano strisce verdi e umide in cui vivono animali selvatici, uomini e bestiame. Procedendo verso l’interno dalle dune e dalle pianure della spoglia Skeleton Coast, il terreno s’innalza gradualmente generando prima alcune selvagge montagne desertiche, poi gli altopiani dalla vegetazione a macchia della Namibia Centrale. Questa è la zona denominata Damaraland il cui nome deriva dell’etnia dei Damara. I suoi grandi spazi sono una delle ultime aree faunistiche non ufficiali dell’Africa, dove si possono ancora vedere gli animali vagare liberamente al di fuori dei parchi e delle riserve protette. Il Damaraland offre anche molte bellezze naturali tra cui il massiccio del Brandberg che culmina con la vetta più alta della Namibia – il Konigstein, alto 2573 m. Insieme a Twyfelfontein e allo Spitzkoppe, il Brandberg custodisce siti preistorici con alcune delle pitture e incisioni rupestri più belle del continente. Twyfelfontein la zona più conosciuta del Damaraland è la zona di Twyfelfontein. I Damara, che un tempo vivevano in questa zona, la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome è stato cambiato in Twyfelfontein – che significa “fontana dubbiosa”, dal primo colono bianco, che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per essere un valido supporto per l’allevamento del bestiame. Nel 1952 la zona è stata dichiarata monumento nazionale per i suoi tesori artistici. Twyfelfontein è conosciuta per l’abbondanza di graffiti e pitture rupestri situate in una valle di arenaria rossa. Si crede che i graffiti risalgano a circa 6000 anni fa. In totale vi sono oltre 2500 graffiti divisi in sei categorie o fasi, fino al XIX secolo. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia d’immagini presenti. Le pitture e le incisioni rupestri hanno un’origine incerta e le ipotesi sulle loro origini abbondano. Purtroppo non esiste un modo affidabile di datarle senza distruggerle. Si può dedurre che gli artisti fossero nomadi che vivevano di caccia e di raccolta e che non conoscessero l’agricoltura né la ceramica. La maggior parte delle pitture rupestri riflette il rapporto tra gli esseri umani e la natura. Alcune sono rappresentazioni stilizzate, ma nella maggior parte dei casi riproducono fedelmente e con grande abilità le persone e gli animali della regione. I temi ricorrenti comprendono il ruolo delle donne e degli uomini, battute di caccia e pratiche di medicina naturale. Le pitture si possono raggruppare in tre periodi distinti: le più antiche sembrano riflettere un periodo di nomadismo durante il quale le popolazioni si dedicavano prevalentemente alla caccia. Le opere successive, che rivelano un netto miglioramento artistico, suggeriscono pacifiche incursioni di gruppi provenienti da altre zone, forse San o Khoi-Khoi. L’ultimo stadio indica un impoverimento dell’espressione artistica dovuto forse a una perdita d’interesse verso il genere. Le tonalità del rosso si ottenevano principalmente macinando ossidi di ferro e aggiungendo a questa polvere un po’ di grasso animale per formare una pasta adesiva. I pigmenti bianchi erano ricavati dalla silice, dal quarzo in polvere e dalle argille bianche ed erano per natura meno adesivi di quelli rossi. Gli artisti applicavano i colori alla roccia usando le dita, bastoncini e pennelli ricavati con peli d’animali. L’arte rupestre ha la particolarità di essere ammirata nel luogo della sua creazione. L’osservatore attento potrà dunque farsi un’idea dell’ambiente che ha ispirato i dipinti.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Probabilmente la zona più conosciuta del Damaraland è la zona di Twyfelfontein. I Damara, che un tempo vivevano in questa zona, la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome è stato cambiato in Twyfelfontein, che significa “fontana dubbiosa”, dal primo colone bianco che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per rappresentare un valido supporto per la natura circostante. Nel 1952 la zona è stata dichiarata monumento nazionale, non per la sua acqua ma per i suoi tesori artistici; nel 2007 è diventato sito Unesco. Twyfelfontein è conosciuta per l’abbondanza di graffiti e pitture rupestri, petroglifici, situati in una valle a forma di U di arenaria rossa. Si crede che i graffiti risalgano a circa 6000 anni fa. In totale vi sono oltre 2500 graffiti, che sono stati divisi in 6 categorie o fasi, dal 300 aC sino al 19 secolo. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia di immagini presenti. Per visitare i petroglifici è obbligatorio essere accompagnati da una guida e si possono scegliere 2 percorsi: il Lion Man ed il Dancing Kudu, entrambi davvero belli ma solo il Dancing Kudu permette di vedere in modo inequivocabile i petroglifici dipinti. Il paesaggio attuale è frutto di processi erosivi durati milioni di anni che tagliarono profonde valli fluviali nei vecchi depositi desertici e, persino, negli strati di roccia sottostanti. L’erosione, inoltre, “tagliò” enormi rocce dalle montagne intorno a Twyfelfontein che, successivamente, precipitarono a valle, dando al luogo l’aspetto attuale. Le rocce presenti in loco forniscono una preziosa testimonianza dell’esistenza di bacini fluviali nel mezzo del deserto di Gondwana. L’area, in ogni caso, era essenzialmente desertica, come ci testimoniano le rocce di sabbia pietrificata presenti sul luogo. Tra queste particolare interesse destano, per la loro bellezza, le rocce che presentano increspature sabbiose, dovute principalmente all’azione del vento, successivamente pietrificate. Degne di nota, infine, sono particolari rocce, che presentano una superficie “crivellata” dagli agenti atmosferici. Il fenomeno è causato dal fatto che parti di questa roccia vengono “dissolte”, mentre altre non subiscono identico processo. Questo causa la nascita di “cavità” nella roccia e contribuisce a conferirne l’aspetto attuale. Dal 2007 è stato nominato Sito Patrimonio dell’Unesco.


