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Panorama Namibiano Glamping

Durata 13 giorni, 10 notti
QUOTE A PARTIRE DA: 3977
  • Il Diamante
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Esclusiva il Diamante

Descrizione del tour

Da quasi 20 anni il tour “Panorama Namibiano” rappresenta la punta di diamante della nostra ampia e variegata offerta per la Namibia. Siamo orgogliosi di poter offrire, in esclusiva per il mercato italiano, due nuovi GLAMPING CAMP. Il termine "Glamping" nasce dalla fusione di due parole anglosassoni, "Glamorous" e "Camping", ed indica un nuovo modo di viaggiare, molto di tendenza nei giorni nostri, chic ma al tempo stesso rispettoso dell'ambiente e che ridefinisce il senso del lusso rivedendo così completamente il vecchio modo di fare viaggi avventura. Questi campi sorgono in due delle zone più affascinanti della Namibia, nel cuore del Damaraland e nell'antico deserto del Namib. L'itinerario, unico ed esclusivo, si avvale poi di tanti altri “plus” a partire dal veicolo 4x4 appositamente modificato per raggiungere gli angoli più belli del paese. Non ci affidiamo a guide stagionali ma solo a guide italiane di altissimo livello da noi selezionate e in esclusiva per il Diamante. Nell'area dell'Etosha, la vasta Riserva Privata di Etosha Heights, ai confini del Parco, senza alcuna barriera a sancire confini, offre una presenza di animali addirittura superiore rispetto al parco stesso. Nel Damaraland siamo lontani da qualsiasi altro insediamento e vicinissimi ai fiumi dove poter ammirare i rari elefanti del deserto. Panorama Namibiano Glamping è un viaggio intenso per scoprire con noi la Namibia più bella.

Luoghi visitati

Windhoek, Naankuse Lodge, Safarihoek - Etosha Heights, Twyfelfontein, Swakopmund, Namib Naukluft Park, Deserto del Kalahari

Paesi visitati



Itinerario Giornaliero

1

Italia / Windhoek

Partenza dall'aeroporto prescelto con voli di linea via scalo internazionale con pasti e pernottamento a bordo.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE


2

Windhoek - N/a’an ku sê (Naankuse) Lodge (50 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Naankuse Lodge Pranzo e cena

All'arrivo disbrigo delle formalità d'ingresso ed incontro con la guida locale di lingua italiana. Partenza con i nostri esclusivi veicoli overland 4x4 alla volta del Naankuse Wildlife Sanctuary situato a circa 50Km dal centro città. Pranzo incluso (orario di arrivo permettendo). Nel pomeriggio si prende parte ad una prima straordinaria attività di safari alla ricerca delle specie animali a più alto rischio d'estinzione. Non si esclude che durante quest'attività si possano scorgere leoni, linci, leopardi, licaoni e svariate specie di antilopi. Cena e pernottamento in lodge e/o nelle ville situate all'interno della vasta riserva.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il licaone (Lycaon pictus), detto anche cane selvatico africano, è un canide diffuso nell'Africa sub-sahariana, il canide più grande, unico rappresentante del genere Lycaon, che si distingue dal genere Canis sia per il minor numero di dita che per la dentizione, tipicamente ipercarnivora. Classificato dalla IUCN come specie a rischio, a causa della sua scomparsa in gran parte del suo areale storico. La popolazione attuale consiste di circa 39 subpopolazioni contenenti 6,600 adulti, di cui solo 1,400 sessualmente maturi. Il declino di queste popolazioni continua tuttora, principalmente a causa della frammentazione del suo habitat. È una specie altamente sociale, in quanto vive in branchi, con gerarchie separate per i maschi e per le femmine. Al contrario della maggior parte dei mammiferi carnivori gregari, sono le femmine e non i maschi a lasciare il branco d'origine una volta raggiunta la maturità sessuale, e ai cuccioli è permesso mangiare per primi sulle carcasse. Il licaone è un predatore diurno, specializzato alla caccia alle antilopi, che cattura attraverso l'inseguimento condotto fino allo sfinimento dell'erbivoro. Come gli altri canidi, rigurgita il cibo per i cuccioli, ma estende questo comportamento anche agli adulti, fino al punto di rendere l'azione un fondamento della coesione sociale. Ha pochi nemici in natura, sebbene la predazione da parte dei leoni è un caso frequente di morte, mentre le iene macchiate, spesso gli derubano il cibo. Sebbene non appaia frequentemente nei racconti e nei miti africani come altri carnivori, venne rispettato nelle diverse culture di caccia e raccolta, in particolare, sia presso gli egizi predinastici che i san.


3

Naankuse / Okahandja / Etosha area (590 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Safarihoek Lodge o similare Pensione completa

Prima colazione e partenza in direzione nord verso l'area del rinomato parco Etosha. Lungo il percorso sostiamo presso il mercatino artigianale del legno di Okahandja. Pranzo lungo il percorso. Al termine proseguiamo il nostro percorso verso il settore sud-occidentale del Parco Etosha dove all'interno di una vasta riserva privata è situato il nostro esclusivo lodge. Tempo permettendo effettueremo un'attività al tramonto nell'hide, un vero e proprio "nascondino" dove poter ammirare da pochissima distanza animali all'abbeverata. Cena e pernottamento.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Okahandja è una cittadina nella Namibia centrale, a nord di Windhoek sulla strada statale B1, nella regione di Otjozondjupa. Il nome significa "il luogo dove due fiumi si uniscono a formarne uno più grande". La città svolge il ruolo di centro amministrativo per il popolo Herero. È anche la sede del National Institute for Educational Development (NIED), una istituzione creata dopo l'indipendenza con lo scopo di definire la nuova struttura del sistema scolastico namibiano dopo la fine dell'apartheid. Il primo insediamento in questa zona fu creato intorno al 1800 da un gruppo formato da indigeni delle etnie Herero e Nama. Il primo europeo a mettervi piede fu un sacerdote tedesco di nome Heinrich Schmelen, nel 1827, che ribattezzò il luogo "speranza di Schmelen". In 1844, i due missionari Heinrich Kleinschmidt e Carl Hahn furono assegnati alla cittadina in modo permanente, e vi costruirono una chiesa. La missione vera e propria fu costruita nel 1850 da Friedrich Kolbe, ma fu distrutta dopo pochi mesi dai Nama guidati da Jan Jonker Afrikaner, che era in conflitto con gli Herero e voleva dissuadere i tedeschi dall'interferire. Una nuova missione fu fondata nel 1870, e sopravvisse fino al 1890. La colonizzazione vera e propria ebbe luogo nel 1894 (anno che viene ricordato come data della fondazione ufficiale della città), quando i tedeschi edificarono la prima base militare nella zona. Nel 1909 vi fu costruita una stazione della ferrovia TransNamib, che contribuì alla crescita economica della città. A Okahandja si incontrano la strada statale B1, diretta alla capitale Windhoek, e la B2, diretta a Swakopmund. Vi si trova anche una fermata della ferrovia TransNamib. Okahandja è una tappa frequente per i turisti che provengono dal Waterberg Plateau o dal parco Etosha diretti a Windhoek (o viceversa). La principale attrazione è costituita da due mercati all'aperto dove si possono acquistare prodotti artigianali locali; il più rinomato dei due è quello situato a sud della città. Molti dei prodotti in vendita in questi mercati, sempre più orientati ai turisti, provengono in realtà dallo Zimbabwe, dove sono realizzati a costi inferiori. A Okahandja sono sepolti alcuni personaggi importanti della storia della Namibia: Willem Meherero, Jan Jonker e Hosea Kutako.


4

Riserva Privata di Etosha Heights (45 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Safarihoek Lodge o similare Pensione completa

La giornata odierna sarà scandita dalle attività di safari che saranno effettuate all'interno di questa meravigliosa ed immensa riserva. Seguiremo le orme dei rinoceronti e cercheremo di avvistare leoni, elefanti ma anche graziose giraffe e saltanti antilopi. I safari si svolgeranno all'alba e al pomeriggio inoltrato, quando è più facile avvistare gli animali, in veicoli 4x4 aperti appositamente modificati per questo genere di attività consentendo agli ospiti incontri ravvicinati indimenticabili. Il resto della giornata, tra un safari e l'altro, è a disposizione per momenti di puro relax ai bordi piscina e per godere della bellezza di questo meraviglioso lodge. Pernottamento. La distanza chilometrica odierna varia sensibilmente in base agli avvistamenti.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il Safarihoek Lodge sorge all'interno di una vastissima Riserva ai bordi sud-occidentali del Parco Etosha. Durante i safari non è raro scorgere elefanti, tantissime antilopi, incluse le rare roane e i possenti "eland", meravigliosi rinoceronti e con un po' di fortuna anche leoni ed altri predatori


5

Parco Nazionale di Etosha (350 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Safarihoek Lodge o similare Pensione completa

