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STORIA, SPIRITUALITÀ E NUOVE TENDENZE DELL’INTRATTENIMENTO NELL’AUTUNNO DI GERUSALEMME.

Benvenuti nella città che non si finisce mai di scoprire.

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Da settembre a novembre Gerusalemme è puro dinamismo.

Una vitalità che affonda le proprie radici nel melting pot culturale che da sempre la caratterizza e che oggi ne riscrive un'identità che non si esaurisce in storia e religione.

La solennità delle celebrazioni del calendario ebraico in questo periodo affascinano inevitabilmente coloro che vogliono prendere parte alle tradizioni che ne regolano i ritmi di vita. Le festività scandiscono un processo di risveglio spirituale durante tutto l'anno che coinvolge i fedeli attraverso il riposo dalla quotidianità non solo durante lo Shabbath ma anche in occasione delle celebrazioni più specifiche.

La prima festività del calendario ebraico tra settembre e ottobre è Rosh ha-Shanà, il capodanno ebraico, un momento che ha a che fare con il rinnovamento del proprio credo durante il quale si suona lo Shofàr, strumento a fiato costituito da un corno di montone, attraverso cui richiamare i fedeli alla riflessione e al pentimento.

Segue cronologicamente la ricorrenza di Yom Kippùr che ogni ebreo, anche quello meno osservante delle pratiche religiose, ricorda di celebrare. Sinonimo di raccoglimento, silenzio e digiuno che coinvolge tutte le attività… persino l'aeroporto internazionale!

La sera stessa in cui termina Kippùr si inizia l'edificazione con rami e frasche della sukkà, emblema di Sukkòt, la festa delle capanne. In un'atmosfera gioiosa, completamente diversa dalle precedenti, si commemora la precarietà dell'esistenza attraverso la costruzione delle tipiche sistemazioni del popolo ebraico durante la quarantennale peregrinazione nel deserto. A Gerusalemme Sukkòt di ogni genere e forma rallegrano il paesaggio urbano spuntando qua e là su terrazze, balconi e giardini. Al loro interno le famiglie si riuniscono per mangiare insieme.

Ma l'autunno in città è sinonimo anche di imperdibili appuntamenti che coinvolgono tanto le arti quanto la gastronomia.

In un'area così spazialmente complessa, la cui carica simbolica è stata spesso fatta coincidere con i luoghi di culto, la varietà di tesori architettonici e spazi privati normalmente chiusi al pubblico non potrà che stupire il viaggiatore durante il festival Open House Jerusalem di ottobre. Dopo metropoli mondiali quali New York, Dublino, Helsinki, Oslo, Barcellona, Roma, Melbourne, Chicago, Atene e Milano, l'evento, svoltosi per la prima volta nel 1992 a Londra da un'idea di Victoria Thorton, ha luogo con successo anche nella città israeliana. Le porte per i più curiosi si sono aperte su eleganti ville urbane, loft di design, sinagoghe con peculiarità uniche, edifici pubblici dallo straordinario valore architettonico, costruzioni inusuali e giardini. Le visite gratuite sono guidate da architetti, proprietari di immobili, amministratori istituzionali e molti altri che vivono e respirano una città di cui vogliono rivelare le sfaccettature meno conosciute di un tessuto urbano millenario.

Altro suggestivo percorso di scoperta incredibile che unisce passato, presente e futuro della capitale è quello offerto da Open Restaurant Jerusalem, analogo evento food a novembre. Anche la cucina è specchio delle oltre ottanta nazionalità che convivono in quest'area: mangiare in questo crogiolo di culture equivale a vivere esperienze culinarie le cui radici nascono nel bacino del Mediterraneo e nei paesi limitrofi, ma anche nell'est e nel centro Europa. Tradizioni che sono state rispettate, ma anche rivisitate, dalle diverse generazioni che si sono susseguite e che hanno trovato il loro spazio nei numerosi ristoranti della città, da quelli più raffinati ai locali a gestione familiare. Meta gustosa per gli amanti dello street food cittadino, sicuramente, il mercato di Mahane Yehuda , particolarmente animato anche di sera.

Dopo l'autunno, per non perdere il ritmo le scommesse dell'intrattenimento seguono le note della musica con il Jerusalem Jazz Festival e la Settimana Internazionale della Danza .


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