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Damaraland / Foresta Pietrificata / Himba / Etosha Heights (310 km)

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Il tour si arricchisce oggi di un’altra giornata di incredibile valore. Ci si dirige verso una delle regioni più sorprendenti da un punto di vista faunistico, l'area del Parco Etosha. In un susseguirsi di bellissimi paesaggi si arriva ad incontrare e conoscere gli Himba, popolo bello e fiero ancor oggi semi-nomade. Senza dubbio una delle etnie più intriganti del continente africano che ha saputo mantenere antiche tradizioni, costumi ed usanze anche a dispetto delle continue interazioni con le popolazioni più civilizzate. Non mancherà una sosta per la visita della Foresta Pietrificata ove si potrà apprendere tante interessanti informazioni sulle fase geologiche del nostro Pianeta. Arrivo, nel pomeriggio inoltrato, nella Riserva Privata di Etosha Heights, una delle più grandi della Namibia, il cui bordo settentrionale confina per oltre 70 Km con il Parco Etosha. Gli animali sono liberi di muoversi a loro piacimento non essendoci alcuna recinzione. Petrified Forest La Foresta Pietrificata, a 40 km a ovest di Khorixas, è una zona di veld aperto e cosparso di tronchi pietrificati che arrivano a misurare 31 m di lunghezza e sei di circonferenza. Si calcola che abbiano all’incirca 260 milioni di anni. Gli alberi appartengono al gruppo delle Gimnosperme, lo stesso delle conifere, cicadacee e welwitschie. Poiché non vi sono resti di radici né di rami, si ritiene che i tronchi siano stai trasportati da un’alluvione. Vi sono una cinquantina di alberi, alcuni ancora parzialmente sepolti, perfettamente pietrificati dalla silice con tanto di corteccia e anelli. Nel 1950 il luogo fu dichiarato monumento nazionale. Himba Tra il XVI e il XVII secolo gli Herero, un popolo bantu dedito alla pastorizia, entrarono in Namibia provenienti dall’Angola e si stabilirono con le loro mandrie in quest’area rimanendovi per circa 200 anni. Dopo questo periodo, probabilmente a causa del sovrappopolamento dovuto alle varie ondate di immigrazione, la maggior parte di loro si mosse verso sud alla ricerca di pascoli più idonei e si disperse in tutta la parte centro settentrionale del paese dando vita a innumerevoli scontri con il popolo dei Nama, anch’essi allevatori e alla ricerca di pascoli. Nel XIX secolo a seguito di un’epidemia di peste bovina e delle vessazioni subite dai Nama Swartbooi, gli Herero rimasti in Kaokoland si trovarono costretti, per non morire di fame, a ripassare il confine con l’Angola e chiedere aiuto alla tribù locale degli Ngwambwe. Questi li ribattezzarono Himba, che nella loro lingua significa “coloro che chiedono l’elemosina”. Gli Himba rimasero in Angola per oltre un lustro, fino a quando un Herero di nome Vita, che accompagnava una spedizione scientifica, li trovò e decise di aiutarli. Dopo averli organizzati militarmente si mise a servizio del governo portoghese in Angola per combattere i ribelli, in cambio di armi e bestiame. Finalmente nel 1916, Vita e gli Himba furono in grado di attraversare il fiume Kunene, sconfissero i Nama e poterono ritornare a vivere nelle loro terre. Nel frattempo l’opera missionaria compiva quasi un secolo e il popolo Herero era stato convertito al Cristianesimo e aveva cambiato molte delle sue tradizioni; le differenze fra coloro che fino a cent’anni prima erano stati un solo popolo, erano ora insormontabili e i due popoli pur parlando la stessa lingua non si riunirono più, gli Herero continuarono nel loro percorso di modernizzazione, mentre gli Himba mantennero il nome adottivo e rifiutarono ogni tipo di influenza esterna per vivere secondo la loro cultura e tradizione. La società Himba si può definire un sistema teocratico dove il capo villaggio è anche il capo spirituale e l’amministrazione del villaggio (kraal) segue le regole religiose-tradizionali. La base della società Himba è la famiglia, spesso allargata agli zii e ai cugini, il termine villaggio è in realtà improprio, in quanto gli abitanti del kraal sono tutti parenti. Per questa ragione i rapporti fra i vari villaggi sono sempre numerosi e amichevoli per ragioni di matrimonio e d’affari. La loro religione si basa sul culto degli antenati: gli Himba ritengono che le anime dei morti abbiano poteri soprannaturali e siano il tramite tra i viventi e Dio, che chiamano Mukuru. Da