Splendida giornata dedicata al fotosafari alla scoperta dell’Etosha. In lingua Ovambo Etosha significa “il luogo dell’acqua asciutta”. Con un’estensione di 22.270 Kmq è uno dei parchi più grandi dell’Africa. Il Parco comprende l’Etosha Pan, una distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago risalente a circa 12 milioni di anni fa. A seguito di sconvolgimenti tettonici, il fiume Kunene, che lo alimentava, cambiò il suo corso dettandone così il prosciugamento. Pranzo nel parco. Cena e pernottamento al lodge. La distanza chilometrica odierna è variabile e dipendente dagli avvistamenti all'interno del Parco. Etosha National Park L’Etosha National Park è il primo parco fondato in Namibia nel 1907 e sicuramente uno dei migliori luoghi al mondo per osservare gli animali. Il suo nome significa “grande luogo bianco asciutto”, anche conosciuto come “la terra delle acque asciutte” e deriva dalla vasta depressione salina dalle sfumature bianche e verdastre chiamata Etosha Pan. Ma sono le foreste e le praterie circostanti a costituire un habitat tanto favorevole alla fauna del parco. L’Etosha National Park occupa una superficie di oltre 20 000 kmq, dove vivono 114 specie di mammiferi, 340 di uccelli, sedici di rettili e anfibi e un’innumerevole varietà d’insetti. Geologia L’Etosha Pan è un vastissimo deserto salino pianeggiante che per pochi giorni l’anno, per via delle piogge, si trasforma in una laguna poco profonda popolata da fenicotteri e pellicani bianchi. Quando si formò, dodici milioni di anni fa, era una depressione poco profonda alimentata dalle acque del fiume Kunene, ma i mutamenti climatici e tettonici verificatisi nel corso dei secoli hanno fatto abbassare il livello dell’acqua e creato questa depressione salina che ora si riempie d’acqua solo sporadicamente. Quando le precipitazioni sono abbondanti, essa è alimentata da fiumi effimeri detti oshanas e omiramba che sono valli fluviali fossili i cui corsi d’acqua scorrono talvolta sotto terra. Flora E Fauna La pianta più diffusa a Etosha è il Mopane, che circonda la depressione salina e costituisce circa 80% dell’intera vegetazione. Secondo la stagione si possono vedere nel parco elefanti, giraffe, zebre, antilopi saltanti (springbok), alcelafi rossi, gnu, orici (gemsbok), antilopi alcine, kudu maggiori, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, ghepardi e leopardi. Tra le specie in pericolo di estinzione vi sono l’impala dal muso nero e il rinoceronte nero. La densità degli animali è in relazione alla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Di pomeriggio si possono vedere gli animali che riposano sotto gli alberi. Le temperature estive possono raggiungere i 44ºC. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere le enormi otarde di Kori.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

In lingua Ovambo significa “il luogo dell’acqua asciutta”, l'Etosha National Park ha un'estensione di 22.270 Kmq ed è uno dei parchi più grandi dell'Africa e di tutto il mondo. I primi visitatori europei della zona furono gli inglesi Sir Francis Galton e Charles Andersson che lo attraversarono nel 1851. Rilevarono annotazioni riportando racconti fantastici. Nel 1907 il Governatore dell'Africa del Sud Ovest, Von Lindequist, dichiarò la zona di Etosha riserva, in quanto giudicava con preoccupazione la diminuzione di animali selvaggi nella regione, decimati da una caccia incontrollata e spietata, all’epoca la superficie della riserva sfiorava i 100.000 Kmq, più del quadruplo del parco dei nostri giorni. Nel 1958 fu dichiarato parco nazionale col nome di Etosha National Park. Il Parco comprende al suo interno l'Etosha Pan (6200 kmq), distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago (alimentato dal fiume Kunene) risalente a circa 12 milioni di anni fa. Quando, in seguito a movimenti tettonici che hanno interessato tutta l'area geografica dell'Africa sud occidentale, il fiume ha cambiato corso, il lago si è prosciugato. Il fondo dell'Etosha Pan è ricoperto per la maggior parte dell'anno da una crosta calcarea salata (fluoriti e salgemma), ma durante la stagione delle piogge (da novembre ad aprile) il bacino si riempie di uno strato d'acqua molto basso ed esteso (circa 830 kmq) e si formano numerosi laghetti che richiamano stormi di fenicotteri e numerosi animali all'abbeverata. Nel Parco Etosha si contano più di 300 specie d'uccelli e circa 120 specie di mammiferi di varie dimensioni. Una recinzione di circa 800 km è stata eretta nel 1973 per dare al parco un'area ben definita e far sì che gli animali non scappassero e danneggiassero i vicini insediamenti. Non solo, il recinto risultò indispensabile per la buona riuscita della vasta operazione di ripopolamento di animali che ha portato all’introduzione, fra gli altri, di 250 impala, 74 antilopi Roane e 52 rinoceronti neri. Per consentire agli animali di superare i momenti di massima siccità, sono state attivate 58 pozze d'acqua artificiali che vengono messe in funzione durante la stagione secca, dove è possibile osservare animali in quantità straordinarie. Ora il parco contiene più di 400 leoni e 2.400 elefanti, ma si contano innumerevoli antilopi saltanti e zembre. Inoltre ci sono 50 specie di serpenti (velenosi e non) e 340 specie di uccelli di cui 35 rapaci. All’interno del parco ci sono 3 rest camp statali Okaukejo, Halali e Namutoni. Questo rest camp è realizzato all’interno ed intorno ad un fortino costruito dai Tedeschi nel 1901 e distrutto tre anni dopo, durante una cruenta battaglia fra i Tedeschi ed i guerrieri Ovambo. Il fortino è stato ricostruito e restaurato nel 1957, prima dell'apertura del parco: la sosta è molto suggestiva alle luci dell'alba o del tramonto, con le mura bianche che si tingono di rosa, al suono della tromba della sveglia o della ritirata. Recentemente è stato costruito il primo camp di lusso all’interno del parco “l’onkoshi” camp, situato nella zona adiacente al forte di Namutoni. Il parco nazionale di Etosha, oltre che per la sua flora e la sua fauna, è anche una “meraviglia geologica”. Il parco occupa una pianura, situata a circa 1200 m s.l.m. e morfologicamente appartenente al bacino dell’Ovambo, mentre la parte più bassa di questo piatto bacino è occupata dalla salina dell’Etosha. La parte occidentale del parco, invece, situata intorno alla zona di Otjivasandu è caratterizzata da un paesaggio collinoso e, geologicamente, risale al periodo del Precambriano. La formazione dell’attuale salina comincia con l’era glaciale di Gondwana. Dove ora c’è il deserto, una volta si trovavano enormi ghiacciai. A causa del loro peso e del loro movimento questi ghiacciai hanno profondamente segnato la regione, tanto da poterne riscontrare gli effetti ai giorni nostri. Quando il clima cambiò e i ghiacci cominciarono a sciogliersi e lasciarono il posto alle sabbie, che, solidificandosi, diventarono la distesa di arenaria di Etjo, presente in loco a soli 200m sotto il livello attuale della zona. Con la frammentazione di Gondwana ed il successivo innalzamento di parti della crosta, l’aspetto “a bacino” si accentuò. In contemporanea, l’accresciuto gradiente tra le terre più alte ed il bacino dell’Ovambo causò un’accentuazione del fenomeno dell’erosione, dovuta a rivi provenienti principalmente dalle montagne circostanti e dagli altopiani dell’Angola meridionale. I detriti fluviali provenienti da queste zone si depositarono principalmente sulle sommità del deserto sabbioso che copriva la zona all’epoca. Al centro del bacino, invece si formò un grande lago. Quest’enorme quantità d’acqua venne drenata da fiumi quali l’Hoanib e trasportata a occidente verso l’Atlantico. Soprattutto nell’alto corso del fiume troviamo profondi canyon, la cui origine risulta difficilmente spiegabile se non attraverso l’ipotesi presentata in precedenza, cioè quella dell’esistenza di massicce presenze fluviali. La diminuzione degli affluenti del lago e l’innalzamento climatico provocò, in seguito, la saturazione salina delle acque. I sali, dunque, iniziarono a formare una crosta salina sul fondo di questo lago, la “grande distesa bianca”. Al giorno d’oggi, tale distesa è molto più piccola di una volta, all’incirca 120 Km per 72 Km, ma quando piove abbondantemente il lago “torna a vivere” grazie agli animali selvaggi che qui vengono ad abbeverarsi. Anche al giorno d’oggi è possibile ammirare i processi geologici che interessano l’area. La deflazione, l’azione erosiva dovuta al vento, soffia fuori dal bacino le polveri ivi presenti e crea, tutt’intorno, dune a mezzaluna, a testimonianza dell’attualità di questo fenomeno. Presso il bordo meridionale della zona, invece troviamo numerose sorgenti acquifere di contatto. Avendo parlato dell’estrema siccità della zona, com’è possibile tutto questo? La spiegazione, ancora una volta, risiede nella natura del terreno. L’acqua presente nelle zone circostanti, come la zona montagnosa dell’Otavi e la catena montuosa dell’Outjo, scorre lentamente al di sotto della salina sino ai suoi bordi più meridionali. A questo punto, trasportata da queste falde acquifere, incontra una zona di maggiore impermeabilità, situata, appunto, ai bordi meridionali della distesa e ne viene “spinta fuori”, salendo in superficie e dando origine alla sorgente. Queste “particolari” sorgenti, tuttavia, non sono le uniche. All’incirca a 2 km a sud di Namutoni, infatti troviamo la fontana di Klein Namutoni. Nonostante la conseguenza sia pressoché la stessa che nel caso precedente, cioè l’affioramento di acque sotterranee, in questo caso il meccanismo è sensibilmente differente. Qui, infatti, dobbiamo immaginare che l’acqua sia compressa tra due strati impermeabili. In idrologia, questa situazione è definita falda acquifera artesiana confinata. In questi casi, l’acqua risulta sottoposta ad altissima pressione, per cui, appena questa trova un “punto debole”, viene spinta verso la superficie, e, nel nostro caso, dà vita alla pozza di Klein Namutoni, vivificata dalle specie che qui si recano a bere. Altra affascinate, probabilmente unica, sorgente acquifera della zona si trova presso Kalkheuvel. La zona è ricoperta di frammenti di crostoni calcarei che una volta coprivano vaste aree intorno alla salina di Etosha. Geologicamente, queste distese rocciose risalgono alla sequenza del Kalahari e prendono il nome di hammada, parola che deriva dall’arabo hāmid, che significa “morte, senza vita”. La zona, tuttavia è tutto tranne che senza vita, poiché qui è possibile ammirare un continuo via vai di animali che vengono ad abbeverarsi, offrendo uno spettacolo unico nel suo genere. Altro luogo d’interesse della zona, infine, è rappresentato dalla pozza di Moringa, presso il rest camp di Halali. Qui, infatti, è possibile osservare la selvaggina che và ad abbeverarsi comodamente seduti su rocce risalenti al periodo di Damara, 750 milioni di anni fa. Queste rocce, dette stromatoliti, sono la preservazione del metabolismo di antichi organismi, come alghe e batteri, che testimoniano in che modo la vita come oggi la conosciamo, ricca d’ossigeno, sia stata resa possibile dagli organismi di allora. La pianta più diffusa nell’Etosha è il Mopane, che circonda il Pan e costituisce circa l’80% dell’intera vegetazione. Nel parco crescono anche acacie eriolobe, Tamboti e altri alberi. A seconda della stagione, nel parco si vedono elefanti, giraffe, zebre, springbok, alcelafi, gnu, orici, antilopi alcine, kudu, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, leopardi e ghepardi. Tra le specie in pericolo di estinzione ci sono l’impala dal muso nero ed il rinoceronte nero. La densità degli animali dipende dalla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e poco piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere enormi otarde di Kori, che raggiungono anche i 30 Kg. Il parco Etosha prende il nome dalla depressione salina che si trova al suo interno. Nei secoli mutamenti della crosta terrestre e del clima hanno portato al prosciugamento di questo lago. Il fiume Kunene un tempo riversava le sue acque in questo lago ma, come possiamo vedere oggi, il suo corso è cambiato e prosegue lungo il confine con l’Angola fino a “morire” nell’oceano Atlantico. Vi è una leggenda molto particolare ed anche un pò triste sulla formazione del lago. La leggenda narra che molto tempo fa la terra del popolo San venne invasa da popolazione straniere che rubarono la terra ai nativi. Stufi delle angherie subite i San seguirono le impronte di un gruppo di invasori e li uccisero con le loro frecce. La leggenda prosegue dicendo che i San uccisero gli uomini ed i bambini ma non le donne che, a causa del dolore per la perdita dei loro cari, piansero così tanto da inondare la zona. Quando poi il sole sorse prosciugò il neonato lago ma il sale contenuto nelle lacrime rimase a testimonianza della sofferenza delle donne che lì persero i loro mariti e figli. Nonostante il parco Kruger sia uno dei più famosi e sicuramente il più “vecchio” parco d’Africa, il parco nazionale Etosha ha compiuto i suoi primi 100 anni nel 2007. I festeggiamenti per il suo primo centenario sono stati inebrianti sia per il piacere che questo evento ha regalato ai namibiani sia per la consapevolezza che l’Etosha è uno dei parchi africani meglio gestiti ed amministrati. I parchi namibiani generano quasi 2 miliardi di dollari namibiani l’anno ed il Parco Etosha da solo ne sviluppa il 50% circa. Il parco ha assistito al raggiungimento di risultati davvero importanti nella preservazione di specie a rischio d’estinzione tanto che oggi può anche fornire fauna ad altri parchi che ne sono sprovvisti o che ne hanno un numero molto basso. Nel 2006 sono stati translocati un numero importante di animali dall’Etosha per essere reintrodotti nell’area del Kunene, area in cui in tempo erano numerosi. Sono stati anche donati 10 esemplari di rinoceronte nero alla Zambia, paese che sta vivendo una difficile situazione legata al dilagare del bracconaggio. Gli studi del Ministero dell’Ambiente e del Turismo hanno sottolineato l’importanza che il turismo ha nel PIL del paese. I responsabili hanno quindi decretato un investimento importante per migliorare la qualità dei safari e dei servizi offerti creando i presupposto per uno sviluppo turistico importante ma sostenibile della destinazione. I futuri investimenti prevedono l’apertura di nuovi gate d’entrata al parco, l’apertura al pubblico della zona ovest del parco (prima ristretta solo agli operatori specializzati) e la costruzione in quest’area di eco-lodges. Verranno realizzati degli hides (luoghi dove avvistare gli animali da vicino nascosti dal contesto naturale) nelle pozze di Kalheuwel, Homob e Nuamses. I turisti potranno parcheggiare le auto e raggiungere gli hides attraverso un percorso protetto. Nella zona da Okerfontein fino a Leeunes e la penisola di Stinkwater verranno organizzati dei percorsi a piedi guidati. Grande novità sarà quella dell’apertura di rotte e piste per soli mezzi 4x4 con guide accreditate, per offrire fotosafari più esclusivi. Si organizzeranno moon walk sull’Etosha Pan durante le notti di luna piena e sono già attivi i safari notturni. È anche la vaglio la possibilità di allungare le ore di permanenza nel parco estendendo l’apertura di 2 ore: una prima dell’alba ed una dopo il tramonto. Insomma questo parco sta davvero facendo passi da gigante e sono fermamente convinto che i progetti per il miglioramento del parco e dei livelli turistici porteranno a grandi successi.