qui deriva la necessità di mantenere buoni rapporti con le anime dei defunti seguendo e rispettando le tradizioni e chiedendo la loro benedizione attraverso il fuoco sacro detto Okuruwo. Questo è generalmente un unico ceppo ardente il cui mantenimento continuo è a cura del capo tribù e della sua prima moglie; durante le cerimonie sarà al fuoco sacro che il capo villaggio chiederà la benedizione degli antenati. L’economia degli Himba si basa quasi esclusivamente sull’allevamento del bestiame, essi sono pastori semi-nomadi e allevano principalmente mucche e capre. La loro dieta consiste quasi esclusivamente di latte cagliato (Omahere) e carne, principalmente di capra, le mucche infatti sono il loro patrimonio e vengono macellate solo per eventi importanti. Sono anche soliti barattare capre e manufatti per avere in cambio mais, zucchero ed oggetti d’ornamento personale. Le donne himba sono famose per il colore rosso della loro pelle che ungono con una crema ottenuta da burro e polvere d’ocra. Questo trattamento viene utilizzato per proteggere la pelle dal sole, dagli insetti e per assorbire il sudore e la polvere, (tutte le mattine l’ocra viene tolta e rimessa), e naturalmente come trattamento di bellezza. Gli Himba sono famosi anche per le loro acconciature chiamate erembe: i capelli delle donne vengono intrecciati con dell’extension di fibra di palma o crine di cavallo e le treccine così ottenute vengono avvolte da un tubicino di sottile pelle di capra che viene poi unta con l’ocra.

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Si pensa che questa popolazione arrivi addirittura dalla Nubia ed abbia incontrato molte culture africane ma che le più significative siano state proprio Masai e Samburu, con i quali condividono ancora l’uso della tintura ocra che cosparge il corpo, la cultura della mucca e la rottura dei denti incisivi. E’ difficile parlare di Himba senza incappare nel problema della convivenza fra moderno e tradizionale. Solo circa 3000 di loro ancora persistono nel vivere l’antica vita pastorale, percorrendo l’arido territorio semidesertico che il fiume Kunene separa dall’Angola, seguendo nella continua transumanza le mandrie di bovini, che sono la loro ricchezza, orgoglio, motivo di vita ed anche fonte di credenze religiose. L’isolamento territoriale e la mancanza di contatti con genti diverse hanno fatto si che gli Himba abbiano evoluto una forma sociale assolutamente originale. Costretti a continui spostamenti al seguito del bestiame, la loro struttura sociale si basa sulla famiglia allargata, ma con particolarità assolutamente uniche . Come in quasi tutte le società africane è l’anziano a reggere il comando della famiglia, ma nel clan uterino la discendenza è in via matrilineare che determina l’aspetto sociale e le relazioni interfamiliari e tra i vari gruppi. I giovani maschi portano i capelli rasati con un solo ciuffo in mezzo alla testa: il ciuffo viene lasciato crescere con l'età e viene pettinato in un'unica treccia (ondatu). Quando il giovane si sposa deve sempre nascondere i capelli con un berretto (ozondumbu) che si può togliere solo quando dorme ed in caso di lutto. Le giovani, invece, si fanno crescere i capelli che pettinano in due trecce rivolte in avanti, finché, con la pubertà, possono sciogliere i capelli in tante trecce. I capelli ed il corpo delle donne viene "truccato" e spalmato di grasso e di ocra ed altre erbe aromatiche. Bellissimo è l’anello di fidanzamento: una conchiglia (ozohumba) tenuta fra i seni, che viene pescata nei mari dell'Angola, e che è normalmente un gioiello di famiglia. Sono sempre pochi gli uomini presenti al villaggio perchè conducono i loro animali alla ricerca di un buon pascolo anche a decine di chilometri oltre il confine dei loro recenti. Al villaggio rimengono solo le donne, qualche vecchio troppo anziano o malandato ed i bambini ancora incapaci di seguire il padre o di portare al pascolo le capre. Le faccende domestiche sono ben divise: alle donne spetta tanto il compito di ricavare la quantità giornaliera di farina necessaria strofinando il mais su una pietra appuntita quanto quello di mungere le mucche; gli uomini hanno invece l’onere di occuparsi del pascolo del bestiame. L’acqua è spesso insufficiente e deve essere pompata dagli strati più profondi dei fiumi; se questo non è possibile gli Himba lasceranno il loro kraal alla ricerca di migliori condizioni di vita.


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Riserva Privata di Etosha Heights (45 km)

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La giornata odierna sarà scandita dalle attività di safari che saranno effettuate all'interno di questa meravigliosa ed immensa riserva. Seguiremo le orme dei rinoceronti e cercheremo di avvistare leoni, elefanti ma anche graziose giraffe e saltanti antilopi. I safari si svolgeranno all'alba e al pomeriggio inoltrato, quando è più facile avvistare gli animali, in veicoli 4x4 aperti appositamente modificati per questo genere di attività consentendo agli ospiti incontri ravvicinati indimenticabili. Il resto della giornata, tra un safari e l'altro, è a disposizione per momenti di puro relax ai bordi piscina e per godere della bellezza di questo meraviglioso lodge. Pernottamento. La distanza chilometrica odierna varia sensibilmente in base agli avvistamenti.

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Il Safarihoek Lodge sorge all'interno di una vastissima Riserva ai bordi sud-occidentali del Parco Etosha. Durante i safari non è raro scorgere elefanti, tantissime antilopi, incluse le rare roane e i possenti "eland", meravigliosi rinoceronti e con un po' di fortuna anche leoni ed altri predatori


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Parco Nazionale di Etosha (350 km)

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Splendida giornata dedicata al fotosafari alla scoperta dell’Etosha. In lingua Ovambo Etosha significa “il luogo dell’acqua asciutta”. Con un’estensione di 22.270 Kmq è uno dei parchi più grandi dell’Africa. Il Parco comprende l’Etosha Pan, una distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago risalente a circa 12 milioni di anni fa. A seguito di sconvolgimenti tettonici, il fiume Kunene, che lo alimentava, cambiò il suo corso dettandone così il prosciugamento. Pranzo nel parco. Cena e pernottamento al lodge. La distanza chilometrica odierna è variabile e dipendente dagli avvistamenti all'interno del Parco. Etosha National Park L’Etosha National Park è il primo parco fondato in Namibia nel 1907 e sicuramente uno dei migliori luoghi al mondo per osservare gli animali. Il suo nome significa “grande luogo bianco asciutto”, anche conosciuto come “la terra delle acque asciutte” e deriva dalla vasta depressione salina dalle sfumature bianche e verdastre chiamata Etosha Pan. Ma sono le foreste e le praterie circostanti a costituire un habitat tanto favorevole alla fauna del parco. L’Etosha National Park occupa una superficie di oltre 20 000 kmq, dove vivono 114 specie di mammiferi, 340 di uccelli, sedici di rettili e anfibi e un’innumerevole varietà d’insetti. Geologia L’Etosha Pan è un vastissimo deserto salino pianeggiante che per pochi giorni l’anno, per via delle piogge, si trasforma in una laguna poco profonda popolata da fenicotteri e pellicani bianchi. Quando si formò, dodici milioni di anni fa, era una depressione poco profonda alimentata dalle acque del fiume Kunene, ma i mutamenti climatici e tettonici verificatisi nel corso dei secoli hanno fatto abbassare il livello dell’acqua e creato questa depressione salina che ora si riempie d’acqua solo sporadicamente. Quando le precipitazioni sono abbondanti, essa è alimentata da fiumi effimeri detti oshanas e omiramba che sono valli fluviali fossili i cui corsi d’acqua scorrono talvolta sotto terra. Flora E Fauna La pianta più diffusa a Etosha è il Mopane, che circonda la depressione salina e costituisce circa 80% dell’intera vegetazione. Secondo la stagione si possono vedere nel parco elefanti, giraffe, zebre, antilopi saltanti (springbok), alcelafi rossi, gnu, orici (gemsbok), antilopi alcine, kudu maggiori, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, ghepardi e leopardi. Tra le specie in pericolo di estinzione vi sono l’impala dal muso nero e il rinoceronte nero. La densità degli animali è in relazione alla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Di pomeriggio si possono vedere gli animali che riposano sotto gli alberi. Le temperature estive possono raggiungere i 44ºC. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere le enormi otarde di Kori.