6

Etosha Heights / Villaggio Himba / Foresta Pietrificata / Damaraland (310 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Eco Glamper Camp Pensione completa

Il tour si arricchisce oggi di un’altra giornata di incredibile valore. Ci si dirige verso una delle regioni più sorprendenti da un punto di vista paesaggistico, il Damaraland. In un susseguirsi di bellissimi paesaggi si arriva ad incontrare e conoscere gli Himba, popolo bello e fiero ancor oggi semi-nomade. Senza dubbio una delle etnie più intriganti del continente africano che ha saputo mantenere antiche tradizioni, costumi ed usanze anche a dispetto delle continue interazioni con le popolazioni più civilizzate. Prima di giungere presso il nostro esclusivo Eco Glamper Camp effettuiamo la visita della Foresta Pietrificata per apprendere tante interessanti informazioni sulle fase geologiche del nostro Pianeta. Arrivo al campo nel pomeriggio inoltrato. Pernottamento in tenda di lusso. Himba Tra il XVI e il XVII secolo gli Herero, un popolo bantu dedito alla pastorizia, entrarono in Namibia provenienti dall’Angola e si stabilirono con le loro mandrie in quest’area rimanendovi per circa 200 anni. Dopo questo periodo, probabilmente a causa del sovrappopolamento dovuto alle varie ondate di immigrazione, la maggior parte di loro si mosse verso sud alla ricerca di pascoli più idonei e si disperse in tutta la parte centro settentrionale del paese dando vita a innumerevoli scontri con il popolo dei Nama, anch’essi allevatori e alla ricerca di pascoli. Nel XIX secolo a seguito di un’epidemia di peste bovina e delle vessazioni subite dai Nama Swartbooi, gli Herero rimasti in Kaokoland si trovarono costretti, per non morire di fame, a ripassare il confine con l’Angola e chiedere aiuto alla tribù locale degli Ngwambwe. Questi li ribattezzarono Himba, che nella loro lingua significa “coloro che chiedono l’elemosina”. Gli Himba rimasero in Angola per oltre un lustro, fino a quando un Herero di nome Vita, che accompagnava una spedizione scientifica, li trovò e decise di aiutarli. Dopo averli organizzati militarmente si mise a servizio del governo portoghese in Angola per combattere i ribelli, in cambio di armi e bestiame. Finalmente nel 1916, Vita e gli Himba furono in grado di attraversare il fiume Kunene, sconfissero i Nama e poterono ritornare a vivere nelle loro terre. Nel frattempo l’opera missionaria compiva quasi un secolo e il popolo Herero era stato convertito al Cristianesimo e aveva cambiato molte delle sue tradizioni; le differenze fra coloro che fino a cent’anni prima erano stati un solo popolo, erano ora insormontabili e i due popoli pur parlando la stessa lingua non si riunirono più, gli Herero continuarono nel loro percorso di modernizzazione, mentre gli Himba mantennero il nome adottivo e rifiutarono ogni tipo di influenza esterna per vivere secondo la loro cultura e tradizione. La società Himba si può definire un sistema teocratico dove il capo villaggio è anche il capo spirituale e l’amministrazione del villaggio (kraal) segue le regole religiose-tradizionali. La base della società Himba è la famiglia, spesso allargata agli zii e ai cugini, il termine villaggio è in realtà improprio, in quanto gli abitanti del kraal sono tutti parenti. Per questa ragione i rapporti fra i vari villaggi sono sempre numerosi e amichevoli per ragioni di matrimonio e d’affari. La loro religione si basa sul culto degli antenati: gli Himba ritengono che le anime dei morti abbiano poteri soprannaturali e siano il tramite tra i viventi e Dio, che chiamano Mukuru. Da qui deriva la necessità di mantenere buoni rapporti con le anime dei defunti seguendo e rispettando le tradizioni e chiedendo la loro benedizione attraverso il fuoco sacro detto Okuruwo. Questo è generalmente un unico ceppo ardente il cui mantenimento continuo è a cura del capo tribù e della sua prima moglie; durante le cerimonie sarà al fuoco sacro che il capo villaggio chiederà la benedizione degli antenati. L’economia degli Himba si basa quasi esclusivamente sull’allevamento del bestiame, essi sono pastori semi-nomadi e allevano principalmente mucche e capre. La loro dieta consiste quasi esclusivamente di latte cagliato (Omahere) e carne, principalmente di capra, le mucche infatti sono il loro patrimonio e vengono macellate solo per eventi importanti. Sono anche soliti barattare capre e manufatti per avere in cambio mais, zucchero ed oggetti d’ornamento personale. Le donne himba sono famose per il colore rosso della loro pelle che ungono con una crema ottenuta da burro e polvere d’ocra. Questo trattamento viene utilizzato per proteggere la pelle dal sole, dagli insetti e per assorbire il sudore e la polvere, (tutte le mattine l’ocra viene tolta e rimessa), e naturalmente come trattamento di bellezza. Gli Himba sono famosi anche per le loro acconciature chiamate erembe: i capelli delle donne vengono intrecciati con dell’extension di fibra di palma o crine di cavallo e le treccine così ottenute vengono avvolte da un tubicino di sottile pelle di capra che viene poi unta con l’ocra. Petrified Forest La Foresta Pietrificata, a 40 km a ovest di Khorixas, è una zona di veld aperto e cosparso di tronchi pietrificati che arrivano a misurare 31 m di lunghezza e sei di circonferenza. Si calcola che abbiano all’incirca 260 milioni di anni. Gli alberi appartengono al gruppo delle Gimnosperme, lo stesso delle conifere, cicadacee e welwitschie. Poiché non vi sono resti di radici né di rami, si ritiene che i tronchi siano stai trasportati da un’alluvione. Vi sono una cinquantina di alberi, alcuni ancora parzialmente sepolti, perfettamente pietrificati dalla silice con tanto di corteccia e anelli. Nel 1950 il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Si pensa che questa popolazione arrivi addirittura dalla Nubia ed abbia incontrato molte culture africane ma che le più significative siano state proprio Masai e Samburu, con i quali condividono ancora l’uso della tintura ocra che cosparge il corpo, la cultura della mucca e la rottura dei denti incisivi. E’ difficile parlare di Himba senza incappare nel problema della convivenza fra moderno e tradizionale. Solo circa 3000 di loro ancora persistono nel vivere l’antica vita pastorale, percorrendo l’arido territorio semidesertico che il fiume Kunene separa dall’Angola, seguendo nella continua transumanza le mandrie di bovini, che sono la loro ricchezza, orgoglio, motivo di vita ed anche fonte di credenze religiose. L’isolamento territoriale e la mancanza di contatti con genti diverse hanno fatto si che gli Himba abbiano evoluto una forma sociale assolutamente originale. Costretti a continui spostamenti al seguito del bestiame, la loro struttura sociale si basa sulla famiglia allargata, ma con particolarità assolutamente uniche . Come in quasi tutte le società africane è l’anziano a reggere il comando della famiglia, ma nel clan uterino la discendenza è in via matrilineare che determina l’aspetto sociale e le relazioni interfamiliari e tra i vari gruppi. I giovani maschi portano i capelli rasati con un solo ciuffo in mezzo alla testa: il ciuffo viene lasciato crescere con l'età e viene pettinato in un'unica treccia (ondatu). Quando il giovane si sposa deve sempre nascondere i capelli con un berretto (ozondumbu) che si può togliere solo quando dorme ed in caso di lutto. Le giovani, invece, si fanno crescere i capelli che pettinano in due trecce rivolte in avanti, finché, con la pubertà, possono sciogliere i capelli in tante trecce. I capelli ed il corpo delle donne viene "truccato" e spalmato di grasso e di ocra ed altre erbe aromatiche. Bellissimo è l’anello di fidanzamento: una conchiglia (ozohumba) tenuta fra i seni, che viene pescata nei mari dell'Angola, e che è normalmente un gioiello di famiglia. Sono sempre pochi gli uomini presenti al villaggio perchè conducono i loro animali alla ricerca di un buon pascolo anche a decine di chilometri oltre il confine dei loro recenti. Al villaggio rimengono solo le donne, qualche vecchio troppo anziano o malandato ed i bambini ancora incapaci di seguire il padre o di portare al pascolo le capre. Le faccende domestiche sono ben divise: alle donne spetta tanto il compito di ricavare la quantità giornaliera di farina necessaria strofinando il mais su una pietra appuntita quanto quello di mungere le mucche; gli uomini hanno invece l’onere di occuparsi del pascolo del bestiame. L’acqua è spesso insufficiente e deve essere pompata dagli strati più profondi dei fiumi; se questo non è possibile gli Himba lasceranno il loro kraal alla ricerca di migliori condizioni di vita.


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Damaraland - Twyfelfontein & Elefanti (150 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Eco Glamper Camp Pensione completa

Bella giornata tra natura e cultura alla scoperta di questa regione rinomata non solo per il suo straordinario sito Patrimonio dell’Unesco di Twyfelfontein ove antiche incisioni rupestri, risalenti al Paleolitico, hanno dato vita ad uno dei Musei all’aperto di maggior interesse al mondo ma anche per i rari elefanti e rinoceronti del deserto. Il fotosafari è davvero piacevole ed emozionante e si svolge prettamente lungo i letti secchi dei fiumi effimeri della regione. Oltre alla bellezza dei pachidermi, che si sono adattati a condizioni veramente estreme, si potrà godere dei panorami unici di una delle zone più belle ed affascinanti della Namibia. Damaraland Nel Namib settentrionale, le sporadiche sorgenti e i fiumi effimeri creano strisce verdi e umide in cui vivono animali selvatici, uomini e bestiame. Procedendo verso l’interno dalle dune e dalle pianure della spoglia Skeleton Coast, il terreno s’innalza gradualmente generando prima alcune selvagge montagne desertiche, poi gli altopiani dalla vegetazione a macchia della Namibia Centrale. Questa è la zona denominata Damaraland il cui nome deriva dell’etnia dei Damara. I suoi grandi spazi sono una delle ultime aree faunistiche non ufficiali dell’Africa, dove si possono ancora vedere gli animali vagare liberamente al di fuori dei parchi e delle riserve protette. Il Damaraland offre anche molte bellezze naturali tra cui il massiccio del Brandberg che culmina con la vetta più alta della Namibia – il Konigstein, alto 2573 m. Insieme a Twyfelfontein e allo Spitzkoppe, il Brandberg custodisce siti preistorici con alcune delle pitture e incisioni rupestri più belle del continente. Twyfelfontein la zona più conosciuta del Damaraland è la zona di Twyfelfontein. I Damara, che un tempo vivevano in questa zona, la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome è stato cambiato in Twyfelfontein – che significa “fontana dubbiosa”, dal primo colono bianco, che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per essere un valido supporto per l’allevamento del bestiame. Nel 1952 la zona è stata dichiarata monumento nazionale per i suoi tesori artistici. Twyfelfontein è conosciuta per l’abbondanza di graffiti e pitture rupestri situate in una valle di arenaria rossa. Si crede che i graffiti risalgano a circa 6000 anni fa. In totale vi sono oltre 2500 graffiti divisi in sei categorie o fasi, fino al XIX secolo. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia d’immagini presenti. Le pitture e le incisioni rupestri hanno un’origine incerta e le ipotesi sulle loro origini abbondano. Purtroppo non esiste un modo affidabile di datarle senza distruggerle. Si può dedurre che gli artisti fossero nomadi che vivevano di caccia e di raccolta e che non conoscessero l’agricoltura né la ceramica. La maggior parte delle pitture rupestri riflette il rapporto tra gli esseri umani e la natura. Alcune sono rappresentazioni stilizzate, ma nella maggior parte dei casi riproducono fedelmente e con grande abilità le persone e gli animali della regione. I temi ricorrenti comprendono il ruolo delle donne e degli uomini, battute di caccia e pratiche di medicina naturale. Le pitture si possono raggruppare in tre periodi distinti: le più antiche sembrano riflettere un periodo di nomadismo durante il quale le popolazioni si dedicavano prevalentemente alla caccia. Le opere successive, che rivelano un netto miglioramento artistico, suggeriscono pacifiche incursioni di gruppi provenienti da altre zone, forse San o Khoi-Khoi. L’ultimo stadio indica un impoverimento dell’espressione artistica dovuto forse a una perdita d’interesse verso il genere. Le tonalità del rosso si ottenevano principalmente macinando ossidi di ferro e aggiungendo a questa polvere un po’ di grasso animale per formare una pasta adesiva. I pigmenti bianchi erano ricavati dalla silice, dal quarzo in polvere e dalle argille bianche ed erano per natura meno adesivi di quelli rossi. Gli artisti applicavano i colori alla roccia usando le dita, bastoncini e pennelli ricavati con peli d’animali. L’arte rupestre ha la particolarità di essere ammirata nel luogo della sua creazione. L’osservatore attento potrà dunque farsi un’idea dell’ambiente che ha ispirato i dipinti. Petrified Forest La Foresta Pietrificata, a 40 km a ovest di Khorixas, è una zona di veld aperto e cosparso di tronchi pietrificati che arrivano a misurare 31 m di lunghezza e sei di circonferenza. Si calcola che abbiano all’incirca 260 milioni di anni. Gli alberi appartengono al gruppo delle Gimnosperme, lo stesso delle conifere, cicadacee e welwitschie. Poiché non vi sono resti di radici né di rami, si ritiene che i tronchi siano stai trasportati da un’alluvione. Vi sono una cinquantina di alberi, alcuni ancora parzialmente sepolti, perfettamente pietrificati dalla silice con tanto di corteccia e anelli. Nel 1950 il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Probabilmente la zona più conosciuta del Damaraland è la zona di Twyfelfontein. I Damara, che un tempo vivevano in questa zona, la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome è stato cambiato in Twyfelfontein, che significa “fontana dubbiosa”, dal primo colone bianco che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per rappresentare un valido supporto per la natura circostante. Nel 1952 la zona è stata dichiarata monumento nazionale, non per la sua acqua ma per i suoi tesori artistici; nel 2007 è diventato sito Unesco. Twyfelfontein è conosciuta per l’abbondanza di graffiti e pitture rupestri, petroglifici, situati in una valle a forma di U di arenaria rossa. Si crede che i graffiti risalgano a circa 6000 anni fa. In totale vi sono oltre 2500 graffiti, che sono stati divisi in 6 categorie o fasi, dal 300 aC sino al 19 secolo. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia di immagini presenti. Per visitare i petroglifici è obbligatorio essere accompagnati da una guida e si possono scegliere 2 percorsi: il Lion Man ed il Dancing Kudu, entrambi davvero belli ma solo il Dancing Kudu permette di vedere in modo inequivocabile i petroglifici dipinti. Il paesaggio attuale è frutto di processi erosivi durati milioni di anni che tagliarono profonde valli fluviali nei vecchi depositi desertici e, persino, negli strati di roccia sottostanti. L’erosione, inoltre, “tagliò” enormi rocce dalle montagne intorno a Twyfelfontein che, successivamente, precipitarono a valle, dando al luogo l’aspetto attuale. Le rocce presenti in loco forniscono una preziosa testimonianza dell’esistenza di bacini fluviali nel mezzo del deserto di Gondwana. L’area, in ogni caso, era essenzialmente desertica, come ci testimoniano le rocce di sabbia pietrificata presenti sul luogo. Tra queste particolare interesse destano, per la loro bellezza, le rocce che presentano increspature sabbiose, dovute principalmente all’azione del vento, successivamente pietrificate. Degne di nota, infine, sono particolari rocce, che presentano una superficie “crivellata” dagli agenti atmosferici. Il fenomeno è causato dal fatto che parti di questa roccia vengono “dissolte”, mentre altre non subiscono identico processo. Questo causa la nascita di “cavità” nella roccia e contribuisce a conferirne l’aspetto attuale. Dal 2007 è stato nominato Sito Patrimonio dell’Unesco.