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In lingua Ovambo significa “il luogo dell’acqua asciutta”, l'Etosha National Park ha un'estensione di 22.270 Kmq ed è uno dei parchi più grandi dell'Africa e di tutto il mondo. I primi visitatori europei della zona furono gli inglesi Sir Francis Galton e Charles Andersson che lo attraversarono nel 1851. Rilevarono annotazioni riportando racconti fantastici. Nel 1907 il Governatore dell'Africa del Sud Ovest, Von Lindequist, dichiarò la zona di Etosha riserva, in quanto giudicava con preoccupazione la diminuzione di animali selvaggi nella regione, decimati da una caccia incontrollata e spietata, all’epoca la superficie della riserva sfiorava i 100.000 Kmq, più del quadruplo del parco dei nostri giorni. Nel 1958 fu dichiarato parco nazionale col nome di Etosha National Park. Il Parco comprende al suo interno l'Etosha Pan (6200 kmq), distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago (alimentato dal fiume Kunene) risalente a circa 12 milioni di anni fa. Quando, in seguito a movimenti tettonici che hanno interessato tutta l'area geografica dell'Africa sud occidentale, il fiume ha cambiato corso, il lago si è prosciugato. Il fondo dell'Etosha Pan è ricoperto per la maggior parte dell'anno da una crosta calcarea salata (fluoriti e salgemma), ma durante la stagione delle piogge (da novembre ad aprile) il bacino si riempie di uno strato d'acqua molto basso ed esteso (circa 830 kmq) e si formano numerosi laghetti che richiamano stormi di fenicotteri e numerosi animali all'abbeverata. Nel Parco Etosha si contano più di 300 specie d'uccelli e circa 120 specie di mammiferi di varie dimensioni. Una recinzione di circa 800 km è stata eretta nel 1973 per dare al parco un'area ben definita e far sì che gli animali non scappassero e danneggiassero i vicini insediamenti. Non solo, il recinto risultò indispensabile per la buona riuscita della vasta operazione di ripopolamento di animali che ha portato all’introduzione, fra gli altri, di 250 impala, 74 antilopi Roane e 52 rinoceronti neri. Per consentire agli animali di superare i momenti di massima siccità, sono state attivate 58 pozze d'acqua artificiali che vengono messe in funzione durante la stagione secca, dove è possibile osservare animali in quantità straordinarie. Ora il parco contiene più di 400 leoni e 2.400 elefanti, ma si contano innumerevoli antilopi saltanti e zembre. Inoltre ci sono 50 specie di serpenti (velenosi e non) e 340 specie di uccelli di cui 35 rapaci. All’interno del parco ci sono 3 rest camp statali Okaukejo, Halali e Namutoni. Questo rest camp è realizzato all’interno ed intorno ad un fortino costruito dai Tedeschi nel 1901 e distrutto tre anni dopo, durante una cruenta battaglia fra i Tedeschi ed i guerrieri Ovambo. Il fortino è stato ricostruito e restaurato nel 1957, prima dell'apertura del parco: la sosta è molto suggestiva alle luci dell'alba o del tramonto, con le mura bianche che si tingono di rosa, al suono della tromba della sveglia o della ritirata. Recentemente è stato costruito il primo camp di lusso all’interno del parco “l’onkoshi” camp, situato nella zona adiacente al forte di Namutoni. Il parco nazionale di Etosha, oltre che per la sua flora e la sua fauna, è anche una “meraviglia geologica”. Il parco occupa una pianura, situata a circa 1200 m s.l.m. e morfologicamente appartenente al bacino dell’Ovambo, mentre la parte più bassa di questo piatto bacino è occupata dalla salina dell’Etosha. La parte occidentale del parco, invece, situata intorno alla zona di Otjivasandu è caratterizzata da un paesaggio collinoso e, geologicamente, risale al periodo del Precambriano. La formazione dell’attuale salina comincia con l’era glaciale di Gondwana. Dove ora c’è il deserto, una volta si trovavano enormi ghiacciai. A causa del loro peso e del loro movimento questi ghiacciai hanno profondamente segnato la regione, tanto da poterne riscontrare gli effetti ai giorni nostri. Quando il clima cambiò e i ghiacci cominciarono a sciogliersi e lasciarono il posto alle sabbie, che, solidificandosi, diventarono la distesa di arenaria di Etjo, presente in loco a soli 200m sotto il livello attuale della zona. Con la frammentazione di Gondwana ed il successivo innalzamento di parti della crosta, l’aspetto “a bacino” si accentuò. In contemporanea, l’accresciuto gradiente tra le terre più alte ed il bacino dell’Ovambo causò un’accentuazione del fenomeno dell’erosione, dovuta a rivi provenienti principalmente dalle montagne circostanti e dagli altopiani dell’Angola meridionale. I detriti fluviali provenienti da queste zone si depositarono principalmente sulle sommità del deserto sabbioso che copriva la zona all’epoca. Al centro del bacino, invece si formò un grande lago. Quest’enorme quantità d’acqua venne drenata da fiumi quali l’Hoanib e trasportata a occidente verso l’Atlantico. Soprattutto nell’alto corso del fiume troviamo profondi canyon, la cui origine risulta difficilmente spiegabile se non attraverso l’ipotesi presentata in precedenza, cioè quella dell’esistenza di massicce presenze fluviali. La diminuzione degli affluenti del lago e l’innalzamento climatico provocò, in seguito, la saturazione salina delle acque. I sali, dunque, iniziarono a formare una crosta salina sul fondo di questo lago, la “grande distesa bianca”. Al giorno d’oggi, tale distesa è molto più piccola di una volta, all’incirca 120 Km per 72 Km, ma quando piove abbondantemente il lago “torna a vivere” grazie agli animali selvaggi che qui vengono ad abbeverarsi. Anche al giorno d’oggi è possibile ammirare i processi geologici che interessano l’area. La deflazione, l’azione erosiva dovuta al vento, soffia fuori dal bacino le polveri ivi presenti e crea, tutt’intorno, dune a mezzaluna, a testimonianza dell’attualità di questo fenomeno. Presso il bordo meridionale della zona, invece troviamo numerose sorgenti acquifere di contatto. Avendo parlato dell’estrema siccità della zona, com’è possibile tutto questo? La spiegazione, ancora una volta, risiede nella natura del terreno. L’acqua presente nelle zone circostanti, come la zona montagnosa dell’Otavi e la catena montuosa dell’Outjo, scorre lentamente al di sotto della salina sino ai suoi bordi più meridionali. A questo punto, trasportata da queste falde acquifere, incontra una zona di maggiore impermeabilità, situata, appunto, ai bordi meridionali della distesa e ne viene “spinta fuori”, salendo in superficie e dando origine alla sorgente. Queste “particolari” sorgenti, tuttavia, non sono le uniche. All’incirca a 2 km a sud di Namutoni, infatti troviamo la fontana di Klein Namutoni. Nonostante la conseguenza sia pressoché la stessa che nel caso precedente, cioè l’affioramento di acque sotterranee, in questo caso il meccanismo è sensibilmente differente. Qui, infatti, dobbiamo immaginare che l’acqua sia compressa tra due strati impermeabili. In idrologia, questa situazione è definita falda acquifera artesiana confinata. In questi casi, l’acqua risulta sottoposta ad altissima pressione, per cui, appena questa trova un “punto debole”, viene spinta verso la superficie, e, nel nostro caso, dà vita alla pozza di Klein Namutoni, vivificata dalle specie che qui si recano a bere. Altra affascinate, probabilmente unica, sorgente acquifera della zona si trova presso Kalkheuvel. La zona è ricoperta di frammenti di crostoni calcarei che una volta coprivano vaste aree intorno alla salina di Etosha. Geologicamente, queste distese rocciose risalgono alla sequenza del Kalahari e prendono il nome di hammada, parola che deriva dall’arabo hāmid, che significa “morte, senza vita”. La zona, tuttavia è tutto tranne che senza vita, poiché qui è possibile ammirare un continuo via vai di animali che vengono ad abbeverarsi, offrendo uno spettacolo unico nel suo genere. Altro luogo d’interesse della zona, infine, è rappresentato dalla pozza di Moringa, presso il rest camp di Halali. Qui, infatti, è possibile osservare la selvaggina che và ad abbeverarsi comodamente seduti su rocce risalenti al periodo di Damara, 750 milioni di anni fa. Queste rocce, dette stromatoliti, sono la preservazione del metabolismo di antichi organismi, come alghe e batteri, che testimoniano in che modo la vita come oggi la conosciamo, ricca d’ossigeno, sia stata resa possibile dagli organismi di allora. La pianta più diffusa nell’Etosha è il Mopane, che circonda il Pan e costituisce circa l’80% dell’intera vegetazione. Nel parco