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Damaraland / Skeleton area (Cape Cross) / Swakopmund (410 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Swakopmund Plaza Hotel o similare (4*) Colazione e pranzo

Dopo la prima colazione proseguiamo il nostro viaggio verso la costa oceanica via Uis. Vedremo all'orizzonte il possente Brandeberg, il secondo monolite più grande al mondo. Arrivati sulla costa, da molti chiamata anche "Skeleton Coast" per l'alta presenza di relitti di navi naufragate, visitiamo la colonia di foche di Cape Cross e il sito dove Diego Cao sbarco nel 1486. Pranzo e proseguimento per Swakopmund e visita orientativa della città. Pernottamento in hotel 4 Stelle. Data l’ampia offerta dei ristoranti di Swakopmund la cena sarà libera e a discrezione dei partecipanti. Cape Cross Seal Reserve Cape Cross è famoso soprattutto per la riserva popolata da migliaia di otarie del capo. Nel 1486 l’esploratore portoghese Diego Cao, primo europeo a mettere piede in Namibia, giunse a Cape Cross e piantò una croce (Padrao) alta 2 m e pesante 360 kg in onore di Giovanni II, re di Portogallo. La croce rimase al suo posto fino al 1893, quando fu rimossa e portata in Germania dalla nave Falke. L’anno seguente il kaiser Guglielmo II ordinò che ne fosse realizzata una copia recante l’iscrizione originale in latino e portoghese, con l’aggiunta di una dicitura commemorativa in tedesco. Nel punto in cui Cao in origine piantò la sua croce ora, ce n’è una seconda realizzata in dolerite ed eretta nel 1980. Sul luogo si trova anche una composizione di blocchi in cemento di forma circolare, disposti in modo da riprodurre la Croce del Sud, costellazione che il navigatore portoghese seguì durante la sua spedizione. Le otarie del capo possiedono l’orecchio esterno. Sotto il grezzo pelo superficiale, le otarie hanno uno spesso strato di pelliccia che non si bagna e trattiene l’aria garantendo l’assoluto isolamento termico (il che permette loro di mantenere costante la temperatura corporea a trentasette gradi e di trascorrere lunghi periodi immersi in acque fredde).Gli esemplari maschi pesano in media 200 kg e le femmine attorno ai settantacinque, nel periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre partoriscono un solo cucciolo. Le madri riconoscono i loro piccoli grazie alle percezioni olfattive e ai richiami. I principali predatori sono la iena bruna e lo sciacallo della gualdrappa. Solitamente i cuccioli rimangono con la madre fino a un anno d’età. Le otarie del capo mangiano ogni giorno una quantità di cibo pari all’8% del loro peso corporeo. Ogni anno viene eseguito un abbattimento controllato delle otarie. Le pelli sono lavorate per poi rifornire il mercato europeo, la carne è spedita a Taiwan, i genitali sono esportati in oriente e il resto è utilizzato per ricavare una poltiglia proteica usata per nutrire i bovini. Swakopmund Swakopmund ha un carattere particolare probabilmente dovuto alla sua storia coloniale e al fatto che non ha ospitato industrie di rilievo a parte quella turistica per la maggior parte del secolo scorso. Alte palme bordano le strade e i giardini ben tenuti contribuiscono a creare un’atmosfera da oasi. Le caffetterie all’aperto, i bar e le pasticcerie fanno furore in una cittadina costellata d’interessanti edifici di un’altra epoca. Qui vivono numerosi artisti e, passeggiando per la città, è possibile scoprire le sue gallerie d’arte e i negozi che espongono le opere di pittori e artisti locali. Vi sono anche boutique, negozi di souvenir, negozi di pietre semipreziose, gioiellerie, supermercati, negozi di antiquariato e di tessuti, una conceria e molto altro. Swakopmund è diventato un luogo di attrazione per chi è alla ricerca di emozioni. Molti arrivano fin qui per avventurarsi sulle dune con le quad bikes, per sciare con i sand board, per fare del tandem skydiving, per volare sul deserto. Anche se Swakopmund si trova alle porte del deserto e lungo una delle coste più desolate del mondo, questi due fattori si combinano e danno a questa città unica un clima sorprendentemente temperato. Le temperature estive non raggiungono mai gli estremi del deserto, a pochi chilometri all’interno, ed anche gli inverni sono miti, caratterizzati occasionalmente dal caldo vento dell’est. La città prende il nome dalla sua posizione alla foce del fiume Swakop, che raramente presenta acque di superficie, ma che invece fornisce acqua sotterranea per un certo numero d’interessanti fenomeni naturali, come la Valle della Luna, la Piana delle Welwitschie e l’Oasi Goanikontes. All’estremità meridionale della città si trova una fascia di dune costiere mobili che raggiunge Walvis Bay, a trentadue chilometri. A nord di Swakopmund si trova la famosa Skeleton Coast, che, malgrado ancora evitata dalla gente di mare, rappresenta oggi un eldorado per i pescatori.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Famoso per la numerosissima riserva di otarie del capo, è stato il luogo dove nel 1486 l’esploratore portoghese Diego Cao, primo europeo a mettere piede in Namibia, giunse dal Portogallo ed eresse un Padrao alto 2m e pesante svariate tonnellate. Come riportato sulle incisioni a terra fu in onore di Giovanni II, re di Portogallo, che la croce venne eretta e Diego, cavaliere della sua corte, ne fu il fautore. La croce rimase a testimoniare il passaggio di Diego Cao sino al 1893, quando venne rimossa e portata in Germania dalla nave Falke. Un anno dopo, nel 1894, Guglielmo II kaiser di Germania, ne fece realizzare una copia che riportava l’iscrizione originale in latino e portoghese, con l’aggiunta di quella in tedesco. Nel punto in cui Cao piantò il suo Padrao ora ne sorge una seconda realizzata in dolerite. Nello stesso posto si trova anche un gruppo di rocce a forma di Croce del Sud. Tornando a parlare delle otarie dobbiamo ricordare che i simpatici animali hanno l’orecchio esterno e, a differenza della altre foche, riescono letteralmente a camminare sulle pinne anteriori e posteriori con un movimento ritmato buffo ma efficace. Il manto è costituito da 2 strati: uno superficiale più lungo ed uno più corto e folto che non si bagna e soprattutto crea un’intercapedine di aria calda che trattiene l’aria e garantisce l’assoluto isolamento termico. Grazie a questo sistema le otarie mantengono una temperatura costante di 37 gradi centigradi Gli esemplari maschi possono pesare anche 300kg e le femmine 140 kg. Nel periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre partoriscono un solo cucciolo. Le madri riconoscono i piccoli attraverso l’olfatto e soprattutto attraverso versi e richiami. Spesso si vedono nella zona sciacalli dalla gualdrappa e iene brune che attentano alla vita dei cuccioli. Lo svezzamento dura circa 11 mesi, dopo di che le otarie hanno una dieta basata sul pesce e ne consumano una quantità pari al 10% del loro peso. Ogni anno viene eseguito un abbattimento controllato delle Otarie (culling) per mantenerne un numero accettabile, accettabile soprattutto da parte dei pescatori delle coste che nelle otarie vedono una costante minaccia. Le pelli sono lavorate per poi rifornire il mercato europeo, l’olio viene esportato in tutto il mondo, la carne viene spedita a Taiwan, i genitali sono esportati verso i mercati asiatici e il resto è utilizzato per ricavare una poltiglia proteica usata per nutrire gli animali da allevamento.