crescono anche acacie eriolobe, Tamboti e altri alberi. A seconda della stagione, nel parco si vedono elefanti, giraffe, zebre, springbok, alcelafi, gnu, orici, antilopi alcine, kudu, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, leopardi e ghepardi. Tra le specie in pericolo di estinzione ci sono l’impala dal muso nero ed il rinoceronte nero. La densità degli animali dipende dalla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e poco piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere enormi otarde di Kori, che raggiungono anche i 30 Kg. Il parco Etosha prende il nome dalla depressione salina che si trova al suo interno. Nei secoli mutamenti della crosta terrestre e del clima hanno portato al prosciugamento di questo lago. Il fiume Kunene un tempo riversava le sue acque in questo lago ma, come possiamo vedere oggi, il suo corso è cambiato e prosegue lungo il confine con l’Angola fino a “morire” nell’oceano Atlantico. Vi è una leggenda molto particolare ed anche un pò triste sulla formazione del lago. La leggenda narra che molto tempo fa la terra del popolo San venne invasa da popolazione straniere che rubarono la terra ai nativi. Stufi delle angherie subite i San seguirono le impronte di un gruppo di invasori e li uccisero con le loro frecce. La leggenda prosegue dicendo che i San uccisero gli uomini ed i bambini ma non le donne che, a causa del dolore per la perdita dei loro cari, piansero così tanto da inondare la zona. Quando poi il sole sorse prosciugò il neonato lago ma il sale contenuto nelle lacrime rimase a testimonianza della sofferenza delle donne che lì persero i loro mariti e figli. Nonostante il parco Kruger sia uno dei più famosi e sicuramente il più “vecchio” parco d’Africa, il parco nazionale Etosha ha compiuto i suoi primi 100 anni nel 2007. I festeggiamenti per il suo primo centenario sono stati inebrianti sia per il piacere che questo evento ha regalato ai namibiani sia per la consapevolezza che l’Etosha è uno dei parchi africani meglio gestiti ed amministrati. I parchi namibiani generano quasi 2 miliardi di dollari namibiani l’anno ed il Parco Etosha da solo ne sviluppa il 50% circa. Il parco ha assistito al raggiungimento di risultati davvero importanti nella preservazione di specie a rischio d’estinzione tanto che oggi può anche fornire fauna ad altri parchi che ne sono sprovvisti o che ne hanno un numero molto basso. Nel 2006 sono stati translocati un numero importante di animali dall’Etosha per essere reintrodotti nell’area del Kunene, area in cui in tempo erano numerosi. Sono stati anche donati 10 esemplari di rinoceronte nero alla Zambia, paese che sta vivendo una difficile situazione legata al dilagare del bracconaggio. Gli studi del Ministero dell’Ambiente e del Turismo hanno sottolineato l’importanza che il turismo ha nel PIL del paese. I responsabili hanno quindi decretato un investimento importante per migliorare la qualità dei safari e dei servizi offerti creando i presupposto per uno sviluppo turistico importante ma sostenibile della destinazione. I futuri investimenti prevedono l’apertura di nuovi gate d’entrata al parco, l’apertura al pubblico della zona ovest del parco (prima ristretta solo agli operatori specializzati) e la costruzione in quest’area di eco-lodges. Verranno realizzati degli hides (luoghi dove avvistare gli animali da vicino nascosti dal contesto naturale) nelle pozze di Kalheuwel, Homob e Nuamses. I turisti potranno parcheggiare le auto e raggiungere gli hides attraverso un percorso protetto. Nella zona da Okerfontein fino a Leeunes e la penisola di Stinkwater verranno organizzati dei percorsi a piedi guidati. Grande novità sarà quella dell’apertura di rotte e piste per soli mezzi 4x4 con guide accreditate, per offrire fotosafari più esclusivi. Si organizzeranno moon walk sull’Etosha Pan durante le notti di luna piena e sono già attivi i safari notturni. È anche la vaglio la possibilità di allungare le ore di permanenza nel parco estendendo l’apertura di 2 ore: una prima dell’alba ed una dopo il tramonto. Insomma questo parco sta davvero facendo passi da gigante e sono fermamente convinto che i progetti per il miglioramento del parco e dei livelli turistici porteranno a grandi successi.


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Etosha Heights / Central Namibia / Windhoek (480 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Avani Windhoek Hotel Pensione completa

Prima colazione/brunch e rientro a Windhoek percorrendo in quasi tutta la sua lunghezza l'altopiano centrale. Pranzo/Spuntino in corso di trasferimento. Arrivo nel pomeriggio inoltrato a Windhoek e sistemazione in hotel. Cena in hotel o in ristorante locale. Pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Windhoek è la capitale della Namibia. Importante centro per il commercio delle pelli di pecora, Windhoek era in origine residenza di un capo Nama che sconfisse gli abitanti Herero della regione nel XIX secolo. La Germania occupò la regione nel 1885, e la città divenne sede del governo coloniale nel 1892, come capitale della colonia dell'Africa Tedesca del Sud-Ovest. Durante la I guerra mondiale Windhoek venne occupata dalle truppe sudafricane. Storia La città di Windhoek è tradizionalmente conosciuta con due nomi: Ai-Gams per i Nama (il nome fa riferimento alle sorgenti calde che un tempo facevano parte della città) e Otjomuise (che significa "posto del vapore") per gli Herero. I primi insediamenti a Windhoek si devono all'acqua delle sue sorgenti calde. A metà dell'800 il Capitano Jan Jonker Afrikaner si insediò vicino a una delle principali sorgenti calde, situata nell'odierna Klein-Windhoek, un sobborgo ricco della città. Ci sono diverse teorie su come Ai-Gams/Otjomuise ottenne il suo nome attuale. La maggioranza ritiene che Windhoek derivi dal termine Afrikaans Wind-Hoek, che significa "angolo ventoso". Si pensa anche che gli Afrikaner diedero il nome alla città ispirandosi alle Montagne Winterhoek, a Tulbagh in Sudafrica, da dove provenivano i primi coloni Afrikaner. In quei giorni Windhoek era il punto di contatto tra i Nama guidati da Jan Jonker Afrikaner e gli Herero. A Windhoek, gli Afrikaner costruirono una chiesa in pietra da 500 posti, che venne usata anche come scuola. Due missionari renani, Hugo Hahn e Heinrich Kleinschmidt, iniziarono a lavorarvi negli anni 1840. Vennero creati dei giardini e per un certo periodo Windhoek prosperò, ma la guerra tra Nama ed Herero alla fine portò alla distruzione della città. Dopo una lunga assenza, Hahn visitò nuovamente Windhoek nel 1873 e rimase sgomento nel vedere che niente restava dell'antica prosperità della città. Nel giugno 1885, un botanico svizzero vi trovò solo sciacalli e faraone affamate tra alberi da frutto trascurati. Nel 1878, i britannici si annessero la Baia di Walvis e la incorporarono nel Capo di Buona Speranza nel 1884, ma il Regno Unito non era interessato a estendere la sua influenza all'interno dell'Africa. Una richiesta dei mercanti di Luderitzbucht risultò nella dichiarazione di un protettorato tedesco sull'Africa Tedesca del Sudovest nel 1884. La colonia tedesca venne posta in essere con la determinazione dei suoi confini nel 1890 e la Germania inviò un corpo di protezione, chiamato Schutztruppe, agli ordini del Maggiore Curt von François, per mantenervi l'ordine. Von François posizionò la sua guarnigione a Windhoek, situata strategicamente come cuscinetto tra Nama ed Herero, mentre le dodici sorgenti fornivano acqua per le coltivazioni. L'odierna Windhoek venne fondata il 18 ottobre 1890, quando Von François posò la prima pietra del forte che viene oggi chiamato Alte Feste (Vecchia Fortezza). Nei quattordici anni seguenti Windhoek si sviluppò lentamente, e vennero eretti solo gli edifici governativi e privati ritenuti essenziali. A Klein-Windhoek, degli appezzamenti vennero allocati ai coloni, che iniziarono coltivazioni in piccola scala di frutta e tabacco e l'allevamento di bovini. Dopo il 1907, lo sviluppo accelerò grazie a immigranti dal resto del paese e anche dal di fuori. Ci fu anche un grosso afflusso di coloni occidentali provenienti da Germania e Sudafrica. Aree commerciali vennero erette lungo la Kaiser Strasse, l'odierna Independence Avenue, e lungo la catena montuosa che domina la città con i suoi tre attraenti castelli. Mainstreet in Windhoek L'era coloniale tedesca giunse alla fine durante la I guerra mondiale, quando le truppe sudafricane, nel maggio 1915, occuparono Windhoek per conto dei britannici. Nei cinque anni seguenti un governo militare amministrò la Namibia. Lo sviluppo di Windhoek e del paese in generale giunse ad un punto d'arresto. Dopo la II guerra mondiale lo sviluppo di Windhoek riprese velocità, mentre sempre più denaro diventava disponibile per migliorare il clima economico. Dopo il 1955 vennero intrapresi grandi progetti pubblici, come la costruzione di nuove scuole e ospedali, l'asfaltatura delle strade cittadine (iniziata nel 1928), e la costruzione di dighe e condutture per stabilizzare finalmente l'approvvigionamento di acqua. Con l'indipendenza della Namibia dal vecchio regime coloniale sudafricano dell'apartheid, nel 1990, la città sperimentò un nuovo vento di cambiamenti che portò ad una crescita e sviluppo accelerati. Windhoek divenne sede del primo governo democraticamente eletto della Repubblica di Namibia, guidato dal presidente Sam Nujoma. Windhoek è gemellata con Trossingen (Germania).


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Windhoek / Italia (50 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Prima colazione

Prima colazione. Al mattino potrebbe esserci del tempo a disposizione per una visita orientativa della città prima del trasferimento verso l'aeroporto di Windhoek. Rientro in Italia con i voli prescelti. Pasti e pernottamento a bordo. Arrivo a destinazione nel corso del 17° giorno.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


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