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Walvis Bay / Deserto del Namib (400 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Eco Glamper Camp Pensione completa

Un’altra giornata di incredibile interesse naturalistico. Al mattino infatti effettuiamo in barca un'escursione sulle acque della baia di Walvis Bay per ammirare otarie, delfini, pellicani ma anche fenicotteri. Al termine proseguiamo alla volta dell'antico deserto del Namib attraversando immensi paesaggi tipici del Namib Naukluft dove ampie vallate si susseguono ad impervi canyon. Sistemazione nel nostro esclusivo Eco Glamper Camp. Pernottamento in tenda. Walvis Bay Walvis Bay è situata a circa 30 km a sud di Swakopmund. Lo splendido porto naturale è protetto da una lingua di terra chiamata Pelican Point. Il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz giunse nel punto in cui sorge l’odierna Walvis Bay l’8 dicembre 1487 e gli diede il nome di Bahia de Santa Maria de Conceicao, successivamente mutato in Bahia das Baleias o “Baia delle Balene”. Questo porto naturale era però privo di sorgenti d’acqua dolce e così cadde nell’oblio per i tre secoli successivi. Nel 1784 i balenieri americani cominciarono a operare in zona e chiamarono la località semplicemente Whale Bay. Dopo la notizia dell’eccezionale pescosità di queste acque, il 23 gennaio 1793 giunse dal Capo il vascello olandese Meermin che annesse la baia e ne tradusse il nome in olandese, mutandolo in Walvisbaai: ebbe così inizio una partita politica che per i 200 anni successivi avrebbe visto questa piccola enclave di 1124 kmq passare di mano in mano. Intorno al 1840 il capo nama Jan Jonker Afrikaner aprì una pista per trasportare il rame estratto dalla miniera di Matchless al porto di Walvis Bay, che di lì a qualche anno iniziò a destare l’interesse anche della Germania. Quando questo interesse divenne palese, nel 1878 la Gran Bretagna annesse formalmente Walvis Bay al proprio territorio e sei anni dopo la inglobò nella Colonia del Capo. Nel 1910 la zona entrò a far parte dell’Unione del Sudafrica e, dopo la sconfitta della Germania alla fine della prima guerra mondiale, fu posta sotto il mandato conferito dalle Nazioni Unite al Sudafrica per amministrare tutta l’Africa sud-occidentale. Il 1977 fu l’anno in cui il Sudafrica decise unilateralmente di ricondurre Walvis Bay alla provincia del Capo. Le Nazioni Unite non si fecero intimidire da quest’atto non autorizzato e chiesero che l’enclave tornasse subito sotto mandato, appello che fu ignorato dal Sudafrica. Quando la Namibia ottenne l’indipendenza nel 1990, la costituzione incluse Walvis Bay nel territorio nazionale, ma i Sudafricani continuarono ostinatamente a mantenere il controllo della zona. Data la posizione strategica del porto naturale e, l’importanza economica delle saline, delle piattaforme di guano e delle acque molto pescose, il possesso di Walvis Bay divenne una questione di enorme importanza per la Namibia. In seguito si decise che nel 1992 il Sudafrica avrebbe tolto i suoi posti di frontiera e avrebbe amministrato l’enclave insieme alla Namibia, ma poco dopo il Sudafrica dovette rinunciare del tutto a Walvis Bay. Il 28 febbraio 1994 fu ammainata per l’ultima volta la bandiera sudafricana e issata quella namibiana. Laguna La laguna, il bird paradise presso il depuratore e le saline formano una zona acquitrinosa che costituisce la più importante meta di uccelli migratori della costa dell’Africa meridionale, tanto che vi giungono ogni anno fino a 150.000 volatili. Con le sue acque basse e protette, questa laguna di 45.000 ettari situata a sud-ovest della città e a ovest della foce del Kuiseb, richiama una vasta schiera di uccelli acquatici e ospita da sola la metà dei fenicotteri che popolano l’Africa australe. A volte si possono avvistare anche pivieri e piovanelli e trampolieri. Tra l’altro qui si è anche stanziata in modo permanente la rara Sterna del Damara. Fenicotteri I fenicotteri si radunano in grandi stormi intorno alle pozze lungo la costa del Namib alla ricerca soprattutto delle alghe e dei crostacei che proliferano lungo questo spoglio litorale. I fenicotteri hanno un complicato e sofisticato sistema per filtrare il cibo dalle acque altamente alcaline dei laghi di soda, dei mari e delle pozze salmastre. Il fenicottero minore filtra le alghe dall’acqua risucchiandola e poi espellendola vigorosamente dal becco, che viene immerso capovolto. Le minuscole particelle sono trattenute da sottilissime lamelle che rivestono la parte interna delle mandibole. La suzione avviene per mezzo della stessa lingua, che occupa un incavo nella parte inferiore della mandibola e pompa l’acqua come un pistone. Il fenicottero rosa integra la sua alimentazione, a base di alghe, con piccoli molluschi, crostacei e particelle organiche che si trovano sul fondo fangoso. Quando mangia, si muove in cerchio pestando le lunghe zampe, come per spaventare le sue potenziali prede. Il fenicottero maggiore e quello minore si distinguono soprattutto per la colorazione: mentre il primo ha un piumaggio che va dal bianco al rosa pallido e un becco biancastro con la punta nera, il secondo è un rosa più intenso – spesso rossastro – e il suo becco è rosso scuro.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Nel lontano 1487, il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz sulla nave San Cristoforo, approdò in una baia sperduta che battezzò Golfo di Santa Maria da Conceicao. In seguito questa venne chiamata “Baia delle Sardine”, poi “Rosta da Pedro” ed infine, intorno al 1500, la “Baia delle Balene”. Oggi questa Baia è conosciuta come Walvis Bay, principale porto della Namibia, localizzato al limite del deserto della Namibia alla foce del Kuiseb River. La baia, protetta dalla penisola di Pelican Point, offre uno dei pochi punti sicuri e profondi sulla costa atlantica dell'Africa del sud-ovest. L’insenatura costiera iniziò ad essere visitata da navi baleniere verso la fine del ‘700, venne occupata dagli olandesi nel 1793 ed in seguito dagli inglesi nel 1795, ma entrò a far parte ufficialmente dell’impero britannico solamente nel 1878. I trattati storici di quell’epoca descrivono la zona di Walvis Bay molto interessante dal punto di vista ittico e straordinariamente popolata da uccelli di numerose specie. Nacquero così le prime compagnie che si occuparono di sfruttare il guano prodotto dagli uccelli marini, costruendo numerose piattaforme sul mare. Per queste ragioni la cittadina di Walvis Bay, nel corso della storia, è sempre stata oggetto di contese e dispute per il suo controllo. Dopo la parentesi coloniale tedesca divenne parte dell’Unione Sudafricana e, sebbene la Namibia sia indipendente dal 1990, Walvis Bay rimase un’enclave sudafricana fino al 1994, anno in cui divenne definitivamente una città namibiana. La baia di Walvis è l'unico porto naturale che si trova nel complesso del litorale dello scheletro, situata circa 30 chilometri di sud di Swakopmund. Oggi è un attivo porto peschereccio e commerciale, il più importante della Namibia, con industrie per la conservazione del pesce e cantieri navali; la raccolta del guano e le importanti saline della zona sono altri importanti capisaldi dell’economia del paese. L'escursione che qui è da non mancare è un'uscita in barca sulla laguna per ammirare una fauna straordinaria. I pellicani seguono le barche con la speranza di avere pesci come ricompensa. Non è poi raro scorgere i simpatici delfini giocare con le scie delle imbarcazioni. Le otarie, qui in numero sempre sorprendente, offrono sempre uno spettacolo così come i grandi esemplari di leoni marini. Ci vuole invece un pò più di fortuna per scorgere all'orizzonte grandi balene, soprattutto nel periodo dell'inverno australe.


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Sossusvlei, Dead Vlei & Sesriem Canyon (250 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Eco Glamper Camp Pensione completa

Sveglia mattutina per godere della migliore luce durante l’escursione alle rinomate dune di Sossusvlei. Tempo a disposizione per visitare Sossusvlei, l’emozionante Deadvlei, e il vicino canyon di Sesriem la cui conformazione geologica svela molti misteri sulla formazione e l’evoluzione del nostro Pianeta Terra. Il pomeriggio è a disposizione per relax. Pernottamento. Sossusvlei Questa valle dove il fiume Tsauchab scompare tra l’argilla bianca alla base di alcune tra le dune più alte del mondo, è una delle attrazioni turistiche più spettacolari della Namibia. Le dune si stendono a perdita d’occhio e le loro ricche colorazioni variano dall’albicocca al rosso e all’arancio vivo. Tre dei punti più belli nella zona di Sossusvlei sono: Hiddenvlei, a breve distanza dal parcheggio 2x4, Deadvlei, così nominata a causa degli scheletrici tronchi di antiche acacie che si trovano al centro della secca piana e Sossusvlei stessa. Se le piogge sono abbondanti, il fiume Tsauchab riesce a scorrere fino alla valle creando un paradiso per gli uccelli acquatici. Anche durante la stagione secca spesso è possibile vedere orici, antilopi saltanti e struzzi che si nutrono della sparsa vegetazione lungo i corsi d’acqua. Il Nara!, un frutto simile allo Tsamma, melone che si trova in questa zona, viene mangiato per il suo contenuto d’elementi nutritivi e di liquido. Le Dune Del Namib Le dune del Namib si estendono a sud, dall’Orange al Kuiseb River, (nella zona nota come dune sea o “mare di dune”) e a nord, da Torra Bay nel parco della Skeleton Coast fino al fiume Cuoca in Angola. Sono composte da variopinte sabbie di quarzo ed hanno sfumature che vanno dal color crema all’arancio, al rosso e al viola. A differenza delle antiche dune del Kalahari, quelle del Namib sono dinamiche perché si spostano e assumono forme particolari per effetto del vento. La parte superiore della duna, rivolta in direzione dello spostamento, si chiama pendio di scorrimento ed è qui che la sabbia, cadendo dalla cresta, scivola verso il basso. In questo punto si accumulano le particelle vegetali e i detriti animali che costituiscono la magra fonte alimentare degli abitanti di quest’ambiente e proprio per questo motivo vi si concentrano quasi tutte le forme di vita esistenti sulle dune. Dune Paraboliche Nella parte orientale del mare di dune e nella zona di Sossusvlei le dune sono classificate come paraboliche o multi cicliche e sono il risultato delle condizioni variabili del vento. Sono le dune più stabili del Namib e come tali, anche le più ricche di vegetazione. Dune Trasversali Nei pressi della costa a sud di Walvis Bay si trovano invece le dune trasversali, ossia lunghe formazioni lineari perpendicolari ai venti che soffiano da sud-ovest, quindi orientate verso nord e nord-ovest. Dune Seif All’interno del Parco del Namib, la zona di Homeb è caratterizzata dalle imponenti dune lineari seif, enormi increspature di sabbia orientate da nord-ovest a sud-est. Raggiungono i 100 metri d’altezza e distano all’incirca un chilometro l’una dall’altra, come risulta evidente anche dalle fotografie scattate dai satelliti. Sono formate dai venti stagionali: in estate, quando prevalgono i venti meridionali, la parte superiore rivolta in direzione dello spostamento si trova sul versante nord-orientale, mentre in inverno, quando i venti soffiano nel senso contrario, essa si sposta sul versante sud-occidentale. Dune A Stella Nelle aree esposte ai venti provenienti da tutte le direzioni si formano le cosiddette dune a stella, chiamate così perché hanno crinali multipli che, se osservati dall’alto, ricordano la forma delle stelle. Barcane Nella parte meridionale dello Skeleton Coast Park e nella zona a sud di Luderitz prevalgono le dune chiamate barcane: create da venti unidirezionali, sono le dune più mobili in assoluto e, quando si muovono, assumono la forma di una mezzaluna con le punte rivolte in direzione dello spostamento. Sono queste le dune che stanno lentamente divorando la città fantasma di Kolmanskop, vicino a Luderitz, e sempre di questo tipo sono le famose “dune ruggenti” della Skeleton Coast settentrionale, chiamate così per via del suono provocato dall’aria espulsa dagli interstizi presenti tra i granelli di sabbia. Il suono è udibile soprattutto nelle calde ore del pomeriggio. Dune A Collinetta Notevolmente più piccole delle altre, queste dune si trovano radunate in gruppi sulle distese pianeggianti vicino alle fonti d’acqua. La sabbia si raccoglie intorno alla vegetazione – in genere è sufficiente un ciuffo d’erba – ed è tenuta ferma dalle radici della pianta in modo da formare un cespuglio sabbioso. In genere queste dune non superano i 2-3 metri d’altezza. Le Comunità Delle Dune Nonostante il loro aspetto spoglio, le dune del Namib ospitano un ecosistema complesso in grado di vivere grazie all’umidità portata dalle frequenti nebbie. Queste sono causate dalla condensazione quando i freddi e umidi venti marini, influenzati soprattutto dalla corrente del Benguela dell’Atlantico meridionale, incontrano il caldo secco che sale dalle sabbie del deserto. Questo fenomeno occorre di notte e origina spesso nebbie mattutine che in genere si dissolvono con il caldo del pomeriggio. Sott’acqua la corrente del Benguela, ricca di azoto, favorisce la presenza di colonie di plancton che attirano numerosi pesci che, a loro volta, fanno da cibo per gli uccelli e i mammiferi marini della costa. In nessun altro luogo della terra la vita riesce ad affermarsi in condizioni tanto ostili: questa sorta di miracolo è possibile grazie soprattutto ai semi e alle particelle di piante depositati dal vento e all’umidità portata dalla nebbia. Nelle pianure ghiaiose vivono struzzi, zebre, orici (gemsbok), antilopi saltanti (springbok), manguste, scoiattoli di terra e altri animali come lo sciacallo, il caracal e la iena bruna. Se le piogge sono abbondanti i semi germogliano e la ghiaia arida si trasforma in un prato di erba alta anche un metro pullulante di animali. Nella sabbia vivono molte piccole creature e basta anche una breve passeggiata per riuscire a scorgere le tracce di questa comunità adattatasi così bene all’ambiente. Di giorno le temperature in superficie possono raggiungere i 70ºC, ma nella parte sottostante i granelli di sabbia sono separati da ampi spazi nei quali l’aria circola liberamente e molti di questi piccoli animali trovano qui fresco rifugio. Quando poi arriva il freddo della notte, essi approfittano del fatto che la sabbia trattiene parte del calore assorbito di giorno per crearsi un caldo riparo. I luoghi migliori per osservare la vita nel deserto sono Sossusvlei e le dune del sud di Homeb, sul Kuiseb River. Il mattino presto provate a cercare i segni di quanto è accaduto durante la notte: riuscirete a distinguere con facilità le tracce di scarafaggi, lucertole, serpenti, ragni e scorpioni. Nelle dune vivono un numero impressionante di coleotteri, ghiotti del materiale vegetale che trovano in quest’ambiente. Sesriem Canyon Molti anni fa il fiume Tsauchab, che sorge nelle montagne Naukluft e Zaris intagliò un canyon in questa zona apparentemente desolata. Il Sesriem Canyon in realtà ospita uccelli, animali e piante perché le sue ripide pareti impediscono l’evaporazione dell’acqua e proiettano fresche ombre sul canyon. Oggi il fiume Tsauchab scorre solo dopo abbondanti piogge. Pare che il nome “Sesriem” derivi dal fatto che i primi visitatori dell’area raccogliessero l’acqua dal fiume unendo sei cinghie per i buoi (“riems” in Afrikaans) per fare in modo che un secchio raggiungesse l’acqua dalla cima del canyon. La parte ovest di questo canyon profondo 30 metri diventa gradualmente più bassa e a un certo punto il fiume si espande e forma una valle lungo il suo corso per Sossusvlei.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il nome Sossusvlei (o Sossus Vlei), in senso proprio, si riferisce a una pozza d'acqua effimera circondata da alte dune, situata nel deserto del Namib meridionale, in Namibia. Il nome viene usato normalmente in senso esteso per indicare tutta l'area circostante, che rappresenta la più celebre località del Namib-Naukluft National Park ed è la principale meta turistica della Namibia. L'area di Sossusvlei è la parte più accessibile di una vasta area sabbiosa del Namib meridionale con caratteristiche simili, che si estende fra i fiumi Koichab e Kuiseb su un'estensione complessiva di 32.000 km². Il paesaggio della zona di Sossusvlei è caratterizzato da dune di sabbia dai colori intensi, compresi fra il rosa e l'arancione. Tale colorazione è dovuta alla composizione ferrosa della sabbia e alla sua ossidazione; le dune più antiche sono quelle dal colore rosso più intenso. Diverse dune dell'area di Sossusvlei superano i 200 m di altezza rispetto al suolo circostante, e si classificano fra le più alte del mondo (la più alta è la "Big Daddy", circa 380 m). Le dune più grandi e più stabili sono parzialmente coperte da vegetazione arbustiva o erbosa. Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua effimeri, che in alcuni punti formano pozze d'acqua anch'esse effimere; tali pozze prendono il nome generale afrikaans di vlei ("pantano", "acquitrino"). Il fondo di queste pozze, asciutto per gran parte dell'anno (e talvolta per interi anni) assume a causa della composizione salina un caratteristico colore bianco. La fauna di quest'area del Namib comprende numerosi artropodi, rettili, mammiferi di piccola taglia (per esempio roditori) ma anche alcune antilopi (soprattutto orici e springbok), struzzi e, nei rari periodi di alluvione, numerose altre specie di uccelli. Come nel resto del Namib, la fauna è in gran parte endemica, e costituita da specie che hanno sviluppato particolari forme di adattamento al clima arido. In particolare, molti di essi sono in grado di ricavare il proprio fabbisogno di acqua dal vapore acqueo portato dalle nebbie oceaniche (un esempio fra tutti sono i tenebrionidi come l'Onymacris unguicularis, che mantengono il corpo inclinato in avanti in modo che la condensa che si forma sull'addome scivoli alla bocca). A Sossusvlei si accede attraverso Sesriem, un piccolo centro dove si trovano gli uffici che rilasciano i biglietti d'ingresso al Namib-Naukluft National Park. In effetti, quello di Sesriem è uno dei pochi cancelli del parco, che per la grande parte del territorio è direttamente accessibile (o addirittura attraversato) dalle strade statali. A Sesriem si trova un distributore e un piccolo emporio che vende generi di prima necessità. La strada che conduce a Sesriem è sterrata; passati i cancelli, invece, si procede su strada asfaltata per 60 km, fino alla zona di Sossusvlei. La Duna di Elim si trova a 5 km da Sesriem; vi si arriva da una deviazione che parte dalla strada principale che congiunge Sesriem a Sossusvlei. "Elim" era il nome di una fattoria che si trovava un tempo in questa zona, prima che il terreno venisse annesso al parco nazionale. La Duna 45 è stata chiamata così perché si trova al 45º km della strada che conduce da Sesriem a Sossusvlei. Informalmente, la 45 viene definita "la duna più fotografata del mondo"; si tratta infatti di una duna dalla forma particolarmente semplice ed elegante, e situata presso la strada principale per Sossusvlei, e quindi costituisce una tappa obbligata degli itinerari turistici nella zona. La duna è alta 80 m (rispetto all'altopiano circostante), e dato il profilo relativamente poco ripido può essere scalata. Big Daddy è la più alta duna dell'area di Sossusvlei e del mondo; è alta circa 390 m (l'altezza esatta, trattandosi di una duna di sabbia, è variabile). Viene chiamata anche Duna 7 perché è la settima che si incontra dopo aver attraversato il fiume Tsauchab (non va comunque confusa con la Duna 7 nei pressi di Walvis Bay, molto più a nord). La Big Daddy si trova all'estremità del percorso che conduce da Sossusvlei a Deadvlei; si trova di fronte a un'altra duna imponente, denominata Big Mama. Nell'area di Sossusvlei si trovano diverse altre dune di altezza superiore ai 300 m; la Duna 9, per esempio, è alta circa 350 m. Il luogo da cui l'intera area di Sossusvlei prende il nome si trova circa 60 km all'interno dopo i cancelli di Sesriem. 6 km prima di Sossusvlei la strada asfaltata termina nel "2x4 Parking"; è il limite oltre il quale le automobili a trazione a non integrale (2x4) non possono procedere, perché il fondo stradale lascia il posto alla sabbia. Sossusvlei dista dal parcheggio altri 6 km; negli orari di apertura del parco è attivo un servizio di navette. Sossusvlei è un pianoro di forma grosso modo ellittica, coperto da una crosta di sabbia salina indurita e screpolata. Il pianoro è il fondo di un lago quasi sempre asciutto, ed è stato modellato attraverso i millenni dalle acque del fiume Tsauchab. Lo Tsauchab, secco per la gran parte dell'anno, si riempie d'acqua solo in occasione di piogge particolarmente intense; in queste occasioni, può accadere che la piana di Sossusvlei venga alluvionata. (Il fenomeno non ha luogo tutti gli anni. Una delle ultime alluvioni di Sossusvlei avvenne nel 1997.) Il nome del luogo descrive questo fenomeno periodico: vlei è il termine afrikaans che indica il pantano, mentre sossus, in lingua nama, significa "senza ritorno" o "fiume cieco", con riferimento al fatto che qui le acque dello Tsauchab si perdono nel Namib. Intorno al vlei si innalzano in ogni direzione alte dune arancioni, che ospitano una vegetazione di cespugli, erba, e qualche albero (di Acacia erioloba e altre specie). Deadvlei (o Dead Vlei) è una depressione caratterizzata da un suolo di sabbia bianca, simile a Sossusvlei; si trova a circa 2 km di strada da Sossusvlei. Il percorso fra le due aree si può fare solo a piedi, camminando sulle dune. In passato Deadvlei era un'oasi di acacie; in seguito, il fiume che alimentava l'oasi mutò il proprio corso in seguito al movimento delle dune. A questa storia si deve l'elemento più caratteristico di Deadvlei (letteralmente, il "vlei morto"), ovvero un grande numero di alberi morti di acacia, che hanno assunto col tempo un colore molto scuro che contrasta col bianco del suolo e l'arancione delle dune. Sebbene meno frequentato di Sossusvlei in quanto meno facilmente raggiungibile, Deadvlei è un altro luogo molto fotografato. Hiddenvlei (o Hidden Vlei, letteralmente "vlei nascosto") è il terzo vlei più famoso dell'area. Si trova a 4 km dal 2x4 parking, ed è la meta meno frequentata dai turisti. Le "dune pietrificate" o "dune fossili" (Petrified Dunes) si trovano al di fuori del parco, circa 60 km prima dell'ingresso di Sesriem, sulla strada che congiunge Sesriem e la vicina località di Solitaire. Come dice il nome, si tratta di un sistema di dune molto antiche, la cui sabbia si è pietrificata nell'arco di milioni di anni. Rappresentano il punto di arrivo del ciclo evolutivo delle dune di Sossusvlei. Per facilitare l'accesso a questa parte del parco del Namib-Naukluft, la strada fra Sesriem e Sossusvlei è stata asfaltata nei primi anni 2000. L'area di Sossusvlei è ricca di strutture ricettive, in genere di alto livello; se ne trovano in diversi punti nei pressi fra Sesriem e Solitaire (la località più vicina), e recentemente è stata aperta anche la prima struttura all'interno dell'area protetta (ovvero oltre i cancelli di Sesriem). Escursioni a Sossusvlei sono organizzate da praticamente tutti gli operatori turistici della Namibia centro-meridionale, inclusi ovviamente quelli di Windhoek. Da Swakopmund e Walvis Bay è possibile fare voli panoramici su Sossusvlei con piccoli aerei da turismo, e da Sesriem partono escursioni in mongolfiera. A causa dell'eleganza e della varietà dei suoi paesaggi e dei suoi contrasti di colore, l'area di Sossusvlei è una delle icone della Namibia e uno dei luoghi più fotografati dell'Africa australe. È stato ripreso per innumerevoli spot pubblicitari e film, spesso come ambientazione per sequenze di tipo fantastico (un esempio in questo senso è il film di fantascienza The Cell del 2000).


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Deserto del Namib / Deserto del Kalahari (290 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Kalahari Farmhouse o Kalahari Anib Lodge Pensione completa

Un gradevole trasferimento tra bei passi montani ed ampie vallate ci conduce verso la regione del deserto del Kalahari. Sistemazione in uno dei Lodge della regione. Cena e pernottamento. Kalahari Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa che si estende per circa 520.000 km², è situato sull’immenso altopiano che copre l’Africa australe e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica ed è il quarto deserto al mondo per estensione. Il deserto del Kalahari si trova all’interno di un bacino che porta lo stesso nome e misura oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati arrivando a coprire ben nove paesi africani. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana e significa "la grande sete”. Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa, in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C, mentre in inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che può essere sotto lo zero. Le uniche riserve d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dai pan, laghi salati effimeri che si riempiono durante la stagione delle piogge. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono iene, leoni, suricati, antilopi e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo. San I Boscimani o San come preferiscono farsi chiamare, sono gli abitanti più antichi dell’Africa Australe. Sembra accertato dalla scienza ufficiale che i San costituiscano uno dei più antichi rami dell'evoluzione dell'uomo moderno. I San vivevano perlopiù in gruppi nomadi composti di 25-35 persone. Ciascun gruppo si componeva di diverse famiglie. Questa etnia applicava un sistema di divisione delle terre in base al quale ogni gruppo aveva un suo territorio definito, che poteva misurare anche 1000 Kmq. Non vi era una gerarchia politica e non esistevano capi: le decisioni erano prese collettivamente dall’intero gruppo, all’interno del quale avevano diritto di parola tanto gli uomini quanto le donne. Ma non tutti i San vivevano solo di caccia e di raccolta. All’inizio del XIX secolo i San gestivano, infatti, una delle più vaste reti commerciali dell’era pre coloniale, estesa in tutto il Kalahari. L'arrivo delle popolazioni bantu, portò al declino di questo popolo che si aggravò ulteriormente con l’arrivo dei Boeri. Il conflitto con i bianchi è stato particolarmente cruento: i Boscimani erano accusati di attaccare indiscriminatamente il bestiame e di cacciare in zone che ora appartenevano ai coloni, di conseguenza furono perseguitati e addirittura cacciati dai coloni alla stregua di animali feroci. Oggi i San vivono principalmente in Botswana, nel deserto del Kalahari e in Namibia e sono considerati al livello più basso della scala sociale africana perché, non avendo più terra, hanno dovuto abbandonare il proprio stile di vita e di conseguenza la loro cultura. In Namibia vivono nella parte nord-orientale del paese e si suddividono in quattro gruppi: i Naro nella zona di Gobabis, gli !Xukwe e gli Hei//Kom nel Bushmanland occidentale, nel Kavango e nel Caprivi e gli Ju/hoansi (o !kung) nel Bushmanland orientale, numerosi soprattutto nella zona intorno alla città di Tsumkwe. In passato la grande flessibilità della loro società ha aiutato i San a sottrarsi alle conquiste e alle dominazioni di altri popoli, ma al tempo stesso ha impedito loro di organizzarsi per formare gruppi di pressione e quindi rivendicare e difendere i loro diritti.

MAPPA PUNTI DI INTERESSE

Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa dell'Africa meridionale, che si estende per circa 520.000 km². È il quarto deserto al mondo per estensione. È parte di un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica. Includendo, oltre al deserto vero e proprio, anche il bacino semi-arido che lo comprende si ottiene un'area di oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire "la grande sete". Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C. In inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che in media può essere sotto lo zero, e di notte sono frequenti le gelate. Le uniche riserve permanenti d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dalle saline, tra cui le più grandi sono quelle di Makgadikgadi in Botswana e di Etosha in Namibia. Il Kalahari ha una serie di riserve naturali, la Central Kalahari Game Reserve (Riserva di caccia del Kalahari Centrale) la seconda area protetta più grande del mondo, la Khutse Game Reserve (Riserva di caccia di Khutse) e il Parco transfrontaliero Kgalagadi. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono le iene, i leoni, i suricati, diverse specie di antilopi (incluso l'orice), e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel, e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo, che si trova a Orapa nel regione del Makgadikgadi, nel nord-est del deserto.


DAL
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AL
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Kalahari / Windhoek / Italia (310 km)

Categoria Sistemazione Trattamento
Superiore Prima colazione

Partenza di buon mattino verso l'aeroporto di Windhoek e rientro in Italia con i voli prescelti. Pasti e pernottamento a bordo. Arrivo a destinazione nel corso del 13° giorno.

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Aggiungi un po' di relax con un soggiorno